Ecologia dei Social Media: rendiamo ecosostenibili le nostre timeline

La sindrome da Social-inquinamento provoca disagio. Ecco come riconoscerla e quali sono gli obiettivi da perseguire per rendere sostenibile il nostro ecosistema Social

ZAC!

La sindrome da Social-inquinamento provoca disagio. Ecco come riconoscerla e quali sono gli obiettivi da perseguire per rendere sostenibile il nostro ecosistema Social

di Emanuela Zaccone*

Quante volte avrete visto status su Facebook di amici che si lamentano perché leggono troppi post sull’inaspettata ondata di caldo o non tollerano l’ennesima ricondivisione di quel video che invade le vostre timeline da un paio di giorni? E che dire dei tag su foto di luoghi o eventi a cui non siete presenti, fatti nel tentativo di attirare la vostra attenzione e magari raccogliere qualche like o retweet? Il vostro disagio ha un nome: sindrome da Social-inquinamento.
I Social Media, che pure sono regolati da algoritmi, modalità di funzionamento e regole di business propri, sono alla fine dei conti reti sociali “vive”, che si alimentano e mutano anche in base alle abitudini degli utenti.

Non possiamo scegliere magari dove o con che frequenza visualizzare una campagna di advertising di cui siamo destinatari, ma siamo noi a decidere con chi stringere amicizia su Facebook, chi seguire su Twitter o Instagram e chi aggiungere alle nostre cerchie su Google+.

In altre parole, abbiamo un ruolo attivo nel determinare le caratteristiche della nostra rete e un insieme di strumenti di cui poter disporre per gestirla.

Se ci ritroveremo invasi di status sull’ondata di caldo o commenti sul fatto del giorno sarà perché abbiamo nella nostra rete utenti sensibili a questi temi. E ciascuno di loro, a sua volta, sarà nodo di una rete propria. Pretendere di “regolamentare” contenuti a noi graditi attraverso le lamentele sarebbe come uscire in strada e gridare “allora, la vogliamo smettere di usare tutte queste automobili che inquinano?” e aspettarsi davvero che qualcuno spenga e abbandoni il veicolo in mezzo alla strada per proseguire a piedi.

La verità è che sui Social Media manifestiamo interessi, pareri e idee, che spesso lasciano emergere aspetti della personalità che non conoscevamo quando abbiamo stretto amicizia con una persona o abbiamo deciso di seguirla.

Come fare se il “tasso di inquinamento” raggiunge livelli intollerabili?

Su Facebook le relazioni tra utenti sono reciproche: io e te stringiamo amicizia. Decidere di interrompere questo rapporto diventa dunque pregiudicante non solo per me ma anche per l’altro utente, che non avrà più accesso ai contenuti che decido di condividere esclusivamente con gli amici. Per vari motivi personali, inoltre, togliere l’amicizia viene spesso percepito come un’azione drastica, quasi un affronto. Come fare allora a non vedere più i contenuti pubblicati da quella persona pur mantenendo la relazione di amicizia? Ci sono due strade possibili: definire dei gruppi di amici ristretti e filtrare la timeline visualizzando solo i loro contenuti (soluzione gestibile solo se avete una rete ragionevolmente limitata di contatti), oppure andare sul profilo dell’amico in questione ed eliminare il flag su “Segui” (lo trovate sulla cover foto in basso).

Il discorso cambia invece per Twitter, Google+ e Instagram, tutti canali non caratterizzati da relazioni reciproche: posse seguire qualcuno senza a mia volta essere seguita da quello stesso utente. Qui dunque vi toccherà lavorare maggiormente su una buona organizzazione dei followers e – nei casi di Twitter e Google+ – su una più accurata gestione di liste e cerchie, strumenti utilissimi per filtrare rapidamente utenti e relativi contenuti pubblicati.

E quanto ai “tag selvaggi” in foto, status, tweet e simili?

Tutti i principali canali Social consentono di impostare la privacy in modo tale da poter autorizzare di volta in volta i tag sulle foto o vietarli del tutto.
Facebook, ad esempio, consente anche di controllare la visibilità dei post in cui siamo taggati sulla nostra timeline e di eliminare del tutto il tag. Nulla da fare invece per le mention all’interno dei tweet (non sarebbe neanche nella natura del canale che fa delle mention un suo punto di forza). In questo caso, banalmente, basta non rispondere a ciò che giudichiamo spam.

Infine, dato che parliamo di Social, far notare ai nostri contatti che non gradiamo certi comportamenti non è certo vietato, anzi.

Quali sono allora gli obiettivi da perseguire per rendere sostenibile il nostro ecosistema Social?
Il primo senza dubbio consiste nel cercare il proprio equilibrio: costruite reti che possano generare valore per voi e per chi ne fa parte, luoghi in cui vi sentite a vostro agio.

Secondo: non inquinate. La regola qui è semplice: non fate agli altri utenti ciò che non volete venga fatto a voi, rispettate anche gli altri ecosistemi.
Siete parte di una rete più grande: imparate a migliorarla.

 

*Emanuela Zaccone, Digital Entrepreneur, Co-founder e Social Media Strategist di TOK.tv Ha oltre 7 anni di esperienza come consulente e docente in ambito Social Media Analysis e Strategy per grandi aziende, startup e università. Nel 2011 ha completato un Dottorato di Ricerca tra le università di Bologna e Nottingham con una tesi su Social Media Marketing e Social TV.

Emanuela Zaccone Ecologia


Ecologia dei Social Media: rendiamo ecosostenibili le nostre timeline - Ultima modifica: 2015-08-08T08:01:23+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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