Il 2186 sarà un anno importante, quello della parità economica tra uomo e donna e della riduzione del divario di genere . A dirlo è il World Economic Forum che stabilisce che ci vorranno ancora ben 170 anni per annullare le differenze di salario e accesso al lavoro, nonostante già oggi in 95 paesi le donne che frequentano l’università hanno superato gli uomini.

di Antonella Tagliabue

Secondo il Global Gender Gap Report 2016 l’Islanda è al primo posto per l’ottavo anno consecutivo con l’87% del gap uomo/donna colmato, seguita da Finlandia, Norvegia e Svezia.
Al quinto posto si trova il Ruanda, mentre il Nicaragua rientra nella top ten dopo alcuni anni grazie ai maggiori progressi in termini percentuali.
Peggiora il dato relativo all’Italia che nel 2015 aveva raggiunto la 41esima posizione mentre ora scivola alla 50esima. Si tratta comunque di un risultato frutto della media tra una discreta performance in termini di presenza politica delle donne e dati pessimi per quanto riguarda la partecipazione economica e l’uguaglianza salariale.
I numeri sembrano dimostrare che solo superando il divario di genere si può essere competitivi a livello globale e crescere.
Forse la miglior prova ce la potrà fornire il Giappone nel corso dei prossimi anni. Il paese storicamente si qualifica in fondo alle classifiche per il gender gap, nel 2016 era al 111esimo posto su 144. Sebbene le donne abbiano accesso a un’istruzione di assoluta eccellenza le porte si chiudono quando si tratta di fare carriera. Ora, a sentire il Primo Ministro Abe, il Giappone sarebbe pronto per una Womenomics che, secondo i dati di Goldman Sachs, comporterebbe un aumento del Pil del 13%.
In occasione del Women20, il G20 delle donne che si è svolto a Bari lo scorso maggio, si è preso l’impegno di ridurre il divario nella partecipazione al lavoro del 25% entro il 2025.
Christine Lagarde, Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale che dovrebbe finanziare programmi di uguaglianza tra i generi, dice che molto rimane ancora da fare ma che ogni donna conta.
Speriamo che il verbo contare sia da intendersi non come transitivo, da qui al 2186, ma come intransitivo. Nel senso di avere e acquisire importanza.

5 cose da fare per ridurre il divario di genere

The Good Men Project è un’iniziativa che vuole stabilire cosa significa essere un “good man” – un buon uomo – nel 21esimo secolo. Ci sono cinque cose che ogni uomo può fare da subito per ridurre il divario di genere.
Intanto iniziare dalle proprie mogli e figlie: non basta incitarle a seguire i propri interessi. Occorre non stare zitti quando viene loro offerta per lo stesso lavoro una paga che è solo il 70% di quella di un uomo.
La seconda azione è non temere di sponsorizzare e sostenere una donna, abbandonando l’abitudine di raccomandare un uomo solo perché il mondo del lavoro è prevalentemente maschile. A seguire occorre permettere alle donne di negoziare la propria retribuzione e fare in modo che siano confidenti nel farlo. La quarta buona azione è quella di garantire gli stessi benefici della maternità alla paternità. Infine aiutare le donne a superare la cosiddetta “sindrome dell’impostore”; la condizione psicologica di chi ha ottenuto successo ma ha il terrore di non meritarlo perché frutto di fortuna, tempismo o fattori esterni. Sembrerebbe che gli uomini infatti si propongano per una posizione professionale laddove hanno il 60% dei requisiti richiesti, mentre le donne lo fanno solo se arrivano al 100%.

Uguaglianza e green economy

C’è chi sostiene che sarà la green economy a dare una forte spinta e chi crede che l’uguaglianza di genere farà bene alla green economy. Intanto perché scegliere il lavoro e il business sostenibile è una nuova opportunità.
Gli esempi virtuosi sono moltissimi. Recentemente in Ghana un gruppo di imprenditrici ha fondato la Ghana Bamboo Bikes che costruisce biciclette in bamboo.
C’è chi oltre all’inventiva e al rispetto per l’ambiente sceglie di metterci anche il coraggio. In India un gruppo di donne ha lanciato l’iniziativa “Green the Red”, per produrre assorbenti ecologici riutilizzabili con l’obiettivo di ridurre la produzione di rifiuti e, soprattutto, fare educazione in azienda, a scuola, nelle riunioni di condominio perché le mestruazioni sono in molti luoghi ancora un tabù.
Sempre in India due fratelli studiosi di biotecnologie hanno trovato la formula per riciclare i fiori usati nei templi in bastoncini di incenso. L’idea originale di trasformarli in compost è stata abbandonata per mancanza di domanda. Ora l’intera produzione di incenso è a cura delle donne degli slum. All’inizio è stato difficile convincere i fedeli a scegliere bastoncini frutto di riciclo. Tutto è cambiato quando si è smesso di parlare di riciclo a favore della reincarnazione, la nuova vita che molte religioni presenti in India contemplano.

divario di genere

5 cose che un uomo può fare per ridurre il divario di genere ultima modifica: 2017-10-11T12:00:13+00:00 da Web Digitalic
Accenture Carmelo

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