Volatili a rischio estinzione, cause e responsabilità

Almeno il 40% delle specie di uccelli in tutto il mondo sono in declino. In gran parte per cause riconducibili all’attività umana. Una su otto è a rischio di estinzione, tra cui anche pulcinelle di mare, gufi delle nevi e tortore.

Almeno il 40% delle specie di uccelli in tutto il mondo sono in declino. In gran parte per cause riconducibili all’attività umana. Una su otto è a rischio di estinzione, tra cui anche creature un tempo molto diffuse come pulcinelle di mare, gufi delle nevi e tortore. Il 75% degli uccelli in pericolo sono minacciati innanzitutto dall’agricoltura, secondo The State of the World’s Bird, un report realizzato ogni cinque anni che studia i cambiamenti nella popolazione di gruppi di animali.

Ogni nostra azione – o inattività – ha delle conseguenze, soprattutto quando si parla di natura

Jonathan Franzen, uno tra i più popolari scrittori a livello internazionale, autore tra gli altri de “Le correzioni e Libertà” è anche uno dei più famosi birdwatcher al mondo. “Le due cose che amo di più sono i romanzi e gli uccelli e sono entrambi nei guai” dice Franzen.

Spesso nelle interviste racconta dell’app installata sul suo telefono in grado di riconoscere suoni e versi. Gira il mondo alla ricerca di specie non comuni. Franzen individua tra le cause di pericolo per i volatili i gatti randagi e i topi, che uccidono e feriscono centinaia di milioni di esemplari ogni anno negli Stati Uniti. Una battaglia che gli ha causato molte critiche e un grande dissenso.

La minaccia di estinzione anche per i volatili comuni

E mentre fino ad alcuni decenni fa le varietà più rare vivevano sulla cima delle montagne o in luoghi remoti, come il piccione rosa delle Mauritius, oggi animali diffusi e familiari alle nostre latitudini – come il gabbiano aquilone e alcune tortore – sono sotto la minaccia di estinzione definitiva. Ad aumentare il pericolo c’è anche la caccia illegale. Emblematico in questo ambito è il caso dello zigolo giallo, per il quale si potrebbe ripetere l’esperienza del piccione viaggiatore, un tempo comune in tutto il nord America ed estinto a inizio ‘900.

La popolazione mondiale di uccelli marini, un gruppo che comprende gabbiani, sterne, albatros e altri, è scesa di circa 230 milioni. Una riduzione del 70% negli ultimi 60 anni anche per causa della pesca eccessiva e dell’inquinamento da plastica e petrolio. “Che cosa ci dice questo? Che qualcosa non va bene” sottolinea Franzen.

Secondo lo scrittore, le battaglie degli ambientalisti per salvare la fauna sarebbero più efficaci se concentrate su minacce più vicine, come la perdita di habitat che è più semplice da sperimentare, piuttosto che sui cambiamenti climatici percepiti come lontani da noi. Su questo ha usato anche parole molto forti accusando certe campagne di avere “toni da bullismo”, attirandosi le ire di alcune associazioni.

Ma, a dimostrazione di come ogni notizia possa essere utilizzata a sostegno di tesi molto diverse, bisogna ricordare che anche il presidente Trump si è detto preoccupato della mattanza di uccelli. Quelli uccisi dalle pale eoliche, però, mentre nulla ha da dire rispetto ai danni ambientali per perforazioni ed estrazione di combustibili fossili. Gli esempi positiviMa non tutto è perso. Birdlife, per esempio, racconta la storia di 25 specie di uccelli estinti in natura, ma salvati con successo attraverso la riproduzione in cattività.

Il biologo Carl Jones a Mauritius – patria dell’estinto dodo – è riuscito a salvare numerose specie tra cui l’ultimo rapace rimasto sull’isola, il gheppio. Jones, anche lui molto contestato, sfida la classica scienza della “conservazione” secondo la quale dobbiamo prima capire con precisione le ragioni del declino di un animale e quindi ripristinare il suo habitat. Al contrario, sostiene che gli scienziati devono modificare i fattori limitanti sulla popolazione di una specie.

Protezione delle specie: dallo studio all’azione

Secondo lui troppe famiglie di animali sono state studiate fino all’estinzione senza fare nulla. Come se un dottore si limitasse a osservare un paziente, piuttosto che procedere alla sua cura. Racconta del lavoro fatto per “coccolare” le varietà in pericolo e di incoraggiamenti alla riproduzione e di politiche per il controllo dei predatori.Ma allora si possono salvare i rinoceronti? E gli elefanti?

Secondo Jones non si tratta di salvare una specie alla volta, che per molti è un’operazione molto costosa, ma di capire l’ambiente come un sistema intero. E, dato che le cause dell’estinzione sono principalmente di natura umana, ogni cosa è reversibile. Reversibile non dovrebbe però significare tornare indietro, ma andare in direzione opposta.In ogni caso la consapevolezza della reversibilità potrebbe aiutare a farci comprendere che si può agire e che, quando si tratta di natura, siamo parte integrante dell’intero sistema. Le nostre azioni, o inazioni, hanno comunque delle conseguenze.

punto g volatili

di Antonella Tagliabue**

**Antonella Tagliabue: Amministratore delegato della società di consulenza strategica di Un-Guru, esperta di sviluppo sostenibile. Laureata in Scienze Politiche, con specializzazione in Storia e Istituzioni dell’America Latina. Si è occupata di comunicazione e marketing per multinazionali e gruppi italiani.  Da anni si occupa di Green Economy e di responsabilità sociale e ambientale d’impresa, insegna in corsi e master. “Penso che la sostenibilità debba essere una scelta, prima che un dovere, ma che debba essere strategica e, quindi, responsabile. Quando parlo del Pianeta lo faccio con la P maiuscola e credo che il rispetto per la vita in senso biologico debba essere un istinto”. Leggo, viaggio e scrivo per passione. Camus diceva:  “Sono contro tutti coloro che credono di avere assolutamente ragione. Per questo pratico il dubbio, coltivo i miei difetti, cerco di sbagliare sulla base di ragionevoli certezze e mantengo un ottimismo ostinato”.


Volatili a rischio estinzione, cause e responsabilità - Ultima modifica: 2019-04-19T17:04:28+00:00 da antonella.tagliabue

Giornalista, collabora con numerose testate sui temi del non profit e della sostenibilità quali Il Sole 24 Ore, Metro e Digitalic. Managing Director e Senior Advisor di Un-Guru, coordina il team di Un-Guru per i progetti di responsabilità sociale e ambientale di impresa, non profit e di sviluppo sostenibile, ed è responsabile dell'area marketing e comunicazione. Coordinatore e docente del Master per il Non Profit de Il sole 24 Ore, docente per il Master di Marketing e Comunicazione Ambientale di CTS, oltre che per numerose Università

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