Non solo Greta: gli altri giovani che vogliono cambiare il mondo

Greta Thunberg è il simbolo dell’attivismo ambientalista nel mondo: un vero e proprio fenomeno globale capace di portare in piazza sia i ragazzi che gli adulti. Ma l’impegno dei giovani spazia anche sui temi sociali e politici.

Non c’è solo Greta, sono tanti i giovani che vogliono cambiare il mondo in modo significativo. Negli scorsi mesi in tanti ci siamo occupati di Greta Thunberg, divenuta simbolo dell’attivismo ambientalista nel mondo e un vero e proprio fenomeno globale. Oltre ai suoi discorsi, il suo esempio ha ispirato milioni di giovani ragazzi, portandoli fuori dalle aule scolastiche per manifestare la propria preoccupazione rispetto al clima.

Ma Greta non è la sola teenager che vuole “cambiare il mondo”, come ha recentemente detto la BBC.

Non solo Greta giovani vogliono cambiare il mondo

Malala Yousafzai

 

Non solo Greta: giovani che vogliono cambiare il mondo

Non solo Greta: giovani che vogliono cambiare il mondo: Malala Yousafzai

Cresce infatti una generazione di attivisti giovanissimi, impegnati in politica e nella società.

Oltre a Greta molti conosceranno Malala Yousafzai, classe 1997, che nel 2014 è stata la più giovane persona al mondo ad aver ricevuto il Premio Nobel per la Pace.

La sua storia diviene nota quando a 11 anni inizia a pubblicare un diario anonimo sulla sua vita in Pakistan, sotto il regime talebano.

Nel 2012 è vittima di un attentato da parte di uomini armati, saliti a bordo del pulmino che la riportava a casa da scuola. Viene colpita alla testa ma sopravvive. I talebani rivendicano l’attentato perché secondo loro la ragazza “è il simbolo degli infedeli e dell’oscenità”.

Nel 2013 parla all’Onu – indossando lo scialle appartenuto a Benazir Bhutto – con un appello all’istruzione delle bambine e dei bambini nel mondo.

Emma González

Non solo Greta: Emma González

Giovani che vogliono cambiare il mondo: Emma González

Forse non tutti ricorderanno il suo nome, ma probabilmente anche Emma González non vi è del tutto sconosciuta. Diventa un personaggio pubblico nel febbraio 2018, dopo che un uomo armato aveva ucciso 17 persone all’interno di una scuola superiore a Parkland, in Florida.

Insieme a un gruppo di teenager sopravvissuti, Emma decide di dare vita a una campagna per fermare la violenza collegata alla diffusione delle armi.

La giovane, allora diciottenne, emerge tra i leader del movimento Never Again MSD (dal nome della scuola di Parkland). A marzo 2018 tiene un discorso a Washington in cui legge i nomi dei suoi compagni morti, seguito da un silenzio di quattro minuti, il tempo necessario all’attentatore per portare a termine il suo attacco.

Nello stesso mese, pochi giorni dopo, la Florida ha approvato il Marjory Stoneman Douglas High School Public Safety Act, che allunga i tempi per entrare in possesso di un’arma e alza l’età consentita dai 18 ai 21 anni.

Amika George

Non solo Greta: giovani che vogliono cambiare il mondo

Giovani che vogliono cambiare il mondo: Amika George

Anche Amika George ha ottenuto il sostegno del suo Governo. Nel 2018, la ventenne inglese si imbatte in un articolo che racconta di un’associazione benefica che si occupa di fornire alle donne in diversi Paesi dell’Africa i prodotti per il ciclo mestruale, ma, nel corso degli ultimi mesi, era tornata ad operare nel Regno Unito perché molte ragazze non potevano affrontare la spesa per quegli stessi prodotti.

Amika decide di creare una petizione per chiedere al Primo Ministro Theresa May di distribuirli, senza spese, a tutte le ragazze che avevano i requisiti per ottenere i pasti gratuiti nelle scuole, come misura contro la povertà. Si aspettava di raccogliere dieci firme ma arrivò in poche settimane a circa duecentomila. Nasce così #FreePeriods, un vero e proprio movimento, che alcuni ricorderanno per la protesta fuori da Downing Street, a cui hanno partecipato duemila persone vestite di rosso.

Come conseguenza nel marzo 2019 il Governo inglese ha annunciato il finanziamento per la distribuzione gratuita dei prodotti nelle scuole.

