All’anagrafe è Barbara Selis, in arte è Piparula: illustratrice che trasforma la gente (famosa e non) in personaggi sognanti, semplici eppure ricchi di dettagli. La sua matita (e il suo mac) reiventano un mondo parallelo fatto di disegni, idee e fantasia.

di Barbara Silbe

Foto by QGPhoto  illustrazioni by Piparula

 

 

Piparula - Foto by QGPhoto / illustrazioni by Piparula


Le sue teste sono tonde come un cerchio di Giotto. Con simpatici occhioni diseguali adornati di ciglia che sbattono come quelle di Betty Boop, solo più contemporanee. E poi capelli svolazzanti, braccine e gambette su corpi stilizzati accessoriati di qualche piccolo, determinante dettaglio che spieghi i personaggi di questo circo fatto con una matita. Stiamo parlando delle creazioni di Barbara Selis, in arte Piparula, illustratrice di origini sarde, ma nata e cresciuta in terra sabauda e trasferita poi a Milano dove tuttora vive e lavora. Il suo sito www.piparula.com è un mondo fatto di caricature e rivisitazioni di molte celebrità.
“Disegno dai tempi dell’asilo, è sempre stata la mia passione – ci racconta – anche se gli studi si sono indirizzati verso un liceo scientifico, ho proseguito all’Istituto Superiore di Comunicazione, con specializzazione in grafic design e new visual, in un’ottima scuola che si trovata in piazza Diaz a Milano e che oggi non c’è più”.

Una grafica, quindi?
“Sì, faccio quello di mestiere, anche se Piparula tenta di prendere il sopravvento. Lei è più famosa di me, mi fa divertire un sacco, ha perfino più amici su Facebook e quando firmo col suo nome anche una semplice cartolina o un sms a un amico, vengo subito riconosciuta. Ormai posso dire di avere delle crisi d’identità”. Una sorta di alter ego, insomma. Ride, e riprende il discorso quando le chiediamo la ragione di questo curioso nome d’arte.
“È complicato – ci dice – viene dalla storpiatura di una parola piemontese, “pipaoeuvv”, che definisce le persone succhiauova, cioè con quella bocca a forma stretta in un gesto che le rende antipatiche e immusonite. Ma io in fondo non mi sento così. Poi una mia coinquilina abruzzese, con la quale stavo ai tempi degli studi milanesi, ci ha aggiunto la sua interpretazione fraintendendo il termine. Pensava che per definirmi io avessi detto piparuli, che nel suo dialetto significa peperoni. Mi piacque il suono di quella parola e la adottai, quella è la maternità della mia firma d’arte oggi brevettata”.

E lo stile come nasce?
“I miei primi soggetti spuntano del 2003 – prosegue Barbara Selis – erano molto semplici, scarni, poi ho iniziato a elaborarli in forme più complesse. Tutto ebbe inizio a seguito di un mio stato di disperazione, di difficoltà lavorativa. La mia prima Piparula aveva solo un testone enorme. Ero io piena di pensieri”.

Ma ora non è sempre lei nei disegni?
“No, direi di no. Ed è anche più bello quando piparulizzo gli altri per amicizia o per lavoro” La tua cifra stilistica sembra essere la semplicità “Lavoro usando pochissimi dettagli di sintesi – ci dice – a volte studiando solo una foto cerco di tirare fuori dalla persona una caratteristica fisica, o le sue passioni, gli hobbies, il lavoro, e se la conosco personalmente mi basta anche solo un atteggiamento”.
“La personalizzazione dell’illustrazione è la forza di Piparula – prosegue Barbara Selis– posso produrre magliette, felpe, borse, quadri, ciabattine da mare, cover per cellulari, bomboniere per gli sposi, cose per bambini e gadget di ogni sorta. Sul sito c’è tutto sulle Pipa Creations e i Pipa Prints, biglietti d’auguri, locandine o cartelloni. E poi faccio ogni anno un calendario speciale”.

