Digitalic X 2017 – Studi TV RAI

Digitalic X 2017 – Studi TV RAI

Digitalic X 2017 è stato un evento unico con ospiti di incredibile spessore e un team eccezionale che ha saputo realizzare qualcosa di davvero raro.

 

Qui lo Storify di Digitalic X 2017

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Gli ospiti di Digitalic X

Luca Parmitano, Astronauta
Piergiorgio Odifreddi, Matematico e saggista
Barbara Mazzolai, Scienziato
Rudy Bandiera, Blogger
Pepper, Robot relazionale
Paola Marzario, Fondatrice e Ceo di Brandon Ferrari
Pietro Paganini, Economista
Francesca Moriani, Ad di Var Group
Moseek, Band Musicale

I commentatori ufficiali di #DigitalicX

Annalisa Monfreda, Direttore di Donna Moderna
Settimio Benedusi, Fotografo
Franz Russo, Blogger

Presenta Francesco Marino, fondatore di Digitalic

Digitalic X, i dettagli

Digitalic X è un evento unico che si tiene negli studi TV Rai il 25 maggio dalle ore 15.00

Il tema di questa edizione è “Social Innovation”.

Le personalità più influenti del mondo della cultura, della tecnologia, delle startup, dell’università, dei social network, racconteranno sul palco la propria storia, quello che hanno imparato, i trend per il futuro e che cosa significhi per loro innovazione sociale.

Potrete assistere in diretta ad un evento in grado di ispirarvi, farvi pensare ma anche intrattenervi.

Facebook video: il futuro è live e in realtà virtuale

Facebook video: il futuro è live e in realtà virtuale

I Facebook video sono vero nuovo volto del social network più diffuso la mondo. Zuckerberg continua a puntare sui video, ma presto esploderanno i contenuti in realtà virtuale

di Emanuela Zaccone*

Che i video siano uno dei contenuti maggiormente fruiti online è un dato di fatto, che ha decretato il successo di piattaforme come YouTube, certo, ma soprattutto che ha introdotto nuove pratiche nella vita e nelle abitudini di ciascuno.

Facebook video live e gli altri

Da Periscope a Facebook Live passando per (il defunto) Meerkat e fino ad arrivare a Snapchat e Instagram Stories, ci siamo abituati a condividere il nostro punto di vista rendendo partecipe chi ci segue di ciò che sta accadendo, qui ed ora. Facebook ha iniziato a puntare sui video in modo crescente dal 2015, con l’autoplay in timeline da mobile e di recente è stato annunciato che i video non solo partiranno in automatico ma saranno anche accompagnati dall’audio, nell’evidente tentativo di spingere maggiormente questi contenuti.

Facebook video anche in Tv

A metà febbraio Dan Rose – VP Partnerships di Facebook – ha annunciato l’arrivo di un’applicazione disponibile inizialmente per Apple TV, Amazon Fire TV e Samsung Smart TV che permetterà agli utenti di guardare sul televisore i Facebook video salvati. L’obiettivo è sempre lo stesso: spingere gli utenti a guardare di più e più a lungo. La possibilità – attiva anch’essa relativamente da poco – di ridurre il video a picture-in-picture e minimizzarlo, come già consentito ad esempio da YouTube, va proprio in questa direzione. D’altra parte la forte spinta sulla componente video ha ovvi obiettivi di monetizzazione.

Accentrare l’esperienza su Facebook video

Se infatti non si arrestano gli investimenti sul fronte digital, diventa fondamentale per un ecosistema come Facebook, e i Facebook video, accentrare l’esperienza utente consentendone una migliore profilazione e quindi accrescendo la propria base dati sfruttabile in ambito advertising.
Già a settembre 2016 Facebook aveva dovuto rivedere le modalità con cui venivano misurate le visualizzazioni dei video – che omettevano quelle inferiori ai 3 secondi, gonfiando la durata media delle altre -, contemporaneamente è stato necessario migliorare tutti gli analytics forniti agli utenti, integrando anche quelli relativi ai live videos. A partire da questi ultimi, è stato rivisto anche il modo in cui i video vengono distribuiti e la loro rilevanza calcolata dall’algoritmo sulle nostre timeline. Come annunciato a gennaio 2017, viene accordata maggiore rilevanza al completamento delle visualizzazioni: in altre parole, un video lungo che viene visto fino alla fine per un certo numero di volte potrebbe ricevere un “miglior trattamento” da parte dell’algoritmo.

