Il pesce robot alimentato da sangue hi-tech

All’università di Cornell hanno creato un pesce robot che si muove liberamente grazie a un fluido che fa da batteria, un sangue hi-tech che lo alimenta

Un pesce robot con sangue tecnologico in grado di fornire energia: quello che sembra essere uscito da un film di fantascienza con tendenze horror è invece l’ultima scoperta di un gruppo di scienziati americani.

Gli studiosi del dipartimento di Ingegneria meccanica e aerospaziale della prestigiosa università di Cornell nello stato di New York hanno creato un pesce robot in grado di nuotare come un suo simile in carne e ossa. Quello che può sembrare un esperimento strano è invece una trovata innovativa che potrebbe rivoluzionare il futuro delle batterie usate nei prodotti elettrici di uso comune. Merito del sangue tech dell’animale robotico: un fluido innovativo in grado di trasportare energia in tutto il meccanismo.

Pesce Robot

Il Pesce robot con sangue tech che lo alimenta

Il pesce robot ispirato al pesce leone

I ricercatori di Cornell hanno creato una copia di un pesce leone con tanto di pinne e filamenti. Il robot è fatto di silicone, un materiale flessibile perfetto per simulare i movimenti dei pesci sott’acqua.

Al suo interno è stato inserito un sistema ispirato a quello vascolare umano, ovvero con canali in grado di raggiungere ogni estremità del corpo. Il liquido dentro questi canali è il vero protagonista della scoperta: si tratta infatti di un fluido con elettroliti che è stato già soprannominato “sangue tecnologico”.

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Questo liquido fornisce l’energia per nuotare al pesce robot e alimentare tutti i meccanismi presenti al suo interno. Il fluido circolante alimenta le pompe nella coda e nelle pinne dell’animale robotico (dotato di sistemi creati con Arduino). Nei primi esperimenti, il pesce è stato in grado di muoversi per circa 40 ore, un tempo elevato che potrebbe cambiare il concetto di batteria nel prossimo futuro.

Le possibilità del sangue tech

“In natura osserviamo spesso per quanto tempo gli organismi possono operare mentre svolgono compiti sofisticati. I robot non possono eseguire imprese simili per molto tempo e noi volevamo migliorare l’immagazzinamento di energia – ha detto Rob Shepherd, professore associato a Cornell – il nostro approccio ispirato alla biologia può aumentare notevolmente le possibilità energetiche dei sistemi artificiali, consentendo ai robot di rimanere in azione per molto più tempo rispetto al passato. Il sistema vascolare sintetico combina le funzioni di trasmissione della forza idraulica con l’accumulo di energia in un unico progetto integrato”.

Infatti, anche se il robot pesce ha comunque bisogno di essere ricaricato, la durata di funzione del fluido allunga notevolmente le possibilità d’uso di automi simili. Non è difficile immaginare che le scoperte tratte da questo curioso esperimento verranno poi implementate negli oggetti elettronici di uso comune, che in futuro potrebbero avere un liquido tech in circolo in grado di alimentare le loro funzioni.

Sistemi vascolari per l’autonomia robot

La ricerca ha ricevuto molti segnali di interesse dopo essere stata pubblicata sulla rivista Nature.

Finora i sistemi di accumulo dell’energia erano tra i limiti più importanti per l‘autonomia dei robot dato che le loro dimensioni rappresentavano un vincolo difficile da superare per la progettazione di automi. Ora questi ultimi potranno essere creati senza preoccuparsi troppo dello spazio dedicato alla batteria, se il fluido del pesce robot manterrà le promesse dimostrate nell’esperimento a Cornell.

Questo renderebbe i futuri robot più disponili all’utilizzo frequente e limiterebbe la necessità di ricaricarli spesso: una novità che potrebbe avvicinare ancora di più l’arrivo di robot e simili nella nostra routine quotidiana.

Barbara Mazzolai, la robotica ispirata alle piante


Il pesce robot alimentato da sangue hi-tech - Ultima modifica: 2019-06-30T07:43:03+00:00 da Andrea Indiano

Giornalista con la passione per il cinema, le innovazioni, la tecnologia, ha vissuto per anni a Los Angeles da dove è stato corrispondente per diverse testate italiane. Ha studiato a Venezia e in Giappone, autore del libro "Hollywood Noir"

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