La memoria è futuro

di Francesco Marino

L’unica cosa per la quale serve davvero la memoria è il futuro.
Quello che si ricorda, quello che si archivia diventa utile solo poi viene utilizzato per quello che accadrà. Sembra quasi un paradosso, ma invece è sempre più vero, perché è cambiata completamente la gestione, l’idea e la costruzione della memoria. Una radicale trasformazione che riguarda le persone e le imprese.

Memoria digitale

Una volta i ricordi erano custoditi spesso solo nella mente, a volto su supporti come foto o lettere, poi anche su supporti digitali. Ma solo di recente la memoria è diventata una materia condivisa. I ricordi non sono solo per noi, sono di tutti. Ricordare emozioni, avvenimenti pensieri erano tutte attività private.
Ora invece la costruzione stessa del ricordo avviene pubblicamente, ricordiamo in quanto pubblichiamo, perché condividiamo. Le nostre opinioni si formano in quel pubblico diario privato che sono i social network e non c’è nulla di male.
È cambiato il modo in cui generiamo i nostri ricordi, come li costruiamo. Ricordare è condividere, non c’è alcuna differenza, non ci sono barriere.

I tanto criticati giovani che “condividono, ma non vivono” impegnati a riprendere o fotografare un momento più che viverlo, in realtà stanno facendo proprio questo, lo vivono costruendone il ricordo, magari perché nel nostro tempo tutto sembra più volatile e registrandolo si pensa non possa più esser perso.

Digitalic copertina 62 MemoriaDigitalic n 62 – Memoria

Dati per il futuro

Dall’altra parte anche le imprese hanno completamente modificato il proprio approccio alla memoria. Non si archivia più tanto per tenere in deposito quello che si è fatto, i dati che sono stati generarti: si conservano per utilizzare quelle informazioni. Anche nel mondo professionale la memoria serve per il futuro, per utilizzare quelle informazioni e trarne benefici per nuove attività. Una volta i dati finivano in archivio, esattamente come ci finivano i faldoni di carta, al posto dei raccoglitori c’erano le cassette a nastro, ma era esattamente la stessa cosa. Nessuno pensava di andare a prendere quelle cassette, se non per riparare una perdita di dati.
Oggi la gestione della memoria è cambiata profondamente, i dati si raccolgono per usarli, per interrogarli, per trarne idee e risposte. Questa nuova modalità cambia anche le tecnologie utilizzate, i metodi e le procedure. Da qui la vitalità di un segmento che ancora si può chiamare storage ma che è ormai molto di più.

Nella nostra copertina abbiamo proprio voluto raccontare questa evoluzione immaginando una scheda di memoria del futuro, che poi il futuro è l’unica dimensione possibile della memoria.

Digitalic n. 62: La memoria del Futuro ultima modifica: 2017-06-04T16:37:22+00:00 da Francesco Marino
CeBit 2018

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