Gino Strada: chi era, cosa ha fatto, cosa ci lascia

Gino Strada è scomparso all’età di 73 anni, soffriva di cuore. Ma chi era Gino Strada? Ecco cosa ha fatto e cosa ci lascia, commovente il saluto dei social

Gino Strada è morto a 73 anni e a 25 anni dalla fondazione di Emergency, l’associazione umanitaria che ha come compito quello di salvare vite umane con interventi sanitari nella aree più difficili del globo.
Gino Strada era un medico che ha portato fino alle sue estreme conseguenze la missione che si era scelto ovvero curare, salvare le persone nei luoghi in cui ce ne era bisogno, per ogni individuo che ne avesse bisogno. Lui diceva: “Curare i feriti non è né generoso né misericordioso, è semplicemente giusto. Lo si deve fare”. Soffriva da tempo di cuore.

Gli ospedali di Emergency hanno curato 11 milioni di persone senza distinzioni tra buoni e cattivi, curano tutti, in tutto il mondo.

Gino Strada

Gino Strada, immagini dei social

Gino Strada, chi era

Gino (Luigi) Strada era nato il 21 aprile 1948 a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, la città simbolo della siderurgia italiana. Gino Strada è cresciuto in un ambiente cattolico, ha poi aderito negli anni della contestazione al movimento studentesco. Si è laureato in Medicina all’università statale di Milano nel 1978 specializzandosi in chirurgia d’urgenza.
La sua carriera di medico inizia all’ospedale di Rho opera nel campo dei trapianti di cuore fino al 1988, quando decide di approfondire la chirurgia traumatologica e la cura delle vittime di guerra. Negli anni ’80 si specializza anche in chirurgia cardiopolmonare operando negli Stati Uniti, alle università di Stanford e Pittsburgh, poi all’Harefield Hospital (Regno Unito) e anche Groote Schuur Hospital di Città del Capo (Sudafrica), il famoso ospedale del primo trapianto di cuore al mondo, realizzato da Christiaan Barnard.
Negli anni che vanno dal 1989-1994 lavora con il Comitato internazionale della Croce Rossa in zone di conflitto: Pakistan, Etiopia, Perù, Afghanistan, Somalia e Bosnia ed Erzegovina ed è questa esperienza a motivarlo per la futura fondazione di Emergency, insieme alla prima moglie Teresa Sarti (venuta a mancare nel 2009).

Gino Strada, cosa ci lascia

Gino Strada ci lascia una organizzazione umanitaria come Emergency presente in 19 paesi che ha curato 11 milioni di perone salvando innumerevoli vite. Soprattutto lascia un modo nuovo di veder egli interventi umanitari, senza se e senza ma, senza distinzioni, senza prendere le parti di nessuno nell’azione sanitaria. L’idea di cura di Gino Strada è semplice: “Crediamo che essere curati sia un diritto umano fondamentale e che, come tale, debba essere riconosciuto a ogni individuo. Perché le cure siano veramente accessibili, devono essere completamente gratuite; perché siano efficaci, devono essere di alta qualità”.
Vogliamo che i nostri ospedali – ha detto Gino Strada – siano anche belli, ‘scandalosamente belli’: perché la bellezza diventa segno di rispetto verso persone profondamente segnate dalla guerra o dalla malattia e un luogo bello offre le condizioni essenziali per recuperare dignità nella sofferenza”.

Dal 1994, anno di fondazione, Emergency ha costruito ospedali, centri chirurgici, centri di riabilitazione, centri pediatrici, posti di primo soccorso, centri sanitari, ambulatori e poliambulatori, ambulatori mobili, un centro di maternità e un centro cardiochirurgico. Su sollecitazione delle autorità locali e di altre organizzazioni ha anche contribuito alla ristrutturazione e all’equipaggiamento di strutture sanitarie già esistenti.
Il primo progetto è stato in Ruanda, dove Emergency ha ristrutturato e riaperto il reparto di chirurgia dell’ospedale di Kigali e riattivato il reparto di ostetricia e ginecologia.
Ci lascia molto insomma, Gino Strada è morto, Gino Strada e vivo…

Gino Strada il saluto dei social

Quanto Gino Strada fosse importante per molte persone lo dimostrano in queste ore i Social, sono oltre 76.000 i post che lo riguardano e che riportano l’hashtag #GinoStrada. ça grande partecipazione delle persone alla sua scomparsa è dimostrata anche dall’engagement, ovvero dal numero di like, repost e commenti generati dalle conversazioni su di lui. Un engagement di 540mila per 76mila post è un dato altissimo, inoltre Gino Strada era molto amato da persone con grande seguito sui social come dimostra la Reach di 1,4 miliardi di persone. I dati Sono stati analizzati grazie alla piattaforma TalkWalker.

Gino Strada dati Social

 I post più amati sulla scomparsa di Gino Strada

I social hanno dato un amorevole addio a Gino Strada, ricordando la sua immensa opera umanitaria. Cantanti, giornali, personalità della cultura e dello Stato, tutti si sono stretti in un grande ultimo abbraccio al fondatore di Emercency e alla sua famiglia. In poche ore sono stati pubblicati 76.000 post.
Qui trovate i post più amati, quelli che hanno raccolto il più alto engagement, ovvero il maggior numero di like, repost e commenti. I dati sono raccolti attraverso la piattaforma specializzata Talk Walker, sono stati analizzati i post che contenevano l’hashtag #GinoStrada.

Al primo posto c’è il toccante annuncio della figlia Cecilia Strada che ha dato l’annuncio della scomparsa, poi il saluto dell’ONG Emergency, segue la notizia data da Radio Deejay e poi Fabio Fazio che lo aveva intervistato di recente.

 

Gino Strada: i migliori post

Gino Strada: i migliori post

 

Gli account più seguiti per la scomparsa di Gino Strada

Qui trovate gli account che hanno saputo esprimere al meglio il dolore, il rispetto e la stima per Gino Strada, sono quelli che con i loro post hanno generato il più alto engagement sui social, il numero maggiore di like, repost e commenti, insomma quelli che hanno saputo coinvolgere di più il pubblico del Web.

Gino Strada influencer

Qui gli account che hanno saputo esprime al meglio il dolore, il rispetto e la stima per Gino Strada

 


Gino Strada: chi era, cosa ha fatto, cosa ci lascia - Ultima modifica: 2021-08-14T08:47:28+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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