#SocialOrg


Innovare significa mettere insieme: integrare pensieri, suggestioni e dati molto diversi tra loro che fanno emergere soluzioni impensabili prima. Poche parole, l’innovazione si fa conversando.

di Alessandro Donadio*

Quando si parla di processi di innovazione quello che si evoca sempre è il momento creativo, quello in cui la persona è attraversata dalla scintilla e vede finalmente ciò che altri non vedono. Ma l’innovazione è qualcosa di ben diverso dal momento Eureka! come tendiamo a pensarlo. Si tratta più spesso di una capacità di integrare suggestioni, pensieri e dati molto diversi fra loro, che fanno emergere soluzioni non pensabili senza questa ricchezza.


Si innova attraverso ridondanza, conversazione permanente e luoghi abilitanti

Su questo tema amo ricordare un bel video Ted di Steven Johnson (“Where the ideas come from”) in cui l’autore presenta una ricerca da lui condotta sulle leve che giocano un ruolo effettivo nei processi di innovazione. Johnson mette subito in guardia contro l’idea di innovazione quale idea fulminante e apre a una prospettiva in cui giocano un ruolo altri fattori determinanti. Il primo è la ridondanza, che però lui chiama senza vergogna: caos. Serve un po’ di caos, un contesto cioè dove le idee circolano senza grande filtro all’ingresso, proprio per generare “scontri” continui fra prospettive diverse. Questo contesto di caos, per le persone e i sistemi sociali, si attiva attraverso la conversazione. I caffè dell’800 sono portati come esempio da Johnson, ma anche i laboratori di ricerca, facendo notare come in quest’ultimi le migliori innovazioni si formino in realtà durante meeting di allineamento piuttosto che quando si è curvi sui microscopi. Quelle dinamiche chiedono poi dei luoghi, spazi comuni in cui agire per potersi esprimere al meglio. Facile notare come queste tre dimensioni (ridondanza, conversazione, luoghi abilitanti) rappresentino il cuore della social organization così come l’abbiamo tratteggiata anche nei precedenti articoli: un luogo abilitante in cui persone in connessione e network scambiano idee e sapere e costruiscono valore insieme.

I luoghi sono per le persone e non il contrario
Ma se quelle sono le leve dinamiche del processo innovativo, chi sono i nodi centrali, gli attivatori? Evidentemente le persone, con la loro motivazione, sensibilità, esperienza. Per le aziende è oggi cruciale pensare a come abilitare ambiti in cui il processo di innovazione si possa esprimere al meglio, ma spesso le soluzioni si traducono in processi stringenti e selettivi, in tecnologie a supporto di scambio meramente documentale, in media di comunicazione per collegarsi senza però reali obiettivi. Quello si cui noto si lavori ancora poco, spesso anche abbagliati dall’idea che le tecnologie in sé faranno la magia di rendere tutti più innovativi, è sull’attivazione delle persone che possono contribuire a dare spinta a questi contesti. La composizione dei team e delle community deve poter essere in parte pensata con maggiore spirito costruttivo; quasi un mosaico di attitudini che messe insieme possono generare effetti. Ci sono molti spunti che arrivano dalla psicologia sociale su come si dovrebbe comporre un gruppo per essere efficace, ma volendo semplificare io penso che in un “innovation community” non dovrebbero mai mancare: – i tecnici. Ok la saggezza della folla, ma questa opera come integrazione di pensiero divergente, non come competente in se. Se dovete costruire una navicella meglio se qualche ingegnere lo prevedete nel gruppo. – gli entusiasti. Sì, servono persone che tengano alto il “volume” delle emozioni, che facciano alzare la testa e guardare un po’ lungo. Altrimenti l’innovazione perde grip e si concentra su singole azioni e quindi problemi. – l’avvocato del diavolo. Certo perché se lasciamo condurre il gruppo all’entusiasta non vedremo per converso i pericoli di certe azioni o scelte. In effetti i due profili sono complementari e si equilibrano molto bene in un contesto di team/community. – l’operativo. Per fare innovazione non basta solo la conversazione alta e destrutturata, bisogna anche programmare, pianificare e fare prove pratiche. Insomma, serve chi “fa andare le mani” alimentando così la logica del “trial and error” cruciale per generare innovazione forte. – l’abilitatore. È un soggetto con l’attitudine a supportare le conversazioni, collegare le idee e le persone fra loro, far notare possibili ipotesi che qualcuno sta formulando senza esserne consapevole. Non si mette mai al centro dell’attenzione, ma è piuttosto una figura che “entra ed esce” facendo piccoli ritocchi alle conversazioni e poi si fa da parte.

La socialorg è il luogo dell’innovazione
Come dicevamo, la socialorg può davvero essere quel luogo in cui ospitare le dinamiche e supportare le persone, i team, le community a fare innovazione così come l’abbiamo descritta qui. Costruire un team connesso, con persone che hanno queste caratteristiche, vuol dire fare del design di interazione sociale e richiede molta consapevolezza. Insieme a quelle attitudini complementari che non possono mancare ricordiamo però che il numero e la ridondanza servono: più persone si possono confrontare con idee innovative e maggiore sarà la possibilità di individuare percorsi nuovi mai esplorati. Ma ricordiamoci che comporre gruppi è un po’ come cucinare. Ci sono gli ingredienti di base, le quantità, le proporzioni, ma sul risultato finale giocano variabili che non sempre puoi governare fino in fondo: tasso di umidità, origine stessa degli ingredienti di base e certamente l’occhio del cuoco. Tutto questo fa sì che dalla carta alla pentola ogni piatto può essere un po’ diverso. Ma in fondo l’innovazione vera avviene, spesso, quando, sbagliando qualche passaggio, creiamo qualcosa di nuovo. No?

*Ha iniziato a lavorare in azienda in ambito organizzazione e HR per poi passare alla consulenza. Appassionato dell’approccio etnologico, affronta l’azienda con un occhio attento alle sue “tribù”: le community. Esperto di Social business e SocialHR è founder del noto HashBrand #socialorg, con cui segue progetti complessi di digital transformation. Il suo blog “Metaloghi organizzativi 2.0” è punto di riferimento di divulgazione sul tema della Social Enterprise.
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Le persone sono gli ingredienti dell’innovazione ultima modifica: 2015-12-06T09:38:31+00:00 da Francesco Marino
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