Nuova luce sull’abbandono di Facebook & co da parte dei fondatori di WhatsApp: è il Wall Street Journal a spiegare l’esistenza di forti divergenze sulla questione privacy degli utenti.

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Non è una novità che Brian Acton e Jan Koum, fondatori della nota applicazione di messaggistica istantanea acquistata da Facebook Inc. nel 2014, abbiano lasciato le poltrone di Facebook per migrare verso nuovi orizzonti.

Ma se fino a questo momento vi erano soltanto dei sospetti a giustificare l’abbandono della loro amata creatura, ci pensa il Wall Street Journal con un servizio esplicativo ed approfondito a spiegare al mondo i motivi di questa scelta sofferta.

L’acquisizione di WhatsApp e la promessa di Zuckerberg sulla privacy

Per capire a fondo la faccenda è necessario fare un passo indietro al 2014, anno in cui la Facebook Inc. – che ottiene gran parte dei suoi ricavi dalle inserzioni pubblicitarie – acquistò l’applicazione di WhatsApp creata da Acton e Koum per la somma sbalorditiva di 19 miliardi di dollari.
All’epoca, gli accordi furono chiari ed entrambe le parti sembravano d’accordo sul da farsi: i dati degli utenti di WhatsApp non sarebbero mai stati usati per realizzare inserzioni pubblicitarie mirate. Col passare degli anni, però, non è stato trovato un modello di business alternativo che permettesse a Facebook di rientrare con la spesa di acquisizione: col tempo Zuckerberg e Sherly Sandberg, Direttrice operativa di Facebook, hanno iniziato a fare sempre più pressioni al team di WhatsApp affinché anche il servizio di messaggistica adottasse lo stesso modello pubblicitario di Facebook.

Bisogna comunque sottolineare due cambiamenti importanti avvenuti in WhatsApp dopo l’acquisizione da parte di Facebook:

  1. L’abbattimento dei costi dell’app che è diventata gratuita;
  2. L’introduzione della crittografia end-to-end dei messaggi degli utenti.

Si è parlato molto del passaggio di WhatsApp da applicazione a pagamento a servizio gratuito, ed è naturale che Facebook avrebbe ricavato molto di più dai dati degli utenti che non dal pagamento una tantum del servizio.
Ma se i dati sono il petrolio dell’epoca digitale, è altrettanto vero che la squadra di Facebook ha aiutato WhatsApp nell’introduzione della crittografia dei messaggi scambiati tra gli utenti all’interno della piattaforma.

Le pressioni di Facebook su WhatsApp per la privacy

Malgrado ciò, negli ultimi anni fonti vicine alla società di Menlo Park hanno reso noto che sia Zuckerberg che Sandberg hanno più volte tentato di convincere non solo Acton e Koum a condividere i dati degli utenti per sfruttarli a favore delle inserzioni pubblicitarie, ma hanno anche chiesto maggiore flessibilità per quanto riguarda la questione della crittografia che protegge e codifica i messaggi inviati e ricevuti su WhatsApp.

Ma i fondatori di WhatsApp si sono sempre dimostrati molto attenti alla privacy dei loro utenti, e proprio a causa di queste difformità d’opinioni già lo scorso Settembre Brian Acton presentò le sue dimissioni per incompatibilità di visione del futuro del servizio, mentre Jan Koum, CEO di WhatsApp, ha provato ad appianare le divergenze rifiutandosi però di inserire annunci pubblicitari all’interno di WhatsApp.

L’addio di Jan Koum e il nuovo dirigente di WhatsApp

In seguito ai fatti di Cambridge Analytica, però, lo scorso Aprile anche Koum ha annunciato le sue dimissioni, sottolineando quanto sia importante la privacy degli utenti di WhatsApp e quanto non avrebbero mai voluto sfruttare i dati degli iscritti per applicazioni commerciali, come invece viene preteso dai vertici di Facebook.
I due fondatori di WhatsApp insieme alle loro posizioni hanno lasciato anche parte delle loro azioni abbandonando il campo prima del mese di Novembre, ovvero quando sarebbero maturate tutte le loro azioni e avrebbero potuto ottenerle senza problemi.

Nel frattempo, la direzione che sta per intraprendere WhatsApp all’interno dell’ecosistema di Facebook sembra ormai chiara a tutti: dopo le dimissioni di Koum è subentrato Chris Daniels, ex dirigente di Facebook, come nuovo capo incaricato di trovare al più presto un modello che faccia finalmente fruttare WhatsApp così come ha sempre desiderato Zuckerberg.

Allo stato delle cose, dunque, non dovrebbe sorprendere l’arrivo improvviso degli annunci pubblicitari all’interno di WhatsApp?

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