Le donne italiane più influenti nella tecnologia e nel digitale: Digiwomen 2026

Le donne italiane più influenti nella tecnologia: le Digiwomen 2026 di Digitalic, sedici protagoniste tra AI, cybersicurezza, spazio, ricerca e divulgazione.


Dall’intelligenza artificiale alla cybersicurezza, dallo spazio alla fabbrica predittiva, dalla privacy alla robotica raccontata sui social: le Digiwomen 2026 sono sedici tra le donne italiane più influenti nella tecnologia, che la sviluppano, la governano oppure la rendono comprensibile; non una classifica, ma una mappa del talento che merita più attenzione.

 Le donne italiane più influenti nella tecnologia: Digiwomen 2026 di Digitalic

Le donne italiane più influenti nella tecnologia e nel digitale: Digiwomen 2026

L’intelligenza artificiale è uscita dai laboratori ed è entrata nelle aziende, negli ospedali, nelle scuole e nella Pubblica amministrazione; i satelliti sono diventati infrastrutture quotidiane, anche se continuiamo a guardarli come oggetti lontani, mentre la cybersicurezza non è più un reparto tecnico, ma una responsabilità nazionale. In questo paesaggio si muovono le Digiwomen 2026, la selezione che Digitalic dedica alle donne italiane più influenti nella tecnologia: professioniste che progettano tecnologie, dirigono imprese e istituzioni, fanno ricerca, costruiscono startup oppure traducono la scienza nel linguaggio dei social, con percorsi che raramente seguono una linea retta e proprio per questo raccontano bene l’Italia dell’innovazione.

Questa non è una graduatoria e non assegna medaglie; è una selezione editoriale che prova a mostrare dove si forma oggi l’influenza tecnologica, cercandola anche nei luoghi meno vistosi, nei dati pubblici che finalmente riescono a dialogare, nelle macchine industriali che segnalano un guasto prima di fermarsi, in un collare medicale che porta la ricerca dal laboratorio al letto del paziente, in un video capace di far capire la matematica a chi era convinto di non essere portato.

La lista comprende quattro manager, tre professoresse o ricercatrici, tre startupper, tre divulgatrici e creator, due donne delle istituzioni e un profilo jolly, scelto perché attraversa più categorie; le under 30 sono tre, una delle protagoniste è una giovane italiana figlia di genitori marocchini, mentre alle carriere appena iniziate se ne affiancano altre che hanno accompagnato l’informatica italiana per oltre quarant’anni. Soprattutto, non ci sono ripetizioni: abbiamo controllato le precedenti edizioni delle Digiwomen e nessuna delle sedici protagoniste era già stata inclusa.

I nomi sono presentati in ordine alfabetico, perché l’influenza non si misura soltanto con i follower, la dimensione dell’azienda o il numero delle pubblicazioni; a volte si vede meglio osservando ciò che una persona ha reso possibile per gli altri.

 

Michela Andreolli

donne-italiane-piu-influenti-tecnologia-digiwomen-2026

Categoria: Imprenditoria tecnologica
Ruolo: Fondatrice e CEO di Arke
Età: 28 anni

Social: LinkedIn https://www.linkedin.com/in/michelaandreolli/

Michela Andreolli ha fondato Arke per costruire un sistema operativo gestionale destinato alle piccole e medie imprese manifatturiere; il software mette insieme approvvigionamenti, inventario, preventivi, vendite e produzione, con l’obiettivo di ricucire quei flussi informativi che nelle fabbriche passano ancora da programmi monolitici, fogli di calcolo e telefonate. Prima di scrivere il prodotto, il gruppo ha parlato con quasi duecento aziende e scartato una quindicina di idee; un metodo poco romantico, ma adatto a evitare che una startup si innamori della soluzione prima di avere capito il problema.

