Durante i Cannes Lions, Sheryl Sandberg, COO di Facebook, ha dichiarato che in futuro non ci saranno leader donne, ma semplicemente leader.
In altre parole non sarà il genere a distinguere i ruoli, ma il talento. Logico, vero? Eppure la questione è tutt’altro che il frutto di una semplice logica, configurandosi piuttosto come un discorso ancora aperto e particolarmente sentito, soprattutto in ambito tecnologico. Di cosa parliamo infatti quando nominiamo donne e tecnologia? Ho provato a capirlo meglio analizzando circa 22.000 conversazioni Twitter intorno all’hashtag #womenintech (fonte dati: Talkwalker).
Ecco cosa è emerso.

di Emanuela Zaccone

Donne e tecnologia: la programmazione e l’imprenditorialità dominano

Nessuna sorpresa in tal senso: gran parte degli hashtag correlati a #womenintech sono relativi a linguaggi di programmazione o a precise etichettature di gruppo, come #girlswhocode e #womenwhocode. Questi ultimi in particolare risultano largamente usati anche in maniera trasversale alle diverse lingue.
Se la programmazione risulta essere un tema ricorrente, lo è anche l’imprenditorialità, che in effetti fa emergere un gruppo tematico relativo al lavoro in autonomia e al tema delle donne founders. Parlando di startup, d’altra parte, è presente anche un piccolo insieme di conversazioni sulle venture capital
al femminile.
Nota (dolente) a margine: secondo quanto riportato da Fortune a gennaio 2018, appena il 2% di founders donne ha ricevuto fondi da venture capital nel 2017. Non a caso, sono sempre più numerose le iniziative create da donne per finanziare startup
al femminile.
Infine, è evidentemente sentito il tema educativo, con diversi hashtag – da #learntocode a #WomenInStem – che solitamente si accompagnano a contenuti focalizzati sull’esigenza di formare le nuove generazioni di ragazze a mestieri che senza dubbio non sono ad esclusivo appannaggio maschile.

womenintech conversazioni twitter donne e tecnologia

Audience femminile, giovane, a vocazione imprenditoriale

Non stupisce che le conversazioni #womenintech coinvolgano soprattutto le donne. Purtroppo però questo significa che il dialogo è circoscritto a un insieme per certi versi autoreferenziale, con il 60,5% di audience femminile.
In generale quasi la metà degli utenti che usano l’hashtag #womenintech appartiene alla fascia di età 25-34 anni, forse la prima a usare gli strumenti digitali anche per sensibilizzare su certe tematiche e certamente quella che ha maggiormente costruito un racconto dei casi di eccellenza ma anche delle disparità di genere.
A quali ambiti professionali afferiscono inoltre gli utenti interessati al tema delle #womenintech? Si tratta per lo più di imprenditori e imprenditrici ed executive manager.
In altre parole, maggiore è il grado o la posizione professionale, più alta è la consapevolezza della rilevanza di questi temi.

womenintech conversazioni twitter donne e tecnologia

#womenintech : family first

Analizzando le conversazioni e i nuclei tematici più battuti dagli utenti che si interessano “anche” di #womenintech, emerge poi che l’interesse primario è per i temi della famiglia e della genitorialità, seguito da impieghi lavorativi ed educazione.
Non a caso, allora, la rete diventa luogo non solo per discutere di donne e innovazione ma anche di questioni come il
work-life balance, l’impegno a conseguire un migliore equilibrio nella propria vita familiare e naturalmente la ricerca di impiego.
Si parla frequentemente della maggiore esigenza di esortare le nuove generazioni femminili a lavorare in ambito tecnologico, mentre si è acquisita una maggiore consapevolezza della necessità di garantire alle donne anche il rispetto dei propri ritmi familiari senza penalizzarle (non a caso numerose tra le conversazioni analizzate fanno riferimento alla necessità di equiparare gli stipendi tra donne e uomini per le medesime posizioni).
D’altra parte iniziative come 50/50 pledge, Innovation Women o SheTech (per restare nei confini italiani) hanno tra le altre cose l’obiettivo di accrescere il numero di voci femminili agli eventi tech: il racconto e l’esempio sono la base dell’ispirazione.

Riprendendo le parole della Sandberg, ha allora davvero senso ragionare ancora in termini di uomini e donne? Ha motivo di esistere una distinzione tra #girlswhocode e… tutti gli altri (che non hanno manco bisogno di etichettarsi con un genere, sono solo coders)? Probabilmente sì, almeno finché la percezione sarà ancora quella che le donne hanno qualcosa in meno degli uomini. Attenzione tuttavia a non cadere nell’errore opposto, “ghettizzandoci” in gruppi tutti al femminile. Il dialogo si definisce come tale perché coinvolge entrambe le parti: raccontare, ispirare e diffondere l’idea che è al talento che bisogna mirare e non alla selezione di uomini oppure donne deve essere l’obiettivo di un vero dialogo online (e non solo).

Scopri le donne più influenti per il digitale in italia: #Digiwomen2018

IQ Test reti aziendali

Non rimanere indietro, iscriviti ora

Ricevi in tempo reale le notizie del digitale

Iscrizione alla Newsletter

controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Privacy Policy

Grazie! Ora fai parte di Digitalic!