Luluvise, il social network delle donne

I social Network hanno avuto successo perché si sono dimostrati interessanti non solo per un esercito di ragazzi geek, o di nerd. Ma perché anche l’altra metà del cielo ha deciso di entrarne a far parte. Fino ad oggi però tutti (o quasi) i social network sono stati creati da uomini. Contro questa tendenza nasce […]


Alexandra Chong - fondatrice di Luluvise


I social Network hanno avuto successo perché si sono dimostrati interessanti non solo per un esercito di ragazzi geek, o di nerd. Ma perché anche l’altra metà del cielo ha deciso di entrarne a far parte. Fino ad oggi però tutti (o quasi) i social network sono stati creati da uomini.
Contro questa tendenza nasce Luluvise, un social media dedicato alle donne e fondato da una donna: Alexandra Chong.
L’obiettivo di Luluvise è quello di portare online il network tipico delle giovani donne, che condividono idee, tendenze, opinioni con la cerchia delle proprie amiche. La società di Alexandra Chong vuole ricreare sul web questo sistema di relazioni strette fra piccoli gruppi di ragazze.
L’idea è sembrata tanto buona che Passion Capital, PROfounders Capital, e Alexios Vratskides (CEO di Upstream) l’hanno finaziata con un milione di dollari.
La piattaforma aggrega in unico luogo attività come: talking, sharing, gossiping e shopping; unendo email, Sms, istant messaging e web.
Certo sono tutte attività che potrebbero essere svolte anche con Facebook, Goggle+ o Girlsguideto, ma Luluvise è stato progettato appositamente per questo.
La società è nata nel 2010 a Londra da un episodio: Alexandra Chong voleva raccontare alle sue amiche una storia riguardante il giorno S.Valentino, ma alla fine si è ritrovata a mandare vari Sms, email, due telefonate su Skype, quello di cui aveva bisogno era uno spazio privato, ma accessibile dalle sue amiche dove raccontare la sua storia. Così è nato Luluvise, già ora ci si può iscrivere.

A.Chong con David Cameron


Luluvise, il social network delle donne - Ultima modifica: 2011-11-14T14:16:36+00:00 da Francesco Marino
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