Andreolli è nata a Milano e cresciuta a Pero, il paese che nelle sue parole viene citato alla radio soprattutto quando c’è coda; a diciotto anni era in Indonesia a insegnare inglese ai bambini, poi sono arrivati Ingegneria gestionale, Amazon, SAP, una healthtech svedese e Google a Dublino. Nel 2023 ha lasciato Big G perché, nonostante i benefit e le opportunità di apprendimento, si sentiva un numero; dopo un viaggio tra Philadelphia, Boston e New York per incontrare investitori e una fase in un venture builder berlinese, è tornata in Italia per lavorare sulle fabbriche. Nel 2026 Forbes l’ha inserita tra gli Under 30; la sua ambizione dichiarata è costruire un unicorno italiano, ma la parte più interessante viene prima della valutazione finanziaria: portare software contemporaneo in una struttura produttiva fatta di imprese eccellenti, spesso troppo piccole per affrontare da sole una trasformazione complessa. Per questo è tra le donne italiane più influenti nella tecnologia e nel digitale.

 

 

Giulia Baccarin

donne-italiane-piu-influenti-tecnologia-digiwomen-2026

Categoria: Startupper
Ruolo: Cofondatrice e CEO di MIPU Predictive Hub
Età: 45 anni

Social: LinkedIn https://www.linkedin.com/in/giuliabaccarin/

Giulia Baccarin definisce il proprio gruppo “un medico delle macchine”: MIPU usa dati e intelligenza artificiale per prevedere i guasti negli impianti industriali, ridurre fermate e sprechi, trasformare la manutenzione da reazione all’emergenza in decisione anticipata. L’origine di questo lavoro, però, non è una fabbrica; durante gli studi in Ingegneria biomedica al Politecnico di Milano progettò una maglia capace di proteggere gli anziani dalle cadute, pensando ai nonni, poi partì per il Giappone attratta dalla robotica e vi rimase quattro anni. Il suo racconto imprenditoriale contiene più deviazioni di un business plan: a Tokyo incontrò per caso a un semaforo il giornalista Pio d’Emilia, dal quale venne a sapere di una borsa europea; entrata in una società di consulenza, era l’unica straniera e una delle pochissime donne non assegnate alla reception, finché rifiutò di portare il tè a un collega e pretese di partecipare alle riunioni.

Tornata in Europa per dirigere la filiale italiana di quella che credeva una solida impresa belga, trovò otto persone, un cane e nessuno stipendio; per vendere la manutenzione predittiva chiamava le fabbriche sfogliando le Pagine Gialle, mentre la sera lavorava come cameriera. MIPU è cresciuta da quella partenza poco elegante; la lezione più utile non è la favola della resilienza, ma il modo in cui Baccarin ha imparato a controllare i dati e i pregiudizi, compreso quello nascosto nel suo primo prototipo universitario, testato soltanto su corpi maschili.

 

 

Francesca Benati

donne-italiane-piu-influenti-tecnologia-digiwomen-2026

Categoria: Manager
Ruolo: Senior Vice President Travel Sellers Europe e amministratrice delegata di Amadeus Italia
Età: 60 anni, classe 1966
Social: LinkedIn https://www.linkedin.com/in/francesca-benati-8899032/

Francesca Benati guida per Amadeus un pezzo importante dell’ecosistema europeo dei viaggi, quello che collega agenzie, piattaforme, vettori e contenuti; è un’infrastruttura digitale che il passeggero quasi non vede, eppure determina che cosa può cercare, confrontare, prenotare e modificare. La tecnologia del turismo vive di integrazioni, standard e dati in tempo reale, ma anche di eccezioni continue: una cancellazione, una coincidenza persa, una tariffa cambiata, un cliente che si aspetta la stessa fluidità ottenuta in altri servizi digitali.

Il percorso che ha portato Francesca Benatile tra le donne italiane più influenti nella tecnologia e nel digitale non nasce nell’informatica pura; comincia nel 1988 in Leo Burnett, passa da Coca-Cola, Kellogg’s, Lego e Landor, poi incontra il travel online con Expedia, Blu Holding e Lastminute.com, prima dell’ingresso in Amadeus nel 2013. Ha attraversato pubblicità, prodotti di consumo, design di marca ed e-commerce prima di arrivare alle piattaforme di viaggio; nel frattempo ha cresciuto due figli e ha portato la propria esperienza anche in aula come guest lecturer. Da quella strada laterale deriva una competenza utile a chi dirige un’impresa tecnologica: capire come cambiano i comportamenti, dove si spezza l’esperienza del cliente e quale parte della complessità debba rimanere dietro le quinte.

