Ecosia, come funziona il motore di ricerca ecologico

Ecosia è un motore di ricerca simile a Google, ma ha il pregio di investire il denaro delle pubblicità in azioni che proteggono l’ambiente

Ecosia è un motore di ricerca che sfida Google, attraverso l’ambiente. I concorrenti di Google non sono mai riusciti a battere il (quasi) monopolio del colosso americano, ma dalla Germania il motore di ricerca Ecosia è arrivato in qualche modo a scalfire il primato del sito creato da Sergey Brin e Larry Page.

Il portale Ecosia infatti utilizza i propri guadagni per piantare alberi in tutto il mondo. La sua home page ospita un conteggio del numero di alberi che sono stati piantati grazