Scaleup Europe Fund: il fondo EIC da 5 miliardi per far crescere le start-up

All’EIC Summit 2026 Bruxelles è stato lanciato lo Scaleup Europe Fund, il più grande fondo growth mai creato nel continente, la gestione è stata affidata a EQT; l’obiettivo dichiarato è chiudere il divario di capitale che spinge le scaleup tecnologiche europee a cercare soldi, e spesso sede, oltreoceano


Che cos’è lo Scaleup Europe Fund e perché l’EIC lo ha creato

Scaleup Europe Fund

Lo Scaleup Europe Fund è il nuovo fondo lanciato dall’EIC, lo European Innovation Council, e presentato all’EIC Summit 2026. Nasce da una domanda che l’Europa si fa da troppo tempo: perché un continente capace di produrre ricerca scientifica e startup ai vertici mondiali poi fatica poi a trasformarle in colossi globali? La risposta, ripetuta in quasi ogni intervento del summit, è sempre la stessa: il capitale manca proprio nella fase più delicata, quella della crescita.

Lo Scaleup Europe Fund è il più grande veicolo equity di fase growth mai costituito in Europa: gestione interamente privata e di mercato, ticket medi superiori ai 100 milioni di euro per azienda, una dotazione iniziale di 5 miliardi e l’ambizione, messa nero su bianco, di salire a 20 miliardi nel medio termine. Investirà a partire dal Series B in poi, nei settori che l’Unione considera strategici: intelligenza artificiale, tecnologie quantistiche, semiconduttori, robotica e sistemi autonomi, energia, spazio, biotech, medtech, materiali avanzati, agritech. I primi investimenti sono attesi per l’autunno 2026; una seconda raccolta, nella seconda metà dell’anno, allargherà la platea oltre i soci fondatori.

Dietro il fondo EIC c’è una coalizione pubblico-privata costruita in poco più di un anno: accanto alla Commissione figurano Novo Holdings, l’EIFO danese, CriteriaCaixa, Santander con Mouro Capital, APG per conto del fondo pensione olandese ABP, Wallenberg Investments, Allianz, e una presenza italiana tutt’altro che marginale, con Intesa Sanpaolo, Fondazione Compagnia di San Paolo e Fondazione Cariplo. A gestire lo Scaleup Europe Fund sarà EQT, scelto al termine di una selezione competitiva aperta tra dicembre 2025 e febbraio 2026. Lo strumento si inserisce nella più ampia strategia con cui l’Unione prova a ridurre la dipendenza dalle tecnologie americane e cinesi, annunciata da Ursula von der Leyen nel discorso sullo Stato dell’Unione del 2025. Chi vuole i dettagli ufficiali li trova sulla pagina dell’EIC dedicata al fondo.

Scaleup Europe Fund: il messaggio di Ursula von der Leyen

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha aperto i lavori con un messaggio video, e ha scelto di partire dai risultati già ottenuti: l’EIC Fund, ha ricordato, ha mobilitato oltre 5 miliardi di euro per più di 350 startup europee, e nell’ultimo anno tre delle aziende sostenute sono diventate unicorni. È il segno, ha detto, che il talento in Europa non manca.

Il cuore del suo ragionamento è arrivato subito dopo: scalare un’impresa non è solo una questione di regole, è soprattutto una questione di accesso al capitale; e troppo spesso le aziende tecnologiche più promettenti del continente devono ancora guardare oltre gli oceani per trovare i fondi che servono a crescere. Quando questo accade, ha avvertito, se ne vanno anche investimenti e talenti. Da qui la scelta di lanciare lo Scaleup Europe Fund: il più grande veicolo equity di crescita mai creato, a gestione privata, operativo già nel corso dell’anno, pensato perché le tecnologie del futuro, con gli investimenti e i lavori di qualità che portano con sé, restino in Europa. La formula con cui ha riassunto l’intera strategia è diventata quasi uno slogan: the best of Europe can choose Europe, il meglio dell’Europa può scegliere l’Europa.

