Beyond Cleaning di Renato Santinon presentato a Milano: robot, dati e persone nel cleaning professionale, un settore da oltre 600.000 addetti.
Il 28 ottobre, al Museum of Senses di viale Monte Grappa a Milano, Renato Santinon, Director of Planning, Control and Innovation di Dussmann Service, ha presentato Beyond Cleaning, il suo libro su robotica e intelligenza artificiale nel cleaning professionale e nel facility management. In sala c’erano operatori del settore, colleghi e giornalisti; da remoto era collegata Lucia Pallottino, professoressa ordinaria di Automatica all’Università di Pisa e direttrice del Centro di Ricerca “E. Piaggio”, che firma la prefazione. Il dialogo è stato moderato da Francesco Marino, direttore di Digitalic e autore della postfazione. Il tema arriva in un momento preciso: le macchine autonome stanno entrando in ospedali, aeroporti e grandi superfici di vendita, e lo fanno in uno dei comparti più numerosi e meno raccontati del lavoro italiano.

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Una scena alle tre di notte
Il libro si apre in un terminal aeroportuale deserto. Nessun volo, nastri fermi, negozi chiusi; un robot percorre il corridoio centrale mappando ogni metro, incontra una valigia abbandonata vicino al gate 12, rallenta e la aggira. Tre operatori presidiano le zone delicate (bagni, aree food, check-in) e non spingono macchine pesanti: supervisionano e decidono. Su un tablet una percentuale di copertura sale in tempo reale.
La serata è partita da qui, e da un dettaglio che nella scena passa quasi inosservato. Il robot non è l’elemento più nuovo; lo è quel numero che cresce. Un lavoro rimasto per decenni senza misure, visibile soltanto quando manca, comincia a produrre dati. Il titolo del libro allude proprio a questo: quello che sta oltre la pulizia prende la forma di un cruscotto, di una copertura certificata, di una macchina che mentre lava raccoglie informazioni.
La robotica che non sale sui palchi
Quando si parla di robot il dibattito parte quasi sempre dagli umanoidi, dalle dimostrazioni sui palchi e dai round milionari, come quello di Generative Bionics raccontato da Digitalic o le sessioni dedicate alla robotica alla Rome Future Week 2026. Santinon ha scelto il settore opposto, quello in cui la robotica non ha occhi né gambe ed è già dentro i processi. La sua prova non è una demo: è un corridoio d’ospedale, dove una macchina deve muoversi tra le persone e trovare posto in un’organizzazione che esisteva prima di lei.
Tra i casi citati nel libro c’è l’aeroporto di Singapore Changi, dove secondo Santinon una trentina di robot lavorano coordinati da un’unica piattaforma in mezzo a oltre sessanta milioni di passeggeri l’anno; lo scalo ha introdotto nel tempo diversi sistemi autonomi, tra cui le lavapavimenti Avidbots Neo. Proprio sul coordinamento multi-robot si è concentrata una delle domande a Pallottino: che cosa funziona in laboratorio e diventa più difficile in un corridoio pieno di gente. La domanda tocca il suo campo di ricerca, la pianificazione del moto e il coordinamento di sistemi con più robot, su cui la professoressa lavora da oltre vent’anni e da cui sono nate le spin-off Proxima Robotics e X-Star Motion.