Contenuti più lunghi, utenti coinvolti

Facebook video significa contenuti più lunghi e quindi maggiore permanenza sulla piattaforma, quindi migliori performance da rivendere agli advertiser (che chiaramente non dispiacciono neanche agli investitori). Potrebbe anche significare però una maggiore produzione di contenuti long form, che avrebbe un impatto sulle nostre abitudini e sulle tipologie di contenuti stessi. Ma al di là dei video generati dagli utenti, cosa accade sul fronte dei diritti di trasmissione, ad esempio, di eventi sportivi?

Lo scontro Facebook vs. Twitter

È questo il terreno di gioco su cui si scontrano Facebook e, in particolare, Twitter: se quest’ultima infatti sembra aver trovato soprattutto nell’accordo con Nfl e nella recente attività per gli Australian Open un po’ di respiro per tirare su i dati d’uso della piattaforma, Facebook – dopo i costosi accordi pubblicitari dello scorso anno con diversi sportivi (tra cui Phelps) per l’adozione di Facebook Live – è passata più volte al contrattacco acquistando i diritti per diversi match. L’ultima notizia mentre scriviamo è quella dell’accordo con Univision per la trasmissione di una serie di partite del campionato di calcio messicano.Quando si parla di video su Facebook (inteso come ecosistema, quindi comprensivo di Instagram) sono dunque almeno tre i potenziali impatti di cui dovremmo tenere conto:

1. Abitudini degli utenti:
ci siamo abituando a mostrare su Live le nostre esperienze, senza filtri, aperte a tutti. Stiamo producendo narrazione.

2. Rilevanza in termini di investimenti:
un ecosistema che attrae utenti profilatili è una miniera d’oro che potrebbe modificare gli equilibri degli investimenti tra i diversi media come li abbiamo conosciuti finora.

3. Impatto sui media:
da tempo la TV è sempre più ridotta a device, schermo tra gli schermi. Attendiamoci che in futuro i diritti di certe trasmissioni siano venduti non solo per la TV ma anche per i canali social. E non dimentichiamo Oculus, altro importante asso nella manica di Facebook. La realtà virtuale non è un futuro troppo lontano ma un presente ancora scarsamente distribuito: quanto passerà ancora prima di fruire i contenuti in realtà virtuali? Siate pronti.

RISORSE

1. Abitudini degli utenti, attrazione degli investimenti pubblicitari e impatto sui media: che ruolo hanno i video e il loro consumo su Facebook nel ridefinire questi aspetti? Cosa dovremmo aspettarci nel prossimo futuro?

2. I video su Facebook
vengono premiati dall’algoritmo in maniera proporzionale
al completamento della loro fruizione. Il successo dei long form content è quindi ineluttabile?

3. La realtà virtuale non è un futuro troppo lontano ma un presente ancora scarsamente distribuito. Cosa accadrà quando avremo la possibilità di essere “presenti” in campo mentre guardiamo le partite o di stare in studio durante un reality?


*Digital Entrepreneur, Co-founder e Social Media Strategist di TOK.tv. Ha oltre 7 anni di esperienza come consulente e docente in ambito Social Media Analysis e Strategy per grandi aziende, startup e università.Nel 2011 ha completato un Dottorato di Ricerca tra le università di Bologna e Nottingham con una tesi su Social Media Marketing e SocialTV.

