Il carattere di chi frequenta i social: da Instagram a Twitter by Rudy Bandiera

Ogni social ha le sue specificità, una propria indole, e le presone che li frequentano mostrano atteggiamenti diversi in base alla piattaforma. Rudy Bandiera prende in esame Facebook, Twitter, LinkedIn e Instagram

Ogni social ha le sue specificità, una propria indole, e le presone che li frequentano mostrano atteggiamenti diversi in base alla piattaforma. Per usare questi strumento al meglio bisogna capire le differenze caratteriali ed entrare in sintonia

Di Rudy Bandiera

Nell’episodio precedente di Rudy Rules, prendevamo in considerazione il carattere di 2 social, ovvero LinkedIn e Facebook. Nella fattispecie, in realtà, abbiamo estimato ovviamente in considerazione il carattere delle persone che questi social frequentano: il loro atteggiamento mentale e il comportamento, in particolare.

Il carattere di chi frequenta i social: Facebook lamento

Rudy Bandiera RulesNel parlare di Facebook e cercando di spiegarne il carattere degli utenti, raccontavo la storia di Michele, un mio ex collega di lavoro che aveva un atteggiamento strano, così strano da spingermi a dargli un nome. Lo chiamai “l’effetto Michele”: invece di cercare di migliorare le proprie condizioni di lavoro o di vita, voleva abbassare sempre quelle degli altri.

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Lui non aveva l’aria condizionata nella sua postazione e quindi, invece di battersi per averla, combatteva per farla levare a quelli che l’avevano. Questo è quello che in linea di massima contraddistingue i frequentatori di FB – non tutti ovviamente e per fortuna – ovvero un atteggiamento di sfida verso chi ha di più o chi viene percepito come meglio. Se una cosa non la posso avere io non la devi poter avere nemmeno tu, e che cavolo!

Linkedin “io so io e voi…”

Poi c’è LinkedIn, questo grande fenomeno in esplosione totale e dove le cose si evolvono, a livello antropologico, in modo del tutto diverso, ovvero su LinkedIn le persone non vogliono abbassare la tua condizione ma alzare esponenzialmente la loro – come professionisti – agli occhi di tutti gli altri – i colleghi -. In pratica è come se urlassero in continuazione “EHI VOI, GUARDATE QUANTE NE SO!” in un loop di “tu non sai un cavolo, adesso ti spiego io come stanno le cose”.

Anche qua, ovviamente, sto esasperando le situazioni e il linguaggio solo per dare un senso più pratico al tutto, ma provate a scrivere su LinkedIn che avete fatto una cosa per la prima volta e vi accorgerete subito che decine di persone l’hanno già fatta, meglio e più spesso e più intensamente di voi. OGNI cosa.

Instagram, la realtà parallela

L’impero del bello. Il cosmo del vanesio. La realtà della finzione.

Instagram è senza alcun dubbio il social più evanescente in assoluto, dal punto di vista del contenuto, almeno se si considerano quelli trasversali da un punto di vista di età di utilizzo (non prendo in considerazione TikTok per capirci).

Su Instagram le nostre vite sembrano MOOOOLTO più interessanti, performanti, attive, dinamiche, vive, allegre, rigogliose e piene di quanto non siano in realtà.È bellissimo vedere le persone che si fotografano al ristorante, per poi mettere le foto su Instagram: grandi abbracci, sorrisi, bocche a culo di gatto per poi, subito dopo lo scatto, sedersi placidi ognuno al suo posto e con la faccia seria sul telefono, per postare la foto.Il fine è la foto, il condividere una esperienza straordinaria, anche se non la stai vivendo.

Filtri, Bot, storie che nascono per morire subito dopo: tutto sembra pensato e strutturato per farci apparire molto più fighi di quanto non avessimo mai pensato di poter diventare.Instagram crea realtà parallele belle, spumeggianti e finte.

Il carattere di chi frequenta i social Rudy Bandiera

Twitter Elite

Il social dell’uccelletto blu è quanto di meno social esista al mondo, in assoluto. Quando faccio le mie lezioni in giro per l’Italia (di persone ne vedo circa 15mila l’anno, tra aula ed eventi) chiedo sempre “chi ha Twitter” e in genere uno sparuto gruppo di timide braccia si alza dalla folla. Pochi, ma ci sono. Ma la magia avviene alla seconda domanda, ovvero “ok, e di voi, chi lo usa in maniera proattiva, per creare contenuto e non solo per leggere?” le mani cascano, flosce, come pezzi di stoffa bagnata. NESSUNO.

Ovviamente non è che proprio nessuno usi Twitter per creare contenuto, altrimenti sarebbe chiuso, ma sono davvero pochissimi rispetto alle persone che il contenuto lo leggono e anche questi sono pochini.

In giro per la Rete si dice che il 90% dei contenuti sono generati dal 10% degli utenti e se ciò è certamente vero in linea di massima, queste percentuali si spostano enormemente su Twitter.

E quelli che scrivono, cosa scrivono? Due tipi di persone e di contenuti, sostanzialmente.

Ci sono i politici, i Trump e Salvini di turno che lo usano come una gigantesca, gratuita e veloce sala stampa e poi ci sono quelli che insultano i primi di cui sopra.

Basta.Twitter è un luogo in cui, a causa dei limiti strutturali e di caratteri, la discussione viene resa complicata e quello che emerge è solo il sarcasmo o la battuta al volo.

Le grandi aziende usano Twitter come una vetrina (inutile) e come customer care in tempo reale (utile e interessante alternativa alla vetrina) ma come vedete non in modo proattivo, ma reattivo. Diciamo che questi strumenti ci hanno permesso di diventare quello che avremmo sempre voluto. Ecco, non so se questa sia proprio una buona cosa.


Il carattere di chi frequenta i social: da Instagram a Twitter by Rudy Bandiera - Ultima modifica: 2019-02-23T11:35:53+00:00 da Rudy Bandiera

Rudy Bandiera è il mio vero nome e di mestiere sviluppo strategie e aiuto aziende e professionisti a generare fiducia e a comunicare in modo efficace online. Ho tenuto lezioni, master e seminari un po’ ovunque, tra questi a IED, Ca' Foscari, Università di Pisa, UNIBO e CUOA business school. Ho insegnato “teorie e tecniche di digital public relation” all’Università IUSVE, a Venezia e Verona.

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