La prima barca a guida autonoma: ecco Mayflower

Dopo le auto senza guidatore, è il turno della barca a guida autonoma. L’azienda inglese Promare vuole attraversare l’Atlantico senza equipaggio

La barca a guida autonoma è l’ultima arrivata nel settore driverless, ovvero quello dei mezzi che si muovono senza la necessità di un autista. O di un capitano in questo caso, dato che la ditta inglese Promare ha intenzione di mettere in acqua la prima barca robot entro fine anno. Alimentata dall’intelligenza artificiale e dall’energia del sole, la Mayflower Autonomous Ship sarà in grado di trascorrere lunghi periodi in mare, raccogliendo dati sull’oceano. Promare ha collaborato con IBM al fine di creare questo mezzo tecnologico che nel nome ricorda la nave inglese che nel 1620 portò i primi pellegrini in America.

Barca a guida autonoma promare_ Mayflower4

La prima barca a guida autonoma

Dalla città inglese di Plymouth, lo stesso porto dal quale salparono i coloni, Promare vuole varare la prima barca a guida autonoma. L’appuntamento è per metà settembre, condizioni dell’oceano permettendo, mentre durante la primavera 2021 dovrebbe avvenire la prima traversata in automatico. Più sicura, flessibile ed economica delle navi da ricerca con equipaggio, la Mayflower di nuova generazione consentirà agli scienziati di raccogliere i dati di cui hanno bisogno senza correre rischi in mare aperto. Informazioni su questioni critiche come il riscaldamento globale, l’inquinamento da plastica degli oceani e la salute di pesci e mammiferi marini saranno raccolti dalla Mayflower Autonomous Ship in autonomia.

“L’esplorazione dell’oceano è laboriosa, costosa e talvolta pericolosa. E con il Covid-19 è chiaro che abbiamo bisogno di nuovi approcci per comprendere e conservare una delle risorse più importanti del mondo” spiega IBM sul proprio sito nella pagina dedicata al progetto con Promare.

Barca a guida autonoma promare_

La barca a guida autonoma nell’oceano

Dato che gli oceani sono molto meno trafficati delle autostrade, i test sulla nuova Mayflower consentiranno di studiare al meglio i movimenti dei mezzi driverless. Rispetto alle automobili robot, come le Waymo di Google che stanno percorrendo i primi chilometri su strada fra molte difficoltà, le barche godono di maggiore libertà. Utilizzando un nuovo e innovativo “AI Captain”, costruito dagli ingegneri di Promare usando l’intelligenza artificiale IBM, la barca può identificare ed evitare i pericoli durante la navigazione. I ricercatori stanno inoltre sperimentando nuovi approcci basati sull’intelligenza artificiale per la raccolta e l’analisi di campioni e dati oceanici. In futuro le imbarcazioni da ricerca autonome, insieme a droni e sommergibili, potrebbero trascorrere fino a sei mesi in mare, generando dati ogni giorno e lavorando con oceanografi ed esperti che si potranno concentrare sull’interpretazione dei dati piuttosto che sulla raccolta degli stessi.

Novità per i trasporti in mare

“Ad oggi è mappato solo il 20-30% del fondale oceanico. L’oceano ha un’incredibile capacità di rigenerarsi, ma a meno che non miglioriamo la nostra comprensione della salute dei mari, sfruttando la tecnologia per aiutarci a farlo in modo sostenibile, rischiamo di innescare una catena di degrado da cui sarà quasi impossibile riprenderci” spiegano i ricercatori della barca a guida autonoma. Il mezzo potrebbe rivoluzionare il mondo dei trasporti, in particolare quello intercontinentale che fa ancora affidamento sulle grandi navi cariche di container. Queste ultime sono inquinanti e pericolose per l’equipaggio; una barca senza necessità di umani a bordo ridurrebbe i difetti notevolmente. Per arrivare alla sostituzione ci vorrà ancora tempo e per ora i tecnici di Promare si concentrano sul primo test in Inghilterra. Pionieri proprio come i coloni che partirono dallo stesso porto 400 anni fa.


La prima barca a guida autonoma: ecco Mayflower - Ultima modifica: 2020-09-07T09:43:34+00:00 da Andrea Indiano

Giornalista con la passione per il cinema e le innovazioni, attento alle tematiche ambientali, ha vissuto per anni a Los Angeles da dove ha collaborato con diverse testate italiane. Ha studiato a Venezia e in Giappone, autore dei libri "Hollywood Noir" e "Settology".

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