 

Maria Bosco

Maria Bosco

Categoria: Divulgazione e creator
Ruolo: Matematica, autrice e volto video di Geopop
Età: 33 anni
Social: Instagram https://www.instagram.com/meribi_matemaggica/

Maria Bosco spiega perché una barca può sembrare sollevarsi sull’acqua, che cosa c’entra la matematica con i pagamenti dal telefono e perché versare l’acqua da un bicchiere senza rovesciarla può diventare un problema di fluidodinamica; dal 2024 è autrice e volto video di Geopop, dove alla competenza matematica aggiunge un tono diretto, personale, a tratti dichiaratamente “fumantino”. Dietro ogni contenuto ci sono giorni di studio e scrittura, una parte che l’illusione della spontaneità social tende a cancellare.

Prima di arrivare davanti alla telecamera ha vissuto almeno tre vite professionali: pallanuotista in Serie A, consulente informatica e assistente di produzione a X Factor. A diciassette anni si trasferì da Milano a Firenze per allenarsi, scegliendo Matematica anche perché gli orari le consentivano di conciliare università e piscina; quando la squadra di Prato fu sciolta cambiò strada, conseguì due lauree e lavorò nell’IT, finché un posto sicuro e ben pagato cominciò a sembrarle un luogo in cui il cervello si spegneva.

Scrisse a Geopop, senza ricevere risposta; più tardi scoprì che l’email di Andrea Moccia era rimasta nelle bozze, si candidò di nuovo con un video e ottenne il lavoro. La storia è meno lineare di quanto appaia oggi, e contiene una buona regola matematica applicata alla carriera: una prima risposta mancante non equivale alla soluzione definitiva del problema, oggi è tra le donne italiane più influenti nella tecnologia e nel digitale.

 

Giorgia Bulgarella

Giorgia Bulgarella_Marketing Director Motorola Italia

Categoria: Manager
Ruolo: Marketing Director di Motorola Italia
Età: 45 anni

Social: LinkedIn https://www.linkedin.com/in/giorgia-bulgarella-51287b5/

Quando Giorgia Bulgarella è entrata in Motorola nel 2019, il marchio era quasi scomparso dai negozi italiani; Lenovo aveva deciso di tentare il rilancio europeo partendo dal nostro Paese e il gruppo iniziale, nelle parole della stessa Bulgarella, assomigliava più a una piccola squadra di avventurieri che alla divisione di una multinazionale. Pochi mesi per preparare il ritorno, poi il Covid e la chiusura del mercato; sette anni più tardi Motorola ha raggiunto una quota vicina al 15 per cento, è il terzo marchio per smartphone venduti in Italia e il secondo nell’universo Android.

Bulgarella ha guidato questo ritorno senza vivere soltanto della nostalgia per il vecchio Razr; ha lavorato sul posizionamento “lifestyle tech”, sui colori sviluppati con Pantone, sui materiali e sulle passioni degli italiani, dalla musica allo sport, per parlare anche a una generazione che non aveva mai posseduto un Motorola. La strategia ha dovuto rivolgersi a due pubblici diversi: ricordare agli over 40 ciò che il marchio era stato, mentre ai più giovani veniva presentato quasi come se fosse appena nato.

Prima di Motorola ha lavorato nel marketing di Vodafone, Fastweb, Seat Pagine Gialle e Samsung; accanto ai lanci di prodotto ha promosso iniziative con Telefono Rosa contro la violenza sulle donne, la Motorola Cup per ragazzi con disabilità e il primo smartphone con interfaccia in ladino, sviluppato insieme a Lenovo Foundation, Libera Università di Bolzano e Istituto ladino Micurá de Rü. In questi progetti si riconosce la sua idea del marketing di un’impresa tecnologica: la causa sociale non viene aggiunta in fondo alla presentazione, ma passa attraverso prodotto, distribuzione e visibilità.

 

Nunzia Ciardi

Le donne italiane più influenti nella tecnologia e nel digitale: Digiwomen 2026

Categoria: Istituzioni
Ruolo: Vice direttrice generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale
Età: 66 anni

Social: LinkedIn https://www.linkedin.com/in/nunzia-ciardi-19ba61232/

Nunzia Ciardi è vice direttrice generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale dal settembre 2021; prima è stata la prima donna a dirigere la Polizia Postale e delle Comunicazioni, coordinando circa duemila specialisti impegnati contro cyberterrorismo, frodi finanziarie, pedopornografia online, attacchi alle infrastrutture critiche e criminalità informatica. Il passaggio all’ACN ha allargato il perimetro: dalla repressione dei reati alla resilienza dell’intero Paese, in un momento nel quale reti energetiche, ospedali, amministrazioni e imprese condividono dipendenze digitali che possono diventare vulnerabilità comuni.