“Per me #FreePeriods ha reso evidente come una singola ragazza arrabbiata può avere un vero impatto politico attraverso l’attivismo, e ha dimostrato il potere di Internet di connettere persone che condividono la stessa idea e la stessa rabbia” ha twittato Amika.

In un’intervista a Vogue ha detto che per alcuni questo nuovo modo di occuparsi di politica e società può sembrare “triste”, ma che nel mondo “ci sono migliaia di ragazzi che si fanno sentire per quello in cui credono. E di certo non si fermeranno”.

 

 

Non solo Greta: Altri giovani esempi

L’attivismo in rete a favore dell’ambiente e della società in questo momento sembra premiare le ragazze. Ci sono moltissimi ragazzi impegnati in buone cause, ma l’immagine mediatica di questi movimenti esalta la figura di queste piccole donne che si battono per il bene comune.

Forse è anche questo a rendere la loro protesta più forte e convincente, per alcuni, e meno credibile per altri, purtroppo.

Nel caso di Amika George tra l’altro si tratta di una battaglia collegata a numerosi pregiudizi a sfondo sessuale, presenti in moltissime culture.

Non è così nel caso di Greta. Che non è rimasta sola. Davanti alla sede delle Nazioni Unite c’è la tredicenne Alexandria Villasenor che sciopera in seguito a un grave incendio in California che le ha fatto capire come l’uomo possa distruggere il mondo. Sempre negli Stati Uniti, c’è Nadia Nazar, 16 anni, che ha fondato Zero Hour, un gruppo che si occupa di giustizia climatica. E molte altre stanno seguendo il loro esempio nel mondo.

Chissà se il fatto di essere donne renda più indigesta la loro causa a molti dei loro detrattori.

Speriamo di no, o forse speriamo di sì. Anzi, ancora meglio. Speriamo che sia femmina.

Non solo Greta: cosa puoi fare tu

Estate plastic free

L’Unione Europa ha da poco approvato la direttiva per la messa al bando di alcuni prodotti usa e getta in plastica, a salvaguardia degli oceani.

Dal 2021 saranno proibiti, tra gli altri, posate e piatti di plastica, cannucce, bastoncini cotonati, sacchetti di plastica e contenitori di polistirolo espanso per alimenti.

Ma c’è già chi si è messo al lavoro. Il Comune di Rimini con un’ordinanza ha stabilito per la stagione 2019 il divieto sulle spiagge “della vendita di bevande in bicchieri di plastica usa e getta e la distribuzione ai clienti di cannucce in plastica”. Si tratta di una delle prime spiagge in Italia a sposare la logica plastic free, con un notevole impatto, dal momento che Rimini è il quinto Comune in Italia per presenze turistiche (7,3 milioni nel 2017).

#trashtag challenge

Sui social network negli ultimi tempi impazzano le sfide: da quelle altruiste come l’IceBucket a quelle più vanitose tipo il “come eravamo” 10 anni fa.

Da qualche tempo è arrivata anche in Italia la Trashtag Challenge, lanciata a Phoenix in Arizona da Byron Román, 53 anni.

L’idea è quella di armarsi di buona volontà e pulire uno spazio pubblico. Occorre postare l’immagine sui social del “prima” e del “dopo”, utilizzando l’hashtag #trashtag.

L’hashtag era già girato nel 2015 ma da quando Byron l’ha ripreso, il 15 marzo 2019, più di quattrocentomila scatti sono stati postati su Instagram e Twitter. In Italia la sfida è appena partita, ma facendo una veloce ricerca con gli hashtag #immondizia e #spazzatura è facile farsi un’idea di quanto si possa fare anche da noi.


Non solo Greta: gli altri giovani che vogliono cambiare il mondo - Ultima modifica: 2019-06-18T18:08:02+00:00 da antonella.tagliabue

Giornalista, collabora con numerose testate sui temi del non profit e della sostenibilità quali Il Sole 24 Ore, Metro e Digitalic. Managing Director e Senior Advisor di Un-Guru, coordina il team di Un-Guru per i progetti di responsabilità sociale e ambientale di impresa, non profit e di sviluppo sostenibile, ed è responsabile dell'area marketing e comunicazione. Coordinatore e docente del Master per il Non Profit de Il sole 24 Ore, docente per il Master di Marketing e Comunicazione Ambientale di CTS, oltre che per numerose Università

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