Il fondo non è un episodio isolato, ma un tassello di un disegno più ampio, lo stesso che porta l’Unione a investire per produrre intelligenza artificiale e non più soltanto a regolarla.

Ekaterina Zaharieva all’EIC Summit 2026: due storie e un problema di liquidità

EIC Ekaterina Zaharieva, commissaria europea per le startup, la ricerca e l'innovazione

Ekaterina Zaharieva, commissaria europea per le startup, la ricerca e l’innovazione

Ekaterina Zaharieva, commissaria europea per le startup, la ricerca e l’innovazione ha scelto di spiegare lo Scaleup Europe Fund attraverso due storie, perché, ha detto, le storie positive mostrano il talento e il profitto che ci sono dietro.

La prima parte da un laboratorio alle porte di Parigi: nel 1982 il professor Alain Aspect dimostra per la prima volta l’entanglement quantistico, una ricerca sostenuta dallo European Research Council che gli varrà il Nobel per la Fisica. Nel 2019 Aspect porta la scienza fuori dal laboratorio e cofonda Pasqal; l’EIC ne intuisce il potenziale e la sostiene. Quest’anno Pasqal ha raccolto 340 milioni di euro ed è diventata il primo unicorno quantistico francese, valutato 2 miliardi di dollari, in rotta verso la quotazione. La seconda storia porta in Finlandia, dove Jan Goetz, ricercatore di formazione monacense trasferitosi al nord per diventare professore, cofonda nel 2018 IQM facendo spin-off dall’università; oggi IQM impiega centinaia di persone tra Europa, Asia e America e vende, parole della commissaria, più computer quantistici fisici di chiunque altro al mondo.

Poi la parte più difficile: per raccogliere i capitali necessari alla loro ambizione, sia Pasqal sia IQM hanno dovuto guardare fuori dall’Europa, e sono tra le prime aziende del portafoglio EIC a prepararsi al mercato pubblico statunitense. Il problema, ha insistito Zaharieva, non è l’innovazione e non è il talento: l’anno scorso in Europa sono nate 27.000 nuove aziende tech, con un mercato che cresce a oltre il 10% l’anno. Il problema è la liquidità: quando le imprese hanno successo e devono scalare, il capitale non si trova. Chiudere quel divario, ha detto, è la missione che definisce il mandato di questa Commissione, ed è la ragione stessa per cui nasce lo Scaleup Europe Fund.

Christian Sinding (EQT): capitale e velocità per lo Scaleup Europe Fund

Christian Sinding, Institutional Partner EQT

Christian Sinding, Institutional Partner EQT

Per EQT è intervenuto Christian Sinding, Institutional Partner del gruppo e indicato come presidente del comitato investimenti del fondo, affiancato da Ted Persson e Victor Englesson, proposti come co-responsabili del team consultivo. Il suo intervento ha avuto un tono diverso, da operatore di mercato.

Sinding è partito da un ricordo: quando EQT avviò l’attività di venture capital, undici anni fa, il vero concorrente non era un altro fondo europeo, era l’idea stessa di andare a fondare in Silicon Valley. Oggi la sfida si è semplicemente spostata sulle scaleup. L’Europa, ha sostenuto, ha fondatori, ricerca, università e talento tecnico di primo livello, eppure fallisce nella fase della crescita: secondo l’analisi di EQT, più di 700 miliardi di valore di allora, oltre mille miliardi ai valori odierni, hanno lasciato il continente negli ultimi dieci anni, portando con sé talenti, quartieri generali, quotazioni e i vantaggi che ne derivano.