ParlAI: chatbot meno robotici con l’AI di Facebook

ParlAI: chatbot meno robotici con l’AI di Facebook

Il nuovo sistema Facebook, denominato ParlAI, è il tentativo da parte di FAIR di rendere i bot sempre più intelligenti.

Il Facebook Artificial Intelligence Research group (FAIR) ha annunciato una nuova iniziativa che unisce AI e messaggistica. Un nuovo “laboratorio” online permetterà a chiunque di testare e di utilizzare i set di dati disponibili pubblicamente per migliorare i propri sistemi di dialogo AI.

Estraendo i dati da più di venti dataset che Facebook mette a disposizione, la speranza è che si possano costruire sistemi di dialogo multifunzione derivanti da tutti i set di dati diversi. Questa operazione non aiuterà soltanto i bot di AI essere più funzionali, ma permetterà anche una migliore “formazione” dialogica da parte dell’AI in modo da imparare sempre più velocemente e comunicare in modo più umano rispetto ad ora.

ParlAI non è destinato esattamente allo sviluppo di bot bensì è indicato per allenare i sistemi di dialogo a migliorare. In questo modo, quando verranno impiegati per interagire con gli esseri umani reali, saranno non solo più intelligenti, ma converseranno in modo più naturale. Un altro aspetto importante di ParlAI è che si collega direttamente a Amazon Mechanical Turk in modo da poter fare in modo che gli esseri umani possano testare direttamente il codice.
Per chi fosse interessato al dialogo AI, ParlAI è già presente su GitHub, ma il team di sviluppatori avvisa che c’è da aspettarsi che vengano riscontrati alcuni bug, in quanto si tratta ancora di un rilascio beta. Ci vorrà del tempo prima che la ricerca e il test derivanti da questo progetto rendano le conversazioni con i chatbot e con gli altri sistemi di intelligenza artificiale più naturali, ma questa iniziativa potrebbe rappresentare un passo importante per Facebook M, Google Assistant, Siri e Alexa.

Andrea Galeazzi: un’intervista in 9 domande

Andrea Galeazzi: un’intervista in 9 domande

Andrea Galeazzi è quella che si chiama una web star: 230.000 iscritti in YouTube, 133.000 fan in Facebook, 32.000 follower su Twitter e 51.000 in Instagram, questi i numeri del suo successo.

di Matteo Ranzi

Andrea Galeazzi, l’incontro

Come sarà dal vivo una Web Star? Mi immagino un personaggio alla Gué Pequeno o un super nerd. Uno che va in fissa con la Seo e con un arsenale di strumenti web per massimizzare le performance dei suoi contenuti. Uno con una schiera di collaboratori che gestiscono, a suo nome,
i rapporti con i fan. E invece no.
Andrea Galeazzi è un architetto quarantenne amante delle auto e della tecnologia. Un ragazzo che passa giorni a testare i prodotti prima di dire in rete cosa ne pensa in modo chiaro e diretto. Perché mette passione e serietà al centro della sua attività. Va subito al punto, senza fronzoli e si disinteressa della Seo per creare i contenuti. E così, con le sue recensioni, crea fiducia e diventa un riferimento per decine di migliaia di persone. Insomma, un ragazzo normale che si è inventato un secondo lavoro per liberare la sua passione. E lo fa talmente bene che è diventato una Web Star. Ecco cosa mi ha raccontato.

1. Come avviene la scelta dei prodotti di cui parli: ti basi sulle novità di cui si parla in rete, ti contattano i brand e te li mandano da testare, scegli tu in base a ciò che più ti attira, o altro?

Andrea Galeazzi: È un mix. In gran parte la passione mi porta a voler provare gli ultimi prodotti usciti. Ho la gran fortuna di avere contatti con praticamente tutte le aziende tech e provare molti prodotti in anteprima. Fondamentalmente è il fiuto per quello che tirerà che mi guida.
Capita però che siano gli utenti, i follower, a segnalarmi prodotti interessanti o anche solo molto “strani”.

