Simone Leopizzi è venuto a mancare, improvvisamente, solo qualche giorno fa lo avevamo intervistato, Matteo Ranzi lo aveva incontrato e avevano parlato di social, qui trovate le sua ultima intervista, un piccolo tributo a Simone Leopizzi. 

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Scomparso Simone Leopizzi: l’ultima intervista sui social

Aula stracolma come al solito: retta alta e pochi posti a sedere in questa Università. Entra il professore di Marketing, un cinquantenne brillante che insegna per passione, e sentenzia: “Quando sarete in azienda e vi chiederanno qualcosa di marketing, esiste solo una risposta sensata che il bocconiano deve dare. Cioè: dipende ”. Sono passati vent’anni, ma quell’affermazione è ancora sacrosanta.

di Matteo Ranzi

Pensa ai social: devi essere quasi sempre su Facebook perché il tuo pubblico vive lì; devi realizzare video brevissimi perché l’attenzione nel web è un battito di ciglia; “content is the king” e la forma è secondaria; i tuoi contenuti dureranno per sempre nei social; e via così. Uno sciame di micro regole che formano la guida del Social Media Marketing efficace.Ma in questo momento: le persone sono in transumanza da Facebook a Instagram; le Stories, che durano solo poche ore, ottengono più successo dei post classici; Marco Montemagno posta video di oltre un’ora e ottiene un successo clamoroso; Luis Sal pubblica video poveri come contenuti, ma elaborati come editing e ottiene milioni di view.

Siamo di fronte a un cambiamento epocale che sovverte le regole dei social? Forse no, forse l’unica regola è: dipende. E allora, per capirci qualcosa di più, ho intervistato Simone Leopizzi, frizzante imprenditore ed esperto di Digital Marketing. È molto giovane, ma la sua lunga.

Simone Leopizzi: il ruolo di Facebook

Facebook, che ha avuto la supremazia assoluta per anni, ora è dato da molti come in fin di vita. Sta morendo?

Simone Leopizzi: Facebook quest’anno ha sicuramente accusato diversi colpi tra problemi di sicurezza, fake news e scandali sulla privacy. È normale che tutto questo abbia influenzato il suo posizionamento e la percezione delle persone in negativo. Giusto qualche giorno fa Facebook ha presentato i dati dell’ultimo trimestre: dai numeri e dalla strategia che stanno adottando direi che è tutt’altro che morto, anzi!

Le pagine sembrano nel mirino di Facebook: prima l’algoritmo che ha quasi azzerato la visibilità organica dei post, a breve forse l’impossibilità di fare delle sponsorizzazioni per incrementare il numero di liker. Ha ancora senso avere una Pagina Facebook?

Simone Leopizzi: Mettiamo in chiaro una cosa: Facebook non è gratuito per le aziende. Se hai già un pubblico affiatato riesci a comunicare con la tua audience gratuitamente, certo. Ma se non hai un’audience o vuoi scalare il tuo business allora devi pagare. La Pagina continua ad avere senso se i suoi contenuti hanno un senso e se non restano fini a sé stessi. Presupposto che ci sia una strategia di Social Media Marketing ponderata.

Facebook Workplace stenta ad affermarsi, soprattutto come intensità d’interazione tra membri rispetto a quella ottenibile con un gruppo Facebook. Perché secondo te?

Simone Leopizzi: È dannatamente difficile far spostare gli utenti da una piattaforma a un’altra. Il tema qui sono le abitudini. Se non sei abituato ad aprire una certa app, non l’aprirai mai. Le persone sono abituate ad aprire Facebook frequentemente e, visto che ci sono, interagiscono nei gruppi. Workplace è un luogo differente, con un’app dedicata e che certamente prenderà piede a mio avviso, ma non con lo scopo per cui è stata immaginata. Il social ha creato uno strumento per le aziende, io già dal 2016 lo vedevo come una piattaforma fatta e finita per le community, una sorta di forum 2.0. Ma solo se la community crea il giusto valore.

Simone Leopizzi: Instagram

In molti puntano oggi su Instagram come il social che prevarrà nel medio periodo. È una scelta vincente anche per un’azienda?

Simone Leopizzi: Assolutamente sì! Non posso dire se prevarrà per il lungo periodo, ma di sicuro Instagram è uno dei social network perfetti per acquisire nuovi contatti. Grazie alle Stories e a funzionalità come lo Shop integrato, offre la possibilità di semplificare e velocizzare la customer journey ed è utile per creare una relazione con la propria audience.

Cosa deve pubblicare un’impresa che decide di aprire un account business in Instagram: immagini, brevi video o Stories?

