Si chiama The Big Data Cure ed è l report commissionato da EMC a MeriTalk, un’associazione americana pubblico-privata focalizzata sul miglioramento dei risultati dell’e-government, per analizzare l’impatto che i Big Data avranno nel settore della Sanità.Il report evidenzia in particolare come le tecnologie emergenti, incluso l’mHealth – ovvero l’utilizzo dei device mobile e wireless per migliorare, i servizi e la ricerca sanitaria – e il Machine-to-Machine (M2M) – le tecnologie utilizzate per raccogliere, monitorare e memorizzare i dati sanitari, senza l’intervento umano – alimenteranno questo cambiamento.Il 63% dei dirigenti sanitari intervistati afferma che i Big Data aiuteranno a monitorare e gestire più efficacemente la salute della popolazione, mentre il 60% ritiene che i Big Data aumenteranno la capacità di fornire cure preventive. Più della metà degli intervistati, il 59%, dichiara che il raggiungimento dei propri obiettivi nei prossimi cinque anni dipenderà dal fatto di saper massimizzare con successo i Big Data.  Lo studio sottolinea inoltre che le agenzie federali intervistate guardano con molto interesse il mondo dei Big Data; una su tre afferma di aver lanciato almeno una iniziativa: in particolare, il 35% dichiara di utilizzare i Big Data per migliorare la cura dei pazienti, il 31% per ridurre i costi di assistenza, il 28% per migliorare i risultati ottenuti e il 22% per aumentare le diagnosi precoci.

Non tutte le agenzie però si trovano nella stessa condizione: meno di una su cinque dichiara, infatti, di essere pronta a lavorare con le tecnologie abilitanti per i Big Data; pochi hanno investito in sistemi IT/soluzioni per ottimizzare il data processing (34%), preparato il personale IT a gestire e analizzare i Big Data (29%) o a sensibilizzato il management rispetto alle tematiche Big Data (29%).R ispetto alle tecnologie M2M, il 15% degli intervistati dichiara di averle implementate, il 53% prevede invece di farlo nei prossimi due anni. Gli intervistati pensano che queste tecnologie miglioreranno significativamente la cura e il monitoraggio remoto dei pazienti.

Esiste però una sfida da affrontare: la protezione dei dati dei pazienti. Nonostante questo, nove intervistati su 10 giudicano positivamente l’impatto che queste tecnologie avranno nel settore healthcare.

“I dati emersi da questo studio americano, Paese da sempre in grado di anticipare le nuove tendenze tecnologiche rispetto al resto del mondo, fanno riflettere sul futuro che l’utilizzo di tecnologie per la gestione dei Big Data in ambito sanitario potrebbe avere anche in Italia. Nel nostro Paese, il tema dell’efficienza nel campo della Sanità è cruciale, ma non solo. Sono convinto che l’implementazione di iniziative legate ai Big Data in ambito healthcare potrebbe aiutare significativamente le Aziende ospedaliere e gli Istituti di Ricerca ad intervenire efficacemente nello studio e nella cura di patologie croniche, con l’obiettivo di migliorare la qualità del servizio sanitario nazionale apportando notevoli e concreti benefici ai cittadini”, ha dichiarato Marco Fanizzi, Amministratore Delegato e Direttore Generale di EMC Italia.

 

1 “The Big Data Cure” si basa su un sondaggio online realizzato nel mese di gennaio 2014 su 150 dirigenti federali degli Stati Uniti d’America, focalizzati su sanità e ricerca sanitaria. La relazione ha un margine di errore di + / – 7,95 per cento a un livello di confidenza del 95%. Per scaricare lo studio completo, visitare il sito www.meritalk.com / bigdatacure .

I Big Data che ti curano ultima modifica: 2014-03-25T16:49:49+00:00 da Francesco Marino
Oracle

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