La cifra personale del suo lavoro emerge nel modo in cui parla ai più giovani; nel libro Con lo smartphone usa la testa ha scelto di non rivolgersi soltanto agli specialisti, ma a ragazzi, famiglie e insegnanti, perché la prima infrastruttura di sicurezza rimane il comportamento. Ciardi ha spesso paragonato l’accesso dei bambini alla rete alla guida di un veicolo: nessun genitore consegnerebbe le chiavi senza educazione e regole, mentre con uno smartphone si tende a considerare naturale ciò che è soltanto diventato abituale. È un’osservazione che vale anche per l’AI; la sicurezza nazionale ha bisogno di norme, tecnologie e competenze avanzate, ma comincia dalla capacità diffusa di riconoscere un rischio, una manipolazione o una richiesta anomala.

 

Mary Franzese

Le donne italiane più influenti nella tecnologia e nel digitale: Digiwomen 2026

Categoria: Startupper
Ruolo: Cofondatrice e Chief Marketing Officer di Neuron Guard
Età: 40 anni
Social: LinkedIn https://www.linkedin.com/in/mary-franzese/

Mary Franzese è l’anima economica e comunicativa di Neuron Guard, medtech modenese che ha sviluppato un collare per la gestione mirata della temperatura cerebrale nei pazienti colpiti da gravi traumi; nel 2026 il dispositivo è arrivato a uno studio clinico all’Addenbrooke’s Hospital di Cambridge, il primo al mondo nel suo genere. Il principio è ambizioso e concreto: raffreddare il cervello in modo selettivo, con un sistema portatile e controllato, limitando le complicazioni associate al raffreddamento dell’intero corpo e rendendo possibile il trattamento durante gli spostamenti verso diagnostica e sala operatoria.

Franzese non viene dalla medicina; è campana, si è laureata in Economia aziendale alla LIUC, ha studiato in Finlandia, Argentina e Cina, poi ha diretto una cooperativa socio-sanitaria e ha imparato da vicino quanto siano complessi i rapporti tra pazienti, strutture e istituzioni. Nel 2013 lasciò quel ruolo per frequentare il master in Imprenditorialità e strategia aziendale alla Bocconi, entrando durante un programma di accelerazione nel gruppo che sarebbe diventato Neuron Guard.

Da ragazza era tanto timida da avere paura di parlare in pubblico; oggi presenta una tecnologia medicale a medici, investitori e partner internazionali, senza nascondere che la paura di fallire fa parte del mestiere. Quella timidezza è diventata una competenza d’impresa, perché la scienza può avere un brevetto eccellente, ma per raggiungere un paziente deve trovare anche parole comprensibili, capitale paziente e alleanze credibili.

 

 

Greta Galli

Le donne italiane più influenti nella tecnologia e nel digitale: Digiwomen 2026

Categoria: Divulgazione e creator
Ruolo: Content creator e divulgatrice STEM
Età: 24 anni

Social: Instagram https://www.instagram.com/gretagalli_tech/

Greta Galli racconta robotica, stampa 3D, programmazione, intelligenza artificiale e gadget a una comunità che su Instagram ha superato le duecentomila persone; lo fa mostrando oggetti, esperimenti e prototipi, con il tono di chi vuole portare il banco da lavoro dentro lo smartphone, non limitarsi a recensire ciò che arriva già confezionato. A sedici anni costruì con i mattoncini Lego un braccio robotico funzionante; dal 2020 ha cominciato a condividere online quella passione, trasformando un’attività da maker in un lavoro di divulgazione.

La tecnologia, nel suo racconto, è legata all’errore; alle superiori un professore di informatica le suggerì di imparare a risolvere il cubo di Rubik per allenarsi con gli algoritmi, e quel rompicapo è rimasto uno degli oggetti con cui spiega che logica e creatività non sono opposte. A diciotto anni ha scoperto di essere plusdotata, una condizione della quale parla anche per descrivere quanto la scuola sappia ancora poco gestire chi apprende in modo diverso; alcuni insegnanti si sentivano messi alla prova dalla sua velocità, mentre lei aveva bisogno di trovare difficoltà abbastanza interessanti da poter sbagliare.