Simone Leopizzi: L’unica risposta corretta è sempre la solita: dipende. Dipende dalla nicchia, dal business, dai competitor, dal creator. Comunque, se dovessi suggerire una strategia generica, direi: 1 post foto con uno scatto di altissima qualità ogni 1-2 giorni e tante stories (video) ogni giorno che intrattengano, richiamino all’azione e in cui ci si fa conoscere, mettendoci la faccia. Il tutto con regolarità “militare”.

Simone Leopizzi: social alternativi

Non esiste a oggi un’alternativa valida ai gruppi Facebook. Secondo te altri social introdurranno funzionalità simili che potranno avere il medesimo successo?

Simone Leopizzi: Per me l’evoluzione dei gruppi è Facebook Workplace per le community. Un luogo in cui una community può categorizzare e verticalizzare i temi che vengono trattati. Permette di creare automatismi e integrazioni pazzesche con altri tool e piattaforme ma allo stesso tempo non è un nuovo strumento, perché è sempre Facebook. Le persone sanno perfettamente come si usa.

L’attenzione delle persone nel web dura poco, quindi bisogna pubblicare: video brevi, post brevi e contenuti sintetici. Ma negli ultimi mesi il trend è quello dei video e dei testi lunghi. È una moda passeggera, o sta cambiando qualcosa?

Simone Leopizzi: Non si tratta di moda o trend. Esistono (e sono sempre esistiti) “long content” e “micro content”. Così come esistono piattaforme per gli uni e per gli altri. YouTube è una piattaforma dedicata principalmente ai long content. Instagram invece è più adatta ai micro contenuti. La fruizione di un contenuto è sempre legata all’intenzione e al contesto dell’utente. Esempio: se sono in giro (contesto) e voglio aggiornarmi (intenzione) non guarderò mai un video di 10/20 min, magari leggerò un breve post o guarderò una sfilza di Stories. Se sono a casa (contesto) e voglio imparare qualcosa (intenzione) prediligerò un contenuto più lungo.Video e immagini sono diventati la modalità comunicativa preferita nel web.

Quindi i post testuali sono da dismettere?

Simone Leopizzi: Assolutamente no! I contenuti testuali rientrano nei “long content”. Io personalmente pubblico contenuti lunghi ogni giorno sotto forma di post e sono altamente apprezzati. Oltre a contesto e all’intenzione dell’utente, aggiungo che il contenuto è fortemente legato anche alla predisposizione del creator o dell’azienda. Se non sei bravo a parlare in camera e magari ti piace scrivere, il video non è la tua strada!

Cosa ne pensi del ruolo di LinkedIn: strategico o marginale?

Simone Leopizzi: LinkedIn è uno strumento da molti sottovalutato. In particolare, è un ottimo luogo dove fare personal branding in ambito professionale (cioè per chi vuole raggiungere gli addetti ai lavori del proprio settore) sia per chi cerca lavoro da dipendente che da freelance. Da quando è possibile caricarli nativamente, anche i video sembrano performare bene se il contenuto è interessante.

E i blog se li fila ancora qualcuno?

Simone Leopizzi: Sì, hanno assolutamente senso, in particolare per contenuti lunghi come guide o tutorial (parlo di 5-7.000 parole). Il vantaggio di portare l’utente su una propria property (il sito) è quello di riuscire a tracciare meglio il suo comportamento per poi raggiungerlo con gli strumenti di retargeting messi a disposizione da Facebook and company.
 Luis Sal ha creato un format comunicativo nuovo che sta ottenendo un successo incredibile. Ma se guardi i suoi video, i contenuti non sono così interessanti quanto il modo con cui sono confezionati. Luis stesso indica che il lavoro più lungo e strategico per lui è l’editing.

Il ruolo del contenuto

Quindi, meglio premiare la forma o il contenuto per ottenere visibilità? “Content is the king” o “Content was the king”?

Simone Leopizzi: Se il contenuto dà reale valore all’utente può avere anche una forma meno perfetta. Un contenuto che ha un valore basso, se confezionato nei particolari può comunque ottenere visibilità. Luis crea dei video che intrattengono che molto spesso rientrano nella seconda categoria.

Quali altri social, tra quelli oggi meno conosciuti, potrebbero avere un ruolo determinate nei prossimi due anni?

Simone Leopizzi: Non sono Nostradamus, quindi non posso dirti cosa succederà nei prossimi due anni. Quello che so è che l’esplosione di un social rispetto a un altro avviene essenzialmente in tre casi: quando si parte da un’utilità centrale e solo dopo la si rende social (vedi Instagram che ha reso tutti fotografi “migliori”); quando si introduce una “killer feature” (vedi sempre Instagram con le Stories). O quando un “big social” per qualche motivo muore o si trasforma radicalmente. In ogni caso, oggi, io sto tenendo d’occhio TikTok, Twitch, Medium e Reddit.

Simone Leopizzi dipende

Simone Leopizzi

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