Musement, parla il fondatore della startup italiana di maggior successo

L’idea di semplificare la prenotazione dei biglietti online è valsa alla start up italiana Musement un accordo con Google e una valutazione milionaria.

In Italia periodicamente si affacciano sui media le storie di (presunte) startup di successo, ma è raro che una di queste raggiunga i risultati di Musement. Il sito che aggrega le offerte di biglietti per musei ed esperienze turistiche è nato a Milano dall’idea di quattro amici ed è diventato negli ultimi tempi una storia di conquiste nel mondo della tecnologia, predominato di solito dai californiani, ma che lascia spazio anche a modelli differenti purché siano innovativi e utili. Due aggettivi che ben definiscono Musement: uno dei quattro fondatori, Alessandro Petazzi ha risposto ad alcune domande per Digitalic. Nel 2013 lui, Claudio Bellinzona, Fabio Zecchini e Paolo Giulini hanno dato vita a quella che è diventata un’azienda che ora dà lavoro a più di 200 persone.

musement

Come nasce Musement?

Dopo aver lavorato all’apertura di Fastweb, nel 2008 mi sono concentrato sul loro servizio “on demand” nel quale ho conosciuto Claudio e Paolo. Con l’aggiunta di Fabio ci siamo poi messi in proprio formando la società di consulenza Oncubed e insieme abbiamo iniziato a cercare un progetto digitale da lanciare a livello internazionale. Abbiamo preso in considerazione varie idee finchè non ci siamo accorti di come mancasse un aggregatore per le esperienze turistiche come quelli esistenti per voli e hotel. È risultato che le destinazioni più vendute dai siti americani e tedeschi fossero spagnole, italiane e francesi, ma non esistevano aziende di queste nazioni nel campo. Perciò avendo base in Italia eravamo in una posizione favorevole, sostenuta anche dall’esperienza di Paolo Giulini nel mondo dell’arte. Proprio da qui siamo partiti con le prime offerte e collaborazioni.

È stato uno svantaggio lanciare la startup in Italia?

No, non credo a quel tipo di pensiero. Se vuoi far partire un’azienda la fai partire ovunque. Noi non ci occupiamo di moda, un settore in cui all’estero gli italiani sono apprezzati e già affermati, ma siamo stati in grado di far conoscere comunque la nostra start-up.

Come siete arrivati a stringere un accordo con Google?(La funzione “Reserve/Acquista biglietti” implementata nella sezione Maps del motore di ricerca quando si cerca un museo utilizza fra gli altri Musement).

Crescendo e facendo le cose bene siamo diventati abbastanza noti. All’inizio eravamo una semplice start-up ma nel corso degli anni siamo stati in grado di avere a che fare con multinazionali e giganti del settore che ora ci conoscono e con cui collaboriamo. Essere passati sotto Tui (l’azienda di turismo tedesca ha acquistato Musement nel 2018 per una cifra milionaria, n.d.a.) ora ci aiuta a dimezzare i tempi e a parlare da pari a pari.

Fra le grandi aziende tech del mondo come viene visto chi arriva dall’Italia?

La mia percezione è che la nazione da dove si viene sia indifferente. In questo settore la gente è molto pragmatica: loro controllano se la tecnologia funziona e se il prodotto è utile e può far guadagnare. Se questi fattori sono presenti, la provenienza non conta.

Come vedi invece la situazione delle startup in Italia?

Non mi piace generalizzare. L’equivoco è che c’è stato una sorta di eccesso mediatico quando bisognava raccontare per forza di un ragazzino nel garage che magicamente diventa miliardario. Ci sono una serie di aziende italiane che stanno crescendo e sono alla pari con quelle di altri mercati. Penso a Motork, Scuolazoo, Fattureincloud, Bending Spoons. Ma queste sono aziende vere e proprie, con dipendenti e un’idea di business. Start-up per me significa azienda che deve crescere. Luxottica e Ferrero sono state start-up non digitali, da zero sono arrivate ad essere multinazionali. Dovremmo cercare di avere un racconto maggiormente legato ad aziende innovative che possono creare occupazione perchè start-up non è solo un maghetto del computer, ma è gente che fa impresa.

Che progetti avete per il futuro?

Di recente abbiamo siglato un accordo strategico con Ctrip, il motore di ricerca per viaggi più usato in Cina. Sta emergendo una classe media cinese che viaggia da sola e non più con tour operator.
Proprio come i big della Silicon Valley, Musement guarda a Oriente per trovare nuovi clienti ed espandersi. Un passaggio possibile solo a chi ha già fondamenta solide ed ha costruito un’azienda di successo.

di Andrea Indiano


Musement, parla il fondatore della startup italiana di maggior successo - Ultima modifica: 2019-03-18T10:42:02+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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