Piparula - Foto by QGPhoto / illustrazioni by Piparula

Definisca “speciale”, siamo curiosi…
“Il primo – ci svela – è stato quello dedicato alle favole, mi piacque tantissimo realizzarlo. Si intitolava “Pipa una volta”, ogni mese Piparula entrava in un mondo di racconto fantastico: la Pipa addormentata nel bosco, Pipaccetto Rosso, Pipaneve, la Pipa sul pisello. A quell’esordio sono particolarmente legata. Poi ho fatto le rivisitazioni dei telefilm e dei film celebri, piparulizzando ET, Guerre Stellari, Grease, Colazione da Tiffany, Kill Bill, Matrix, poi vennero i quadri dei grandi pittori come Klimt, Dalì, Leonardo o Modigliani. L’arte fu un’esperienza particolarmente intensa e complessa. Il calendario di quest’anno era sulla musica, ogni tavola una band: il Pip’s and Roses, i Pip Pistols, i Pipa Maiden, i Pipvana”.

A cosa è più affezionata?
“Non riesco a fare una vera classifica, sinceramente. Forse a tutto. A casa mia ho appeso Pipa Warhol, mia versione della Marylin multicolore e famosissima, ma è più che altro stata una scelta estetica perché si abbinava bene alle pareti dipinte di giallo. Mi sono divertita anche a reinventare gli ultimi scudetti dell’Inter, squadra del cuore, o i Mondiali di calcio del 2006 e altri sport come Olimpiadi, sci, parapendio, snowboard. Quei disegni sono stati una specie di portafortuna: per i Mondiali mi chiedevano tutti in anticipo la Pipa prima della partita. Infine è importante quello che mi ispira nel vivere quotidiano. Pipa non è ancora entrata in politica, si trattiene per ora, ma lì ci sarebbero molte cose da dire per prendere in giro tutti”

Il suo prossimo lavoro quale pensi che sarà?
“Ho in mente diversi filoni. Uno è quello delle foto celebri, le immagini che i grandi maestri dell’obiettivo hanno realizzato nel Novecento e sono diventate icone. Avedon, Man Ray, Cartier-Bresson, vedremo. Poi vorrei fare i Pipaviaggi, con molti luoghi e culture del mondo, anche questa è una cosa che ho in mente a diverso tempo, ma rimando perché vorrei prima viaggiare un po’, andare sul posto e rendermi conto io stessa di quel che dovrò interpretare. Per le illustrazioni poi, basterà un cappello, un colore, uno sfondo, ed sono già fatte”.
Quando le domandiamo con quali supporti lavora Barbara Selis afferma allegra: “Io sono decisamente una ragazza Apple. Sono una grafica, lavoro con quel sistema operativo e lo conosco bene. Avrei tra le mie ambizioni anche quella di realizzare un’App per vendere le mie cose, la chiamerei “Piparulize yourself”, c’è già un’idea e un mini-progetto dietro: gli utenti potrebbero costruirsi la caricatura scegliendo da molti modelli, visi, pettinature, abiti intercambiabili e disponibili dentro l’applicazione stessa”.

C’è qualcosa di difficile nel suo lavoro?
“La difficoltà – conclude Barbara Selis – arriva spesso quando devo lavorare su cose che mi chiedono gli altri, che non vedo e non immagino immediatamente io. Devo cercare l’ispirazione, questo richiede tempo, però quando arriva, io poi sono velocissima nell’esecuzione dell’opera. E mi ritrovo anche a dover disegnare subito, come fosse un bisogno, fermandomi per strada o dove mi trovo per non dimenticare quel che mi passa per la testa. Una volta ero in metropolitana, dovevo scendere in piazzale Loreto e sono invece finita alle fermate di Sesto San Giovanni, perché stavo disegnando e non mi sono accorta di nulla. È stato imbarazzante, un’amica mi ha presa in giro parecchio. Sono un po’ svampita, come Piparula”.

 

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