IoT: ecco come potrebbe aiutare le Pmi

Le Pmi sono quelle che maggiormente possono beneficiare dell’IoT, che consentirà loro di recuperare dei vantaggi sulla grande impresa.

Si parla sempre più spesso di Internet delle Cose (Internet of Things – IoT) e del modo in cui anche i dispositivi più piccoli possano fare quello che non si riteneva potesse essere possibile via smartphone, wearable oppure tablet, ma l’IoT è strettamente collegato all’aumento esponenziale delle smart home. Sempre più esperti del settore ritengono però che la crescita reale dell’IoT avverrà per mezzo delle imprese, nelle quali i big data contribuiranno a rendere i processi più efficienti. Un esempio di base di Internet delle Cose è proposto dalla British Petroleum, che per anni ha distribuito migliaia di wearable come parte del proprio programma di benessere aziendale al fine di avere un’idea più precisa sulla salute dei propri dipendenti e quindi di ridurre i costi di assicurazione sanitaria.

L’ IoT per le Pmi

IoT si basa sull’idea che tutti gli oggetti che difficilmente si pensava potessero essere collegati a Internet anche solo 10 o 20 anni fa – come orologi, frigoriferi o sistemi di illuminazione – possano esserlo ora. Ma la cosa più importante di questa transizione è che attraverso le connessioni, ognuno di questi dispositivi produrrà dei dati che potranno essere utilizzati per migliorare l’efficienza di un’azienda.

Esempi di IoT per le Pmi

Ad esempio, prendiano l’argomento delle luci intelligenti. Molte aziende e molti giornalisti del settore hanno evidenziato come l’Internet di Cose possa partire da un utilizzo smart dell’illuminazione e dei dati per migliorare l’efficienza energetica. Stimare il riscaldamento, il raffreddamento e il numero di luci necessarie in un determinato momento potrebbe aiutare nel controllo della quantità di energia consumata in tempo reale, consentendo di ottimizzarla.

Prima i dati poi l’internet delle cose

Naturalmente, le Pmi dovranno provvedere alla memorizzazione di monti di dati prodotti dall’IoT, che si prevede possano raggiungere i 600 zettabytes – o i 600 trilioni di gigabyte – già entro il 2020. Fortunatamente le piccole imprese possono adattarsi a questa esplosione di dati, abbandonando i server tradizionali e abbracciando il cloud.

I dati in sé sono inutili non si è in grado trovare soluzioni creative per sfruttare le informazioni in essi contenute.

Allevamenti di pesce e IoT

La Aquaco – un allevatore ittico – è un esempio di come la Pmi possa utilizzare l’IoT per migliorare la propria attività. Aquaco utilizza i dati raccolti da una serie di sensori collocati in piccoli dispositivi di registrazione per regolare l’alimentazione degli animali, monitorare i livelli di ossigeno e altri fattori ambientali e per ricevere avvisi e notifiche tempestivamente in caso di necessità.

Vantaggi per i clienti

Ma, parlando più in generale, un altro esempio dei vantaggi offerti dall’IoT è rappresentato dall’applicazione ai servizi clienti: un’impresa potrebbe – grazie ai propri sensori presenti in un dispositivo venduto ai clienti – inviare una notifica nel momento in cui un dispositivo necessitasse manutenzione oppure sostituzione. Si passerebbe dalla risoluzione di un problema in atto alla previsione di un problema prima che possa comportare un danno, aumentando quindi le prestazioni e l’efficienza dei prodotti.

Per alcuni l’IoT è un concetto esoterico nel quale una gran quantità di tecnologie si fondono tra loro senza però cambiare concretamente la qualità della quotidianità. Eppure c’è chi crede che l’IoT possa rivelarsi un motore di innovazione che trova nei dati delle Pmi il veicolo per valorizzarne il pieno potenziale.

L’Internet delle Cose è un processo continuo nel quale i dati portano a soluzioni che incoraggiano la diffusione di nuove soluzioni e le Pmi potrebbero trovare proprio le risposte ai loro problemi.


IoT: ecco come potrebbe aiutare le Pmi - Ultima modifica: 2017-07-12T09:46:00+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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