Genitori, davanti allo schermo più tempo dei figli, ma è un male?

Tra le ore lavorative al computer e lo smartphone con social media, messaggi, giochi e video gli adulti passano più tempo davanti allo schermo dei ragazzi

Che siano adolescenti o bambini non importa, i loro genitori trascorrono almeno 9 ore al giorno guardando uno schermo, secondo un recente report. E sebbene manifestino preoccupazione riguardo al rapporto dei figli con la tecnologia – preoccupandosi del fatto che possano diventare telefono-dipendenti – molti di loro si vedono come un buon esempio e credono che la tecnologia faccia bene alla vita dei figli.
Il report è stato divulgato da Common Sense, un’organizzazione che si dedica al supporto dello sviluppo del bambino nell’era digitale. Sebbene i ricercatori abbiano già proposto numerosissimi studi che riguardano l’esposizione dei bambini ai nuovi media, questo che vi proponiamo, rappresenta il primo caso in cui vengono sondate le abitudini e le tendenze dei genitori. La ricerca è stata condotta da Micheal Robb che – senza mezza termini – dichiara che i genitori stiano con il naso incollato ai vari schermi lo stesso tempo dei loro ragazzi dai 13 ai 18 anni.
Robb ha commentato “Non stiamo cercando di far sentire in colpa i genitori, ma di renderli più consapevoli”.
Gli adulti presi in esame spesso trascorrono la giornata lavorativa davanti al computer, ma nella media, un campione di ben 1.786 intervistati ha dichiarato di trascorrere soltanto 1.5 ore al giorno davanti ad uno schermo. Il tempo in questione verrebbe impiegato mandando messaggi, giocando, guardando video, cercando in rete oppure con i vari check in via social media, spesso nel corso della giornata lavorativa. Ma chi trascorre più tempo davanti allo schermo? A detta del report si tratterebbe di chi ha un reddito basso e chi non ha una formazione scolastica superiore.

Lo studio esplora la tensione che crea la consapevolezza della natura nociva del trascorrere troppe ore davanti ad uno schermo. I genitori temono che i loro figli possano diventare asociali a causa della tecnologia, ma di pari passo credono che conoscerla e saperla utilizzare sia la chiave della competitività per il loro futuro professionale. Sebbene cerchino di distogliere i ragazzi dal telefono, ammettono di essere i primi a non saper resistere quando sentono una notifica o l’arrivo di una chiamata.

Sotto molti aspetti, i genitori tendono ad avere una visione fin troppo rosea delle proprie abitudini. Circa la metà dei genitori (il 48%) ha dichiarato di messaggiare sul posto di lavoro, mentre il 38% ha dichiarato di utilizzare i social media e il 33% di guardare la televisione. Ma circa due terzi credono che i media non abbiano alcuna influenza sulla qualità del loro lavoro. E il 78% fra tutti è convinto del ruolo benefico delle tecnologie nella vita dei figli.

Altre ricerche hanno dimostrato che sono in molti a ritenersi ben più multi-tasking di quanto in realtà siano. Mentre alcuni sono perfettamente in grado di mandare messaggi e lavorare, altri vengono facilmente distratti e diventano improduttivi o subire emotivamente il contatto con la tecnologia. I genitori non si rendono conto di quante volte interrompano le loro attività ogni giorno anche solo per controllare Instagram, Facebook o Twitter.

E sebbene tutti utilizzino gli smartphone, soltanto il 35% dei genitori ha dichiarato che gli smartphone rendano la vita più semplice.
Quando è stato chiesto di fornire maggiori informazioni riguardo all’uso dei media da parte dei loro figli, circa due terzi dei genitori hanno affermato che i figli disponessero di almeno un dispositivo personale, il 56% ha confermato che i figli avessero un account sui social. L’82% era a conoscenza di cosa guardassero in tv, il 53% su quali siti visitassero e il 40% su cosa postassero via social. Il 67% monitora i figli, controllando regolarmente le chat e quello che condividono via Snapchat, e lo fanno affinché siano protetti, perché la loro sicurezza deve essere anteposta alla loro privacy.
L’80% dice di avere concordato delle regole in riferimento a che cosa si permesso e cosa invece non lo sia, mentre il 40% confessa che la negoziazione dell’uso dei social media è causa di conflitti.
Eppure la preoccupazione più grande riguardo all’uso della tecnologia non è legata ai contenuti, ma all’ossessione da dispositivo. Circa la metà dei genitori teme che social media e smartphone influiscano sulla voglia di fare attività fisica. Il 34% ha dichiarato di credere che i dispositivi interferiscano con il sonno e più della metà (il 56%) ha espresso la preoccupazione che i loro figli possano diventare dipendenti dalla tecnologia.
Circa il 70% dei genitori è d’accordo sul fatto che la tecnologia aiuti nello svolgimento dei compiti scolastici, così come con l’apprendimento di nuove competenze, o conoscere nuove culture o incentivare la creatività. I genitori temono per l’esposizione alla pornografia. Altri ancora sostengono che i social media e gli smartphone non discriminino in alcun modo il benessere emotivo dei figli o la loro capacità di comunicare faccia a faccia (anche se alcuni studi smentiscono fermamente questa convinzione).
A chi volesse assicurarsi che la tecnologia diventi uno stimolo positivo, Robb suggerisce di fruire dei media insieme: guardare lo stesso spettacolo o giocando allo stesso gioco. Viene suggerito di fare delle pause strategiche, di non far utilizzare i dispositivi in auto e, in particolare, di vietare l’uso durante le ore che precedono il sonno.


Genitori, davanti allo schermo più tempo dei figli, ma è un male? - Ultima modifica: 2016-12-07T08:19:29+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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