EQT mette sul piatto numeri importanti: 269 miliardi di euro di asset in gestione, lo status di maggiore investitore nei mercati privati d’Europa, quattordici uffici nel continente, oltre trent’anni di attività, 2.200 dipendenti. Lo Scaleup Europe Fund, ha detto Sinding, è solo l’inizio: una pipeline che conta già più di mille aziende, con 125 dialoghi avviati, e i primi investimenti previsti per l’inizio dell’autunno. Il punto su cui ha insistito di più, però, non è il denaro: è la velocità. I fondi americani agiscono con più convinzione e molta più rapidità; l’Europa ha perso terreno su entrambe le dimensioni, capitale e tempo. Per questo, ha spiegato, il fondo è progettato per essere ultra fast, e per fare da catalizzatore, con un giro per tutta Europa a incontrare fondatori, investitori, aziende e policymaker; l’idea di fondo è che essere europei sia un vantaggio competitivo, non un limite.

Hermann Hauser: nel deep tech c’è sempre un gioco nuovo

Scaleup Europe Fund:

Alla domanda secca dal palco, se per fondi di queste dimensioni non sia ormai troppo tardi, ha risposto Hermann Hauser, founding partner di Amadeus Capital Partners e tra le voci storiche del venture europeo. La sua tesi è quasi consolatoria: nel deep tech c’è sempre un gioco nuovo. La ricerca l’abbiamo persa con Google, i social con Facebook; ma il quantistico non è ancora perso, la fotonica nemmeno, e l’AI sta vivendo una trasformazione profonda, dai grandi modelli linguistici ai modelli di mondo, from words to worlds come si dice ora nel gergo.

A confermarlo, ha aggiunto, c’è il caso di Yann LeCun: per dodici anni capo della ricerca AI di Meta, a fine 2025 ha lasciato l’azienda di Zuckerberg ed è tornato in Europa fondando a Parigi AMI Labs (Advanced Machine Intelligence Labs); a marzo 2026 la startup ha raccolto circa un miliardo di dollari, il più grande seed round mai visto nel continente, scommettendo proprio sui modelli di mondo. Poi la frase che ha fatto rumore: l’Europa produce più startup degli Stati Uniti, ma fallisce in modo clamoroso nella fase di scaleup; dei dodici unicorni a cui lui stesso ha lavorato, ha confessato, ognuno è finito negli Stati Uniti. La battuta finale, rivolta a Sinding: e Chris farà in modo che questo si fermi. È l’altra faccia dell’allarme lanciato pochi mesi fa da Arthur Mensch di Mistral, secondo cui senza capitali sufficienti una strategia europea resta soltanto un documento.

Kasim Kutay: i capitali immobili e l’unione dei mercati

A chiudere il quadro è stato Kasim Kutay, CEO di Novo Holdings, uno dei soci fondatori, con lo sguardo dell’investitore istituzionale. Il capitale, ha premesso, è solo un lato della questione: ce n’è molto di più. Lo Scaleup Europe Fund ha già un effetto dimostrativo verso fondi pensione, assicurazioni, governi e altre fonti di capitale, ai quali mostra che si possono finanziare gli europei nella fase di crescita ottenendo ritorni interessanti.

C’è però un nodo che Kutay conosce bene: la regolazione attorno ai fondi pensione e alle compagnie assicurative frena la disponibilità di capitali con un profilo di rischio diverso, e a questo si aggiungono le agende nazionali che trattengono parte di quel denaro. Servono allora l’unione dei mercati dei capitali e gli strumenti normativi giusti per sbloccare quello che lui chiama il capitale immobile, le migliaia di miliardi che restano ferme. Il segnale, ha notato, sta già arrivando: comincia a circolare una certa FOMO tra gli investitori che chiedono come entrare nel fondo. Il tempismo, ha concluso, è impeccabile; dal punto di vista dei rendimenti, questo è il momento giusto per lanciare un veicolo del genere.

