L’evoluzione che porta dalla SEO alla GEO introduce un modello di ricerca centrato sulle domande, non più sulle liste di risultati.
Nel giro di pochi mesi la ricerca online ha cambiato pelle: alla SEO (Search Engine Optimization), cioè l’insieme di tecniche usate per rendere un sito comprensibile e classificabile dai motori tradizionali, si affianca ora la GEO (Generative Engine Optimization), disciplina pensata per ottimizzare la presenza dei contenuti all’interno delle risposte generate da sistemi conversazionali come ChatGPT, Gemini o Perplexity. La differenza non è solo terminologica: mentre la SEO lavora sulla capacità di un crawler di analizzare pagine e segnali strutturali, la GEO si concentra su come un modello linguistico interpreta informazioni, costruisce sintesi e seleziona fonti autorevoli da integrare nelle proprie risposte. È una transizione tecnica che modifica a fondo l’architettura della visibilità online, perché le AI oggi restituiscono una risposta diretta, e ciò che viene citato all’interno di quella risposta diventa il nuovo standard di presenza digitale per aziende, editori e professionisti.

SEO e GEO, la ricerca come conversazione
Con l’introduzione di modalità come AI Mode e AI Overview, Google e altri motori intelligenti ora costruiscono risposte complete basate su contenuti esistenti. In questo scenario, un sito di news diventa un elemento costitutivo delle risposte generate dall’AI. La logica cambia: non si punta più tanto al click, quanto a essere parte della risposta stessa. Il passaggio fondamentale è dalla SEO classica alla GEO, dove ciò che conta è essere citati e fatti emergere nelle sintesi che l’intelligenza artificiale propone all’utente.
D’altronde, le ricerche basate su AI sono aumentate di circa il +494%, un dato che segna quanto questo fenomeno sia molto rilevante. Alcuni analisti ipotizzano anche un calo del 50% del traffico organico tradizionale entro il 2028, se il trend dovesse continuare.
Un nuovo modello di business per i brand
La novità sposta il baricentro della strategia digitale dei brand. L’obiettivo è diventare una fonte utile per le sintesi prodotte dagli strumenti conversazionali. Per riuscirci servono interventi mirati. I siti devono essere tecnicamente leggibili dai modelli, con architetture pulite, dati aggiornati e segnali semantici ben strutturati che garantiscono anche l’accessibilità digitale. I contenuti vanno progettati per domande espresse in linguaggio naturale, con informazioni precise, verificabili e facilmente integrabili nelle risposte automatiche. Parallelamente, la presenza del brand deve estendersi a contesti esterni al sito proprietario, come piattaforme editoriali e community digitali che vengono frequentemente analizzate dai modelli generativi. L’approccio vincente combina solidità tecnica, chiarezza informativa e diffusione controllata dei contenuti nei luoghi da cui le AI attingono quando costruiscono una risposta.
GEO: una corsa d’oro dai risvolti incerti
Nonostante il clamore, la GEO non è ancora una scienza esatta: mancano regole stabili, i dati restano poco accessibili e le metriche sono in continuo cambiamento. Molti brand investono in una combinazione di SEO tradizionale, PR e strategie di visibilità per essere citati nelle risposte generative, ma il mercato GEO è ancora giovane e frammentato – alcuni esperti avvertono che molte promettenti “strategie GEO” potrebbero essere effimere. Inoltre, piattaforme come Google e Microsoft ricordano che i principi fondamentali non cambiano rispetto alla tradizionale SEO: autorevolezza, freschezza dei contenuti e struttura rimangono centrali anche nel nuovo paradigma.