Coronavirus: arriva la terapia intensiva modulare, il progetto di Carlo Ratti

Il team del noto ingegnere ed architetto italiano ha progettato il CuraPod, un container con due posti letto perfettamente attrezzati e pressione negativa, il primo prototipo a Milano

L’epidemia di coronavirus aggiorna costantemente il numero di contagiati, purtroppo di morti e fortunatamente anche di persone guarite. La situazione in Italia rimane terribile. Con più morti attribuiti al virus di qualsiasi altro paese, il sistema sanitario italiano ha un disperato bisogno di qualsiasi aiuto si  possa ottenere. Ecco perché lo studio di architettura Carlo Ratti Associati ha progettato un’unità di terapia intensiva modulare che può essere facilmente imballata e inviata agli ospedali in difficoltà.

Gli architetti italiani Carlo Ratti e Italo Rota hanno progettato un contenitore per terapia intensiva che potrebbe essere aggiunto agli ospedali che combattono la pandemia di coronavirus. Unità collegate denominate CuraPod, adibite appositamente per disturbi respiratori, o CURA,  Unità di terapia intensiva (ICU) progettate per aumentare la capacità di intervento medico nel paese.

vista esterna unità terapia intensiva modulare

L’obiettivo è che possano essere rapidamente implementati nelle città di tutto il mondo, rispondendo prontamente alla carenza di spazio in terapia intensiva negli ospedali e alla diffusione della malattia“, ha spiegato il team CURA.

La prima unità di terapia intensiva è a Milano

La prima unità prototipo è stata costruita in un ospedale di Milano, finanziata da Unicredit, una delle città italiane con il maggior numero di casi di coronavirus. L’idea è appunto quella di creare “strutture volanti” che potrebbero essere schierate rapidamente, come le tradizionali tende ospedaliere, ma con un alto livello di biocontenimento per prevenire la diffusione del virus.

Le unità avrebbero un sistema di ventilazione che genera una pressione negativa all’interno, una tecnica comune utilizzata in ospedali e laboratori per impedire la fuoriuscita di aria contaminata. I progettisti affermano che le unità sono state progettate per soddisfare gli standard AIIR (Airborne Infezione Isolation Rooms).

Le unità sono veloci da montare, come una tenda da ospedale, ma sicure come un reparto di isolamento, grazie al biocontenimento con pressione negativa“, afferma il team CURA.

Unità di terapia intensiva per coronavirus, due persone per modulo

terapia intensiva modulare

Ognuna delle unità di biocontenimento conterrebbe tutte le attrezzature mediche necessarie per supportare due pazienti in terapia intensiva con coronavirus Covid-19. Ognuno potrebbe funzionare come una singola unità o essere collegata ad una struttura gonfiabile in varie configurazioni per poter creare configurazioni più grandi e multi-letto.

I progettisti prevedono che le unità vengano installate accanto agli ospedali, in spazi come i parcheggi, per espandere la capacità di terapia intensiva o essere schierati come ospedali da campo.

CURA mira a migliorare l’efficienza delle soluzioni esistenti nella progettazione di ospedali da campo, adattandoli all’attuale pandemia“, ha spiegato il team. “Nelle ultime settimane, gli ospedali nei paesi più colpiti da Covid-19, dalla Cina all’Italia, dalla Spagna al Regno Unito e negli Stati Uniti, hanno avuto difficoltà ad aumentare la loro capacità in terapia intensiva per ammettere un numero crescente di pazienti con gravi malattie respiratorie, in bisogno di ventilatori

Qualunque sia l’evoluzione di questa pandemia, si prevede che nei prossimi mesi saranno necessarie più ICU a livello internazionale”

 


Coronavirus: arriva la terapia intensiva modulare, il progetto di Carlo Ratti - Ultima modifica: 2020-03-26T10:30:44+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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