Scaleup Europe Fund: punti di forza e zone d’ombra

I pregi dello Scaleup Europe Fund sono evidenti. Il primo è la scala: nessuno strumento europeo si era mai presentato con questa potenza di fuoco dichiarata, e aver costruito in poco più di un anno un’alleanza pubblico-privata di questo peso è un risultato politico notevole. Il secondo è la scelta di un gestore di mercato, con capitale proprio investito nel veicolo, che dovrebbe garantire decisioni rapide e disciplina finanziaria. Conta anche l’obiettivo esplicito di trattenere in Europa quartieri generali, quotazioni, competenze e i posti di lavoro qualificati, insieme alla volontà di fare da leva per attrarre altro capitale privato. Per l’Italia, la presenza di Intesa Sanpaolo e delle fondazioni assicura un posto al tavolo

Le zone d’ombra, però, esistono, e vale la pena nominarle. Cinque miliardi, persino i venti immaginati, restano una cifra modesta di fronte agli oltre mille miliardi già usciti dall’Europa, e di fronte a fondi growth americani capaci di mettere in una sola operazione quanto l’intero veicolo europeo. Con ticket medi sopra i 100 milioni, le aziende finanziabili saranno poche: la selezione diventa un rischio enorme. Soprattutto, il problema vero che Kutay ha avuto l’onestà di indicare è strutturale e normativo, e non si risolve con un fondo: finché il capitale di pensioni e assicurazioni resta immobile e l’unione dei mercati dei capitali resta incompiuta, il divario rimarrà.

Esiste infine il paradosso più sottile, quello che lo stesso EIC Summit ha messo in vetrina: le due aziende-simbolo citate, Pasqal e IQM, si preparano a quotarsi negli Stati Uniti. Il meglio dell’Europa, per ora, sceglie l’Europa per la ricerca e per la sede, ma guarda ancora a Nasdaq per la liquidità. A Resta la domanda che conta più di ogni cifra: lo Scaleup Europe Fund riuscirà davvero a cambiare la traiettoria dei campioni europei, oppure si limiterà ad accompagnarli con più stile fino alla porta del Nasdaq?

 

Domande frequenti sullo Scaleup Europe Fund

Che cos’è lo Scaleup Europe Fund?

Lo Scaleup Europe Fund è il fondo growth lanciato dall’EIC all’EIC Summit 2026 per investire nelle scaleup tecnologiche europee in fase di crescita, dal Series B in poi, nei settori strategici come intelligenza artificiale, quantum, semiconduttori, energia, spazio e biotech.

Chi gestisce il fondo EIC?

La gestione è affidata a EQT, maggiore investitore nei mercati privati d’Europa con 269 miliardi di euro di asset in gestione, selezionato dall’EIC al termine di una procedura competitiva conclusa nel 2026.

Quanto vale lo Scaleup Europe Fund e quali sono gli obiettivi?

La dotazione iniziale è di 5 miliardi di euro, con l’obiettivo di crescere fino a 20 miliardi nel medio termine, e ticket medi superiori ai 100 milioni per azienda; lo scopo è trattenere in Europa capitali, sedi, quotazioni e talenti.

Quando partiranno i primi investimenti?

I primi investimenti dello Scaleup Europe Fund sono previsti per l’autunno 2026, con una seconda raccolta di capitali prevista nella seconda metà dello stesso anno per allargare la base degli investitori oltre i soci fondatori.


Scaleup Europe Fund: il fondo EIC da 5 miliardi per far crescere le start-up - Ultima modifica: 2026-06-03T19:26:12+00:00 da Francesco
Arduino

Perché i giovani fischiano l'AI

Tra l'8 e il 18 maggio 2026, in quattro università americane diverse, gli speaker dei discorsi di laurea sono stati contestati ogni volta che hanno elogiato l'AI. Una realtà nuova, che spezza una tradizione lunga decenni. Sembra così lontano Steve Jobs, che nel 2005, pronunciava il suo celebre "stay hungry, stay foolish" davanti alla platea adorante della Stanford University.

You have Successfully Subscribed!