Dopo la laurea in Informatica, nel 2025 ha lasciato la Lombardia e si è trasferita a Catania per frequentare la magistrale in Communications Engineering; una scelta controcorrente, dal Nord verso la Sicilia, che ha raccontato pubblicamente e che l’ha portata a incontrare i gruppi universitari di robotica, aerospazio e racing dell’Etna Valley. Galli evita però di costruire il proprio racconto sull’immagine della giovane “geniale”, una formula troppo facile; preferisce mostrare i passaggi, i tentativi e le viti che non entrano al primo colpo, cioè la parte della tecnologia nella quale molte persone possono finalmente riconoscersi.

Giorgia Lodi

Le donne italiane più influenti nella tecnologia e nel digitale: Digiwomen 2026

Categoria: Professoresse e ricercatrici
Ruolo: Tecnologa del CNR-ISTC e docente a contratto all’Università di Bologna
Età: 50 anni

Social: LinkedIn https://www.linkedin.com/in/giorgia-lodi-4967444/

Giorgia Lodi lavora nel Semantic Technology Laboratory dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR; si occupa di open government data, Linked Open Data, tecnologie semantiche, sistemi distribuiti e big data, cioè degli strumenti che permettono a banche dati costruite in tempi e uffici diversi di descrivere le stesse cose nello stesso modo. È un lavoro quasi invisibile, fino al momento in cui manca: senza vocabolari condivisi e identificatori stabili, un indirizzo cambia forma da un archivio all’altro, un bene culturale perde il legame con il territorio e un servizio pubblico deve chiedere di nuovo informazioni che lo Stato possiede già.

Dopo il dottorato in Informatica, Lodi ha svolto ricerca sui sistemi distribuiti alla Sapienza e ha lavorato a lungo con AgID sui cataloghi e sulle basi dati della Pubblica amministrazione; oggi affianca la ricerca al CNR alla docenza all’Università di Bologna e ha contribuito anche a BUP, spin-off del CNR. Ha portato competenze nate nell’architettura dei sistemi dentro il problema molto italiano dell’interoperabilità pubblica; non produce un’app destinata a diventare famosa, ma la grammatica che consente a molte applicazioni di capirsi. Mentre il Paese parla di valorizzare i dati, Lodi lavora sul passaggio precedente: renderli utilizzabili, collegabili e documentati.

 

Elisa Lupo

Le donne italiane più influenti nella tecnologia e nel digitale: Digiwomen 2026

Categoria: Manager
Ruolo: Country Manager Italia e Spagna di Integral Ad Science
Età: 42 anni
Social: LinkedIn https://www.linkedin.com/in/elisa-lupo-815a568/

Elisa Lupo dirige le attività italiane e spagnole di Integral Ad Science, società che misura qualità, visibilità, sicurezza e adeguatezza della pubblicità digitale; lavora dunque in una zona poco visibile ma decisiva dell’economia online, dove un’inserzione deve raggiungere una persona reale, apparire in un contesto coerente e non finanziare, per errore, disinformazione o contenuti dannosi. In un mercato attraversato dall’AI generativa e da inventari pubblicitari sempre più automatizzati, il suo compito non è soltanto vendere tecnologia: deve costruire fiducia tra piattaforme, inserzionisti, editori e utenti.

Prima della carriera nel digitale Lupo è stata una nuotatrice agonistica; della piscina conserva la competitività, ma anche l’idea che il risultato arrivi dalla ripetizione quotidiana, molto prima del giorno della gara. Nel 2020, raccontando il proprio percorso, si definiva concreta e competitiva e invitava a usare insieme testa e cuore; nel 2026 ha affrontato pubblicamente anche una delle domande più insistenti rivolte alle manager, quella su maternità e carriera, osservando quanto il problema sia ancora raccontato come scelta privata invece che come questione organizzativa. Il dato personale non è una parentesi rosa: dice qualcosa sul tipo di impresa che il settore tecnologico riuscirà, oppure non riuscirà, a costruire.