2. Quanto è importante la Seo nella creazione dei tuoi contenuti? È la stella cometa secondo cui scegli come impostare video e post, oppure è un’attività a completamento di ciò che produci?

Andrea Galeazzi: Mai pensato alla Seo nella produzione dei miei contenuti e forse è per questo che vengono tanto apprezzati. Ultimamente sto lavorando di più su miniature e titoli dei video su YouTube, ma cerco di essere sempre coerente… odiando i titoli clickbait.

3. Il tuo è un approccio multicanale, da manuale. Ma nel raccontare un prodotto tecnologico, su quale canale ti focalizzi di più e perché?  

Andrea Galeazzi: Sicuramente sul video e, di conseguenza, su YouTube. Fondamentalmente perché amo parlare e odio scrivere e poi ritengo che un video riesca meglio a far passare sfumature difficilmente trasmissibili con le sole parole. Senza i toni, i gesti, le espressioni del volto è tutto più difficile.

4. Nei tuoi video sei maledettamente efficace. Quali sono i tuoi ingredienti segreti, a parte l’eccellente protagonista?

Andrea Galeazzi: Andare al punto senza troppi giri di parole. Dire chiaramente i punti di forza e di debolezza di un prodotto e poi cercare di evidenziarne le particolarità.

5. Ok Andrea, inizio oggi: ho un blog e i relativi canali social, ho gli strumenti per le riprese video e tanta voglia di raccontare. Posso rimanere uno tra i tanti o avere successo in termini di visibilità e fan. Quali sono i 3 consigli per riuscire a farcela? 

Andrea Galeazzi:
1. Metterci passione
2. Non avere paura di metterci faccia e opinioni
3. Frullare un iPhone

6. Tutti si chiedono quanto guadagna Andrea Galeazzi. Domanda secca: qual è il modello di business della tua attività?

Andrea Galeazzi: Premessa: per me è un secondo lavoro. Di professione faccio (ora un po’ meno) l’architetto, abilitato con tanto di studio e iscrizione all’ordine. Per scelta, per ora, non ho pubblicità sul blog. Chi mi ha fatto il sito e continua a mantenerlo è un amico “cantinaro”. Le visualizzazioni su YouTube si monetizzano, sia in maniera diretta che indiretta con collaborazioni, ma le recensioni non sono mai a pagamento e, soprattutto, quando un video è sponsorizzato, è dichiarato.

7. I tuoi video, post e immagini ottengono un gran numero di commenti. Usi degli strumenti specifici per riuscire a gestire il dialogo con il tuo pubblico?

Andrea Galeazzi:Sì: pazienza e tempo. Non ho né bot, né collaboratori, né staff. Tutte le risposte sono mie. Ho provato a inserire una persona ma gli utenti hanno subito capito che non ero io dietro alla tastiera… mi conoscono troppo bene.

8. Quanto conta la fase di analisi dei dati che produce la tua attività, per scegliere cosa raccontare e come raccontarlo nei post successivi?

Andrea Galeazzi:Tantissimo! Prima di fare un video il prodotto lo provo davvero e sempre per il tempo necessario a capirlo!

9. Lo so, non c’entra nulla: ma quando mi porti a Montevecchia a testare un’auto?

Andrea Galeazzi:Appena mi daranno una Ferrari, così mi dai una mano… a Maranello non ci sentono molto.

Andrea Galeazzi architetto

Nato a Milano il 22 settembre 1973, è un architetto e blogger che lavora nel mondo della tecnologia e dell’automotive. Ha collaborato con Telefonino.net fino al 2013 ed è passato ad HDblog.it dove è rimasto fino al novembre del 2015. Ha contribuito a far nascere HDmotori.it e da gennaio 2016 testa i nuovi modelli di autovetture su automoto.it. Nel 2015 apre il proprio blog omonimo, sul quale cura tutti gli aspetti della sua vita (soprattutto tecnologia e food) e il rapporto con i fan.
il Blog

