Siamo quello che ricordiamo

Quello che una persona sa è in fondo quello che ricorda, dalle letture e dagli insegnamenti della vita, dalle esperienze, dagli affetti. Non abbiamo dubbi, il bagaglio culturale di una persona è un grande valore, dipende tutto da quanto è in grado di ricordare, dalla qualità di ciò che ricorda e dal modo in cui usa queste conoscenze per migliorare il proprio comportato, la vita sua e degli altri. Se le imprese sono organismi fatti di reparti come fossero organi, di uffici come tessuti e di persone come cellule, allora anche per loro vale la stessa riflessione.
Un’azienda è ciò che ricorda, quanti dati riesce a gestire, in che modo questi influenzano il suo comportamento di mercato. Lo storage insomma è il bagaglio culturale di un impresa: più grande è, maggiormente questo influenza le decisioni aziendali, più apprezzata sarà l’azienda. Rispetto agli umani le imprese hanno un vantaggio, lo storage può essere infinito, la quantità dei dati nel cervello umano no. Una recente ricerca (che pubblichiamo in questo numero) ha stabilito che la capacità di archiviazione del nostro cervello è pari a 1 Petabyte, che è un’enormità, ma non è l’infinito. Le nuove tecnologie di immagazzinamento dei dati consento invece di avere a disposizione uno spazio senza limiti e una possibilità di analisi mai vista prima. È un’opportunità preziosa, che abbiamo voluto raffigurare con il simbolo dell’infinito realizzato nella colorazione più preziosa, che emerge come il frutto di una serie di calcoli. Perché questo è il risultato a cui bisogna aspirare: avere un bagaglio di informazioni e conoscenze più grande possibile, vale per le persone e così come per le imprese.

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