 

Beatrice Mautino

Le donne italiane più influenti nella tecnologia e nel digitale: Digiwomen 2026

Categoria: Divulgazione e creator
Ruolo: Biotecnologa, scrittrice e divulgatrice scientifica
Età: 48 anni
Social: Instagram https://www.instagram.com/divagatrice/

Beatrice Mautino è arrivata alla divulgazione dopo la laurea in Biotecnologie industriali e un dottorato in Neuroscienze; conosce quindi il laboratorio dall’interno, compresi i tempi lunghi, i tentativi che non funzionano e la distanza che spesso separa un risultato preliminare da una certezza. Ha portato questo sguardo nei libri, nei festival, nella rubrica “La ceretta di Occam” su Le Scienze e nel podcast settimanale Ci vuole una scienza de Il Post, costruendo sui social un territorio riconoscibile: i cosmetici osservati con gli strumenti della chimica e della biologia, lontano sia dalle promesse del marketing sia dagli allarmismi confezionati per ottenere un clic.

È cofondatrice di Frame, società che progetta mostre ed eventi scientifici, e nel 2025 ha pubblicato Vertigine, un libro dedicato a un tema diventato urgente: perché ci affidiamo alla scienza e che cosa succede quando la fiducia vacilla. Mautino rifiuta le risposte troppo comode; invece di opporre gli esperti agli ignoranti, mostra come nascono le prove, dove possono entrare gli errori e perché un metodo fallibile rimane più affidabile di una certezza venduta bene. La sua comunicazione non tratta il pubblico da scolaro e non usa la scienza come una clava; invita a guardare l’etichetta, controllare la fonte e sopportare un po’ di complessità.

 

Imane Marouf

Le donne italiane più influenti nella tecnologia e nel digitale: Digiwomen 2026

Categoria: Startupper
Ruolo: Cofondatrice e Chief Commercial Officer di Ecosmic
Età: 27 anni, under 30
Social: LinkedIn https://www.linkedin.com/in/imane-marouf/ · Instagram https://www.instagram.com/imane_marouf1/

Imane Marouf è nata a Comacchio da genitori marocchini e oggi costruisce a Torino una parte del traffico orbitale del futuro; con Benedetta Cattani e Gaia Roncalli ha fondato Ecosmic, software house spaziale che aiuta gli operatori satellitari a valutare i rischi di collisione, ridurre i falsi allarmi e automatizzare manovre che diventeranno sempre più frequenti. L’orbita terrestre è già affollata e migliaia di nuovi satelliti sono attesi nei prossimi anni; sapere quando spostarne uno, senza consumare inutilmente carburante e vita operativa, è un problema industriale prima ancora che fantascientifico.

Il padre, fisico, le ha insegnato che davanti a un problema servono un foglio e una matita, possibilmente una matita perché consente di sbagliare; a sedici anni una summer school di astrofisica le fece osservare nelle immagini di Hubble il rumore della radiazione cosmica di fondo, ma soprattutto le fece desiderare di costruire gli strumenti che permettono agli scienziati di vedere. Al Politecnico di Milano, dove studiava Ingegneria aerospaziale, le ragazze al primo anno erano dieci o quindici in un’aula di duecento persone; in seguito ha fondato PoliSpace, lavorato tra venture capital ed ESA e incontrato proprio all’Agenzia spaziale europea le future socie. Marouf non è entrata nello spazio per fare da simbolo; sa però che una studentessa, vedendola al lavoro, potrebbe considerare normale una scelta che a lei era stata mostrata quasi soltanto al maschile.

 

Carla Masperi

Le donne italiane più influenti nella tecnologia e nel digitale: Digiwomen 2026

Categoria: Manager
Ruolo: Amministratrice delegata di SAP Italia
Età: 62 anni

Social: LinkedIn https://www.linkedin.com/in/carla-masperi-1b111659/

Carla Masperi guida SAP Italia, una posizione dalla quale osserva la trasformazione digitale nel punto in cui diventa meno narrativa e più operativa: processi, dati, supply chain, sostenibilità misurabile, sistemi che devono funzionare ogni giorno e non soltanto durante una demo. La sua storia professionale comincia in IBM alla fine degli anni Ottanta, prosegue in SAP, passa da Reply e poi compie una deviazione che spiega molto del suo modo di intendere la tecnologia.