Andrea Galeazzi Intervista

Risultati finanziari Facebook 2017: $8 mld in 3 mesi

Risultati finanziari Facebook 2017: $8 mld in 3 mesi

Ecco i Risultati finanziari Facebook per il Q1 2017, ovvero i primi tre mesi dell’anno: la crescita dei ricavi di Facebook sta diminuendo lentamente, ma l’attività della società sta crescendo più velocemente rispetto a quanto previsto dagli esperti di Wall Street:

Risultati finanziari Facebook 2017 in numeri

Il social network ha registrato ricavi per 8,03 miliardi di dollari per il primo trimestre del 2017, con un balzo del 49% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno. Gli analisti di Wall Street invece avevano stimato un fatturato da 7,83 miliardi di dollari per questo trimestre, ovvero una crescita del fatturato del 45% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Tempo fa Facebook ha notificato gli investitori riguardo ad un possibile rallentamento dell’attività aziendale, un risultato dovuto non solo ai grandi numeri già registrati, ma anche al fatto che Facebook stia esaurendo il posto per mostrare gli annunci all’interno del News Feed. Un rallentamento, nulla di più che di fronte a risultati finanziari da 8 Miliardi di dollari in 3 mesi, lasciano tranquilli gli investitori.

Nessun rallentamento nei conti economici di Facebook

Ma quel rallentamento non è ancora arrivato, almeno non nel modo in cui si aspettava chi è al di fuori dall’azienda, come si vede dai primi Risultati finanziari Facebook riferiti ai primo 3 mesi del 2017.
Facebook ha anche riportato 1,94 miliardi di utenti mensili totali, pari a circa 80 milioni di utenti dall’ultimo trimestre. Di quante persone connesse parliamo? 1.28 miliardi di utenti attivi ogni giorno. E non mancano i nuovi progetti che promettono di aumentare ancora gli utenti attivi.

Operazioni finanziarie da chiarire

Il COO di Facebook, Sheryl Sandberg, (nella foto) ha rilasciato un commento riguardo al perché la società stia portando avanti alcuni tipi di cambiamenti, attribuendoli alle spese relative alla compensazione azionaria della società.
“L’azione è una parte critica della nostra struttura di compensazione, quindi pensiamo che gli investitori debbano concentrarsi sulle nostre prestazioni finanziarie con una compensazione basata sulle azioni“.

Facebook ha riportato 3,22 miliardi di dollari in “compensazione basata sulle azioni” nel 2016.

Azioni Facebook leggermente in calo

La Sandberg ha aggiunto che il CFO Dave Wehner provvederà a breve a dettagliare ogni modifica relativa ai guadagni dell’azienda .
Intanto, il titolo Facebook è sceso di circa l’1,5 % nel corso dei primi giorni di negoziazione.

Costruire il piano editoriale per il blog aziendale

Costruire il piano editoriale per il blog aziendale

Il Piano editoriale è uno degli aspetti fondamentali per la buona riuscita di un sito web, ma anche della presenza sui social di un’azienda.
Scopri cos’è un piano editoriale, come funziona e come utilizzarlo per migliorare il sito web.
di Emanuela Zaccone

#ARUBAIT, la rubrica realizzata in collaborazione con Aruba.it sui trend più interessanti del mondo della tecnologia e del web. Qui i consigli per costruire un piano editoriale per il vostro blog aziendale (e promuoverlo attraverso i social media)

Piano piano editoriale definizione

Pubblicare dei contenuti online, soprattutto per motivi aziendali o per migliorare il proprio personal branding, è prima di tutto un esercizio di disciplina e organizzazione.

Non basta infatti trovare i temi giusti, creare dei post con belle immagini e quindi pubblicarli, bisogna farlo pensando a come fidelizzare chi legge e massimizzare quindi l’efficacia dei contenuti stessi. Bisogna, in altre parole, disporre di una strategia e creare un piano editoriale che preveda anche la distribuzione dei contenuti stessi.

Quali sono le regole da seguire in un piano editoriale modello?