Francesco Marino e Renato Santinon
Il dato di Romford: 61, 78, 91
Il numero che, come ha scritto lo stesso Santinon dopo l’evento, «ha fatto discutere» viene dal Queen’s Hospital di Romford, nell’est di Londra. Nella sperimentazione condotta dal trust ospedaliero con Sodexo, la pulizia manuale ha ridotto la carica batterica nelle stanze di degenza del 61%, il robot a luce ultravioletta Xenex da solo del 78%, i due insieme del 91%. Dopo il test l’ospedale ha adottato due macchine, battezzate Rosie e Mavis in onore di due colleghe coinvolte nella prova, come ha raccontato lo stesso NHS Trust.
«Persone e macchine, insieme, arrivano dove da sole non arrivano», è la sintesi di Santinon. Nel suo resoconto il robot porta regolarità, copertura delle superfici e raccolta dei dati; la comprensione del contesto, la gestione dell’imprevisto e l’attenzione per chi attraversa gli ambienti restano capacità umane, e il valore dell’innovazione si gioca nell’integrazione tra le due. Da qui la domanda posta sul palco: se il risultato migliore arriva dalla squadra mista, perché il dibattito pubblico resta fermo sulla sostituzione? Digitalic ne aveva scritto anni fa in termini generali, sostenendo che i robot non vi ruberanno il lavoro; Romford offre una misura concreta di quella tesi in un ambiente in cui l’errore ha conseguenze cliniche.
Quando lo scrubber fa l’inventario
L’altro filo della serata riguarda i dati. Nel 2022 Sam’s Club, la catena di club all’ingrosso di Walmart, ha montato sulle quasi 600 lavapavimenti autonome Tennant già presenti nei suoi punti vendita una torre di scansione connessa al cloud, sviluppata da Brain Corp, che fotografa gli scaffali mentre la macchina pulisce (Supermarket News). Una macchina nata per lavare è diventata, con un accessorio, uno strumento di gestione delle scorte.
La domanda rivolta a entrambi gli ospiti spostava il problema di un passo: se una macchina può contare i prodotti, può contare anche i passi di chi lavora accanto a lei. Dove si mette il limite? In Italia la questione incrocia le regole sul controllo a distanza dei lavoratori, e nel cleaning, dove le macchine operano fianco a fianco con le persone, il confine tra dato di processo e dato sulla prestazione individuale è particolarmente sottile.
Teach and repeat: chi paga l’insegnamento
Molti robot per il cleaning imparano un percorso con il metodo teach and repeat: un operatore compie il tragitto una volta, la macchina lo ripete da quel momento in avanti. In quella sola passata passano nel sistema anni di conoscenza dell’edificio, accumulati camminando: dove si forma lo sporco, quali angoli vanno evitati, quali orari sono critici. Il passaggio richiede un pomeriggio e il sapere resta nella macchina.
La questione posta a Santinon è contrattuale prima che tecnica: quel trasferimento di competenza compare da qualche parte, in un contratto o in un capitolato di gara, e qualcuno lo valorizza? Una domanda analoga, sul versante della formazione, è andata a Pallottino: quanto deve sapere di turni e capitolati un ingegnere che progetterà le macchine dei prossimi vent’anni.

Seicentomila persone e due ore da decidere
In Italia il comparto delle pulizie e dei multiservizi occupa oltre 600.000 persone, per più del 70% donne, secondo i dati citati dalla Filcams Cgil. «Un settore da oltre 600.000 persone merita di essere raccontato con cura», ha scritto Santinon. Nel libro sostiene che i robot sottraggono agli operatori soltanto la parte peggiore del lavoro, la fatica; la postfazione aggiunge una precisazione: a restituire dignità non è la macchina, ma chi decide come usare le ore che la macchina libera. Le stesse due ore possono diventare presidio e competenza oppure due ore in meno da pagare, con lo stesso identico robot.
Pallottino ha posto nella prefazione quella che il dialogo ha chiamato la domanda delle domande: come usare la robotica senza perdere di vista le persone. In un’intervista a La Nazione dopo la nomina alla guida del Centro Piaggio aveva descritto una «società di robot» in cui la convivenza con le macchine dipende anche dall’accettazione delle persone e dalla capacità dei robot di gestire l’imprevedibilità umana. Sul palco la domanda è stata posta in forma più netta: quell’idea si scrive dentro un algoritmo o nelle scelte organizzative che circondano il robot?
Ritorno al gate 12
La serata si è chiusa dove il libro comincia, nel terminal alle tre di notte. L’ultima domanda a Santinon riguardava il gesto che fra dieci anni un operatore farà ancora e che nessuna macchina saprà replicare. Il dato di Romford suggerisce che la risposta non starà in una mansione da difendere, ma nel modo in cui imprese, committenti e progettisti decideranno di comporre la squadra. Quando le macchine che lavorano accanto a noi diventeranno abituali e smetteremo di notarle, l’unica cosa ancora riconoscibile sarà l’idea di lavoro che ci avremo messo dentro.