Per circa sei anni Masperi è stata CIO dell’Ospedale San Raffaele di Milano; ha quindi gestito l’informatica in un ambiente nel quale un ritardo, un dato incompleto o un’integrazione mal riuscita non producono soltanto inefficienza, ma possono ripercuotersi sul lavoro clinico e sulle persone. È tornata in SAP nel 2013, prima come responsabile delle soluzioni per le linee di business, poi come chief operating officer e infine come amministratrice delegata; quel passaggio dall’ospedale al software d’impresa è il tratto meno convenzionale del suo curriculum e aiuta a capire perché insista sull’adozione, oltre che sulla tecnologia. Un sistema è davvero innovativo quando entra nel lavoro, modifica una decisione e regge la pressione della realtà; il resto, per quanto brillante, rimane una presentazione.

Donatella Sciuto

Le donne italiane più influenti nella tecnologia e nel digitale: Digiwomen 2026

Categoria: Professoresse e ricercatrici
Ruolo: Rettrice del Politecnico di Milano e professoressa ordinaria di Sistemi di elaborazione
Età: 64 anni
Social: LinkedIn https://www.linkedin.com/in/donatellasciuto/

Donatella Sciuto è la prima donna alla guida del Politecnico di Milano dalla fondazione dell’ateneo; eletta per il mandato 2023-2028, è professoressa ordinaria di Sistemi di elaborazione e ha lavorato su progettazione di sistemi embedded, elettronica a basso consumo, architetture multicore e smart building. Il rettorato aggiunge a questa traiettoria scientifica una responsabilità più ampia: decidere come deve cambiare un’università tecnica mentre l’AI ridisegna professioni, didattica e ricerca, senza trasformare ogni corso in un inseguimento dell’ultima piattaforma. Per questo è tra le donne italiane più influenti nella tecnologia e nel digitale.

Da bambina voleva fare la sportiva e costruiva oggetti con il padre ingegnere; al Politecnico, dopo un inizio faticoso, vide alcuni studenti saldare chip e scrivere programmi divertendosi, e capì che l’ingegneria poteva essere creativa. A 22 anni vinse il premio come più giovane laureata dell’ateneo, un anticipo che non le risparmiò il consiglio paternalistico di aspettare, perché “tanto hai tempo”; oggi risponde alle studentesse con un verbo semplice, osare, e con iniziative strutturali sulle pari opportunità. Essere la prima rettrice resta un primato simbolico; il lavoro meno fotografabile consiste nell’allargare l’idea di chi possa progettare tecnologia e nel preparare persone capaci di discuterne anche le conseguenze.

 

Chiara Scotti

Categoria: Istituzioni
Ruolo: Vice direttrice generale della Banca d’Italia
Età: 50 anni
Social: LinkedIn https://www.linkedin.com/in/chiarascotti/

Chiara Scotti è tornata in Italia dopo quasi vent’anni nel Federal Reserve System per entrare, il 19 febbraio 2024, nel Direttorio della Banca d’Italia come vice direttrice generale; è anche componente del Direttorio integrato dell’IVASS e il suo lavoro mette in relazione tecnologia finanziaria e fiducia pubblica, tra politica monetaria, stabilità finanziaria, pagamenti, euro digitale, stablecoin e asset tokenizzati. Sono argomenti che possono sembrare riservati agli economisti fino a quando una piattaforma privata comincia a comportarsi come una banca, un algoritmo decide a chi concedere credito oppure una moneta digitale attraversa i confini prima che le regole riescano a seguirla; in quel momento l’architettura tecnica diventa un problema economico, politico e perfino democratico.

Il suo percorso comincia a Lodi, dove è nata il 19 agosto 1975, prosegue alla Bocconi, dove si laurea con lode in Economia, e alla University of Pennsylvania, dove consegue master e dottorato; nel 2005 entra alla Federal Reserve di Washington, durante la pandemia diventa Special Adviser dell’allora vicepresidente Richard Clarida e nel 2023 arriva alla Federal Reserve Bank of Dallas come Senior Vice President e direttrice della ricerca. Il ritorno a Roma porta nel Direttorio una prospettiva maturata dentro crisi finanziarie, shock globali e trasformazioni dei sistemi di pagamento; nel maggio 2026, aprendo un incontro su moneta digitale e politica monetaria, Scotti è partita da una moneta maltese del Cinquecento sulla quale era inciso Non aes, sed fides, non il metallo, ma la fiducia.

La tecnologia può trasformare il denaro in un segnale elettronico, una voce in un database o un token, ma non elimina la domanda su chi ne garantisca il valore; poche settimane prima Scotti aveva affrontato lo stesso nodo chiudendo il progetto OCSE sull’intelligenza artificiale nei mercati finanziari italiani, dove innovazione e automazione devono fare i conti con qualità dei dati, fornitori esterni e resilienza cibernetica. Dopo una carriera costruita in una delle banche centrali più influenti del mondo, Chiara Scotti è chiamata a stabilire quale parte della moneta debba rimanere pubblica quando il denaro diventa software.

 

Paola Velardi

Paola Velardi

Categoria: Insegnamento e ricerca
Ruolo: Informatica, professoressa ordinaria in quiescenza alla Sapienza e Senior Associate del CNR-ISTC
Età: 71 anni
Social: LinkedIn https://www.linkedin.com/in/paola-velardi-2582a559/

Paola Velardi si occupava di intelligenza artificiale quando il tema non riempiva convegni aziendali e conversazioni quotidiane; dopo la laurea in Ingegneria elettronica alla Sapienza e un’esperienza alla Fondazione Ugo Bordoni, nel 1983 trascorse un periodo a Stanford e scelse l’AI come campo di ricerca. Ha lavorato in IBM, insegnato all’Università Politecnica delle Marche e poi alla Sapienza, concentrandosi su elaborazione del linguaggio naturale, machine learning, estrazione di conoscenza dal web e analisi delle reti sociali; dal 2025 è in quiescenza come professoressa ordinaria, ma continua l’attività scientifica ed è Senior Associate del CNR-ISTC. E’ tra le donne italiane più influenti nella tecnologia e nel digitale.

Fuori dall’università, il suo progetto più conosciuto si chiama “NERD? Non è roba per donne?”; nato nel 2012 con IBM, porta studentesse delle scuole superiori dentro l’informatica attraverso laboratori pratici, applicazioni e problemi da risolvere, ed è cresciuto fino a coinvolgere numerosi atenei italiani. Il titolo usa con ironia lo stereotipo che vuole smontare, ma l’impostazione è molto concreta: non basta dire alle ragazze che possono scegliere le STEM, occorre far provare loro la soddisfazione di costruire qualcosa e offrire modelli nei quali riconoscersi. L’UNESCO l’ha inserita nel proprio museo virtuale dedicato alle donne nella scienza; il riconoscimento arriva dopo oltre quarant’anni di ricerca, durante i quali Velardi ha lavorato sia sugli algoritmi sia sulle condizioni necessarie perché il talento non venga perso prima ancora di entrare in università.

Che cosa raccontano le Digiwomen 2026, le donne italiane più influenti nella tecnologia e nel digitale

Messe una accanto all’altra, queste sedici storie smentiscono l’idea che la tecnologia sia un settore con confini netti; dentro ci sono diritto costituzionale e ingegneria, marketing e sistemi embedded, pallanuoto e matematica, robotica raccontata in video, fogli Excel in fabbrica e satelliti in orbita. La competenza tecnica rimane essenziale, ma non basta da sola: servono istituzioni capaci di governarla, manager che la portino nei processi, ricercatrici che ne allarghino le possibilità, imprenditrici disposte a misurarsi con il mercato e persone capaci di spiegarla senza ridurla a slogan.

Le Digiwomen esistono per rendere visibile questa trama; non perché le donne nella tecnologia siano un’eccezione da celebrare una volta all’anno, ma perché l’abitudine a cercare sempre gli stessi nomi produce un racconto più povero della realtà e, alla lunga, anche un’innovazione più povera. Il segnale migliore arriverà quando una lista simile non sembrerà più sorprendente; fino ad allora continueremo a fare nomi, raccontare percorsi e osservare che cosa queste donne stanno mettendo in moto.


Le donne italiane più influenti nella tecnologia e nel digitale: Digiwomen 2026 - Ultima modifica: 2026-10-12T08:00:49+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

Arduino

Non rimanere indietro, iscriviti ora

Ricevi in tempo reale le notizie del digitale

Iscrizione alla Newsletter

controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione

Privacy Policy

Grazie! Ora fai parte di Digitalic!