ReeVo punta sulla sovranità digitale: cloud europeo, dati sotto controllo e sei acquisizioni in due anni

ReeVo ha costruito in due anni una presenza cloud europea nativa, con sei acquisizioni in Italia, Francia, Spagna e Svizzera, accreditamento ACN per la PA e un posizionamento “sovereign by design” che risponde alla crescente domanda di sovranità digitale in un mercato ancora diviso tra intenzione e progetto.


ReeVo ha costruito, in poco più di due anni, qualcosa che nessun hyperscaler americano potrà mai replicare aprendo un datacenter a Milano o a Francoforte: una presenza europea fatta di persone, certificazioni e radici giuridiche in ogni paese in cui opera. Trecentocinquanta partner in Italia, altri cinquanta distribuiti tra Spagna, Francia, Svizzera e Grecia, quattro region cloud, otto datacenter con rating 4 ANSI/TIA 942, crescita del 24% rispetto al 2025 con ricavi ricorrenti che superano il 90% del totale. I numeri dicono un’azienda che scala. Ma la storia vera, quella che spiega perché questo momento è diverso dai precedenti, emerge da quello che Salvatore Giannetto, co-CEO di ReeVo,  ha detto durante la conferenza stampa di Milano parlando di rimpatri, non solo di  di server, ma di governance. “Il concetto di accesso ai dati e alle informazioni è molto più semplice, dal punto di vista governativo, per un operatore americano che per uno europeo”, ha spiegato, descrivendo la distanza strutturale tra il GDPR e il Cloud Act statunitense come due sistemi che non parlano la stessa lingua e che, in un contesto geopolitico sempre più teso, possono tradursi in una vulnerabilità concreta per qualsiasi azienda che abbia affidato i propri dati a infrastrutture non europee. Le varie tensioni hanno reso questa vulnerabilità visibile a un pubblico molto più ampio di quello che ne discuteva nei convegni di cybersecurity.

REEVO

Sovranità digitale: dal convegno al contratto

I dati lo confermano: circa il 35% delle aziende italiane sta valutando di riportare le proprie infrastrutture su cloud europei, ma solo il 5% ha avviato progetti concreti. Una forbice che racconta la distanza tra la consapevolezza del rischio e la capacità di agire, e che per ReeVo rappresenta il mercato. Il posizionamento è duplice: da un lato la pubblica amministrazione, dove l’azienda opera con accreditamento ACN sia come cloud provider sia come service provider qualificato di livello 2, l’unica categoria che permette di erogare servizi alla PA italiana in conformità con le linee guida di AGID; dall’altro il mercato privato, dove la questione si articola in modo più complesso. Chi si era mosso in anticipo verso i grandi hyperscaler si trova oggi a dover riprogettare ambienti consolidati, un’operazione paragonabile, secondo le stesse parole di Antonio Giannetto co-CEO di ReeVoa un trasloco di casa, con tutto quello che comporta in termini di progettazione e costi. Chi invece non aveva ancora migrato si trova paradossalmente in una posizione più agile: può scegliere un cloud provider europeo senza dover affrontare il peso di uno spostamento a posteriori.

Sei acquisizioni, una strategia: competenze europee che non si comprano con un contratto

La strategia di acquisizione risponde a questa logica con una coerenza che non è casuale. Sei operazioni in due anni, ognuna scelta non per la dimensione del fatturato acquisito, ma per le competenze che porta nel gruppo. ITnet, nel febbraio 2024, per le capacità carrier-grade e il private cloud. Abbana, acquisita nello stesso mese, per entrare nel mercato francese con una realtà già radicata, con clienti propri e personale madrelingua. Sighup per il cloud native e Kubernetes, architetture che servono alle aziende che vogliono costruire infrastrutture resilienti senza dipendere da piattaforme proprietarie americane. Hispasec, a gennaio 2026, per consolidare la Spagna con un SOC operativo e oltre trecento clienti attivi. Security Lab Group in Svizzera a febbraio, portando nel gruppo competenze di Red Team e GRC che coprono la dimensione della conformità normativa, quella che in molti settori è diventata il vero driver di acquisto.

Sovereign by design: cosa significa davvero proteggere i dati in Europa

Il filo che lega queste operazioni è quello che Salvatore Giannetto, co-CEO di ReeVo, lo chiama “sovereign by design”: non un’etichetta da apporre su un’infrastruttura esistente, ma un’architettura progettata dall’origine perché i dati restino sotto giurisdizione europea, la catena di responsabilità sia tracciabile e nessun ente straniero possa accedervi con un semplice ordine giudiziario. Un principio che vale per la multinazionale che vuole proteggere i propri segreti industriali e per il comune di provincia che eroga servizi ai cittadini, con la stessa identica architettura tecnologica sottostante.

Il Partner Program Synergy, lanciato il 9 aprile insieme alla conferenza, completa il disegno dal lato commerciale. Due percorsi, One per chi costruisce business ricorrente su servizi standardizzati e Value per chi lavora su progetti complessi, senza fee di ingresso, con deal registration e fondi di co-marketing. Quattrocento partner attivi, di cui la grande maggioranza ancora concentrata sul territorio italiano, con l’obiettivo dichiarato di replicare in Spagna, Francia e Svizzera lo stesso modello di canale già consolidato in Italia.

L’obiettivo per il 2030 è triplicare il fatturato. La via per arrivarci passa attraverso quella forbice tra il 35% e il 5%, tra chi sta valutando e chi ha già deciso. Quanto si chiuderà dipende da variabili che ReeVo non controlla, dalla velocità con cui i regolatori europei renderanno cogente la sovranità digitale alle scelte che le grandi aziende faranno quando il prossimo incidente geopolitico renderà il tema impossibile da rimandare. Quello che ReeVo controlla è di essere già strutturata per rispondere quando quella domanda arriverà, con infrastrutture, competenze e persone già in posizione.


ReeVo punta sulla sovranità digitale: cloud europeo, dati sotto controllo e sei acquisizioni in due anni - Ultima modifica: 2026-04-14T18:22:15+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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