1. Definire gli obiettivi: perché avete un blog? Che risultato volete raggiungere con i contenuti?
2. Combinare web e social media: il sito web è il luogo che ospita i nostri contenuti, ma i social media sono i canali che danno loro visibilità e che possono innescare circoli virtuosi di traffico
3. Scegliere i temi giusti: è forse l’aspetto più complesso, perché bisogna tradurre valori e mission del brand in tematiche concrete e interessanti per gli utenti. Attenzione: bisogna anche decidere che lunghezza avranno i vari contenuti e definire un tone of voice che, pur rispettando le diverse voice, crei coerenza
4. Scegliere i giusti autori: all’interno di un’azienda sarebbe consigliabile dare voce e più persone, sia per creare maggiore varietà in termini di tematiche, sia per trasmettere la dimensione “umana” dietro il brand e dare dunque visibilità alle persone che ogni giorno, con il loro lavoro, fanno l’azienda
5. Conoscere il proprio target: per chi scriviamo?
6. Misurare tutto: dovete essere in grado di misurare l’efficacia dei contenuti sia sul sito web che sui social media

Una volta che avrete chiari questi punti, potrete procedere con la vera e propria stesura del piano.

Piano editoriale cos’è?

In cosa consiste? È una calendarizzazione ordinata di temi, persone e promozione dei contenuti. In altre parole, dovrete definire chi scrive cosa, quando viene pubblicato e su quali canali viene promosso in base ai diversi obiettivi.
Questo vi permetterà di impostare anche i tempi di consegna e di preparare eventuali materiali di supporto (immagini, video, etc.) create ad hoc.
Non solo, ma vi consentirà di preparare già anche i test da usare per la condivisione dei contenuti del blog sui social media.

La promozione con i social

Ricordatevi che i social media sono mezzi per loro natura rapidi, quindi un contenuto ha un ciclo di vita breve, ecco perché ha senso pianificare più di un rilancio dei diversi blog post, contribuendo così ad “allungarne la vita” e nel contempo sperimentando con diverse fasce orarie per canali quali funzionino meglio per ciascun tipo di contenuto.
I social media inoltre sono uno strumento eccellente non solo per dare visibilità e diffondere i propri contenuti, ma anche per comprenderne l’effettiva ricezione da parte delle nostre reti di contatti. Se infatti è importante tenere traccia dei dati web – almeno di metriche come visualizzazioni e permanenza sulla pagina – bisogna comunque combinarli anche con i dati provenienti dai canali social per migliorare le proprie strategie.

Come si fa il piano editoriale concretamente?

Riutilizzate quello che funziona: quali temi hanno miglior ricezione? È possibile trarne un filone tematico e quindi delle rubriche che fidelizzino gli utenti?
Ragionate in ottica di A/B testing: quando non si è certi dell’efficacia di un contenuto si può o provare a cambiare tema o provare a cambiare le modalità e i tempi di condivisione degli stessi sui social media.
Analizzate quali formati funzionano meglio per i vostri contenuti: i post con soli testi e immagini sono abbastanza efficaci? O funzionano meglio le gallery? Che genere di attenzione ricevono invece i post con dei video?

I dati di engagement dei post sui social media e i commenti ricevuti sono insomma una miniera di informazioni utili per progettare e valutare l’efficacia del proprio piano editoriale, a patto di tenere a mente un’ultima regola, la più importante: non esistono piani perfetti pre-confezionati. L’obiettivo di qualunque azione online deve essere (anche) quello di creare una community, il che significa essere aperti e disponibili al dialogo e al confronto ma anche imparare dalla propria community, creando valore per i suoi membri e dimostrando ad esempio di essere ricettivi ai loro interessi.

Pianifichiamo mettendo in campo i migliori autori con i migliori contenuti possibili per trasmettere i valori del brand, ma facciamolo sempre nel rispetto e nell’ascolto della community a cui i contenuti del nostro piano editoriale saranno indirizzati.

Digitalic X 2017