Pisa 1986: il primo collegamento ad Internet d’Italia

Stefano TrumpyInizia l’era dell’internet delle cose e avremo frigoriferi, piante, mucche, biciclette collegati ad Internet. Ma tutto questo, per l’Italia, è partito da Pisa “appena” 30 anni fa. Era il 30 aprile 1986 quando venne effettuato il primo collegamento italiano alla grande rete (che allora si chiamava ancora ARPAnet). Non eravamo indietro: si trattò del quinto collegamento mai effettuato in Europa.
Gli esploratori erano quelli del Cnuce, il Centro nazionale universitario di Calcolo elettronico del CNR presso l’Università di Pisa, che utilizzarono un collegamento satellitare al sistema Satnet con una linea da 28 kbs, che oggi fa sorridere. Un anno dopo nel 1987 sono stati creati i domini nazioni, .it per l’Italia la cui gestione fu affidata proprio a Cnuce. Fino al quel momento esistevano solo codici numerici per raggiungere i vari nodi della rete, una grande tabella con gli indirizzi IP, in fondo in tutto il mondo erano solo qualche centinaia e si consultava questo “elenco telefonico” di Internet.
In quel gruppo d’avanguardia del Cnuce spiccava Stefano Trumpy.

“All’inizio, negli anni ’80 Internet ha trovato molte resistenze da parte delle compagnie telefoniche e più in generale in Europa, che era legata ad altri modelli di rete – racconta Trumpy – fino alla seconda metà degli anni 90 è stato così, solo quando Internet è diventata un fenomeno mondiale esplosivo, dopo il 1995, l’atteggiamento è cambiato”.

Oggi le cose sono diverse, alla rete si affida quasi qualunque compito e in futuro saranno sempre di più e ancora più cruciali se è possibile… “Internet è ormai considerata “infrastruttura critica” da parte dei governi – afferma Trumpy – e le società avanzate come la nostra saranno sempre di più dipendenti dalla accessibilità e robustezza della rete, ma soprattutto dai servizi che questa permette di rendere disponibili al vasto pubblico”.

Ma a chi spetta governarla, regolarla e fare crescere Internet?

Credo che l’esempio migliore sia quello della foresta pluviale elaborato da Wolfgang Kleinwächter. Nella foresta pluviale un numero incalcolabile di piante e animali vivono insieme in un sistema molto complesso. Una cosa che si può verificare è che la foresta pluviale nel suo complesso non sia gestibile, non sia né governata né controllata, ma possa essere danneggiata o distrutta. Nella foresta virtuale abbiamo una diversità crescente di reti, servizi, applicazioni, regimi e altre proprietà che coesistono in un meccanismo d’interdipendenza reciproca di comunicazione, coordinamento e collaborazione. In questa idea di ecosistema Internet attori con status giuridico diverso, operano su livelli diversi, a livello locale, nazionale, regionale e internazionale, guidati dall’innovazione tecnologica, dalle esigenze degli utenti, dalle opportunità di mercato e da interessi politici.

 

Insomma Internet non si può governare centralmente, ma può essere danneggiata dalle azioni sbagliate dei Governi o delle organizzazioni private?

Con Internet siamo di fronte ad un ecosistema molto complesso che ha un forte e crescente impatto sulla vita di tutti i giorni, oggi su un terzo della popolazione mondiale e in modo crescente negli anni a venire. Il sistema ha una complessità insita molto rilevante e quindi richiede sistemi di governance molto comprensivi e partecipati. La complessità fa sì che occorra intervenire con giudizio poiché le “forme di vita” sono tantissime e bisogna preservare la loro esistenza, così come sono delicati gli equilibri nella foresta pluviale. Bastano poche scelte sbagliate per mettere in pericolo l’esistenza dell’Ecosistema Internet.

 

In questo ecosistema l’Italia, proprio con il suo team, è stata negli anni ‘80 e ‘90 in una posizione di vertice. E oggi? Come siamo posizionati?

Il nostro collegamento continuo dal 1986 è nato all’interno del Cnuce, che poi sarebbe diventato Cnr, quindi in ambito accademico. In questo campo l’Italia non ha mai perso il treno dell’Europa. Dal punto di vista sociale l’Italia ha 30 milioni di utenti, significa che viene utilizzata dal 58% della popolazione, in altri paesi europei i dati sono molto diversi, in Islanda la percentuale supera il 90%, quindi praticamente tutti sono collegati . Bisogna considerare però anche il fattore economico, collegarsi qualcosa costa, anche se poco, e quindi le nazioni più ricche hanno in questo un vantaggio.

 

E cosa potrebbe fare l’Italia per migliorare la diffusione della Rete?

Chiedere. La diffusione di Internet dipende anche dalla domanda, da quanto viene considerata importante dalla società civile. Il modello che bisogna seguire è quello multi-stakeholder, cioè una partecipazione di tutti coloro che hanno interesse alla diffusione delle rete: dai privati, alle aziende fino alle organizzazioni governative e la comunità dei tecnici. Anche strutture specifiche come l’Agid, l’Agenzia per l’Italia Digitale, che, dopo un periodo di difficoltà, sembra ora attivarsi in maniera completa.

 

 

Chi è Stefano Trumpy

Livornese, laureato in ingegneria, dirigente di ricerca del CNR. Negli anni ‘70 si è occupato di sistemi di controllo satellitare e ha svolto la funzione di direttore delle operazioni di volo (satellite SIRIO) presso il Goddard Space Fligth Center della NASA nel pioneristico impianto delle telecomunicazioni spaziali italiane. Responsabile della introduzione dell'Internet in Italia come direttore (dal 1983 al 1996) dell'Istituto CNUCE del CNR dove fu installato il primo link permanente alla rete ARPAnet; è stato il primo delegato (dal 1987 al 1999) alla gestione del country code Top Level Domain .IT. Da anni disimpegna una intensa attività a livello internazionale: oggi è il rappresentante italiano nel Governmental Advisory Committee (GAC) della Internet Corporation for Assigned Names and Numbers [ICANN] con la funzione di vice-chairman; responsabile della liaison tra il GAC e il Security and Stability Committee di ICANN; partecipa al processo del World Summit on Information Society (WSIS) nell'ambito
L’Internet italiana compie 30 anni, Stefano Trumpy racconta quel collegamento e il futuro ultima modifica: 2016-04-24T10:00:41+00:00 da Francesco Marino
Depositphoto Agosto 2018

Non rimanere indietro, iscriviti ora

Ricevi in tempo reale le notizie del digitale

Iscrizione alla Newsletter

controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Privacy Policy

Grazie! Ora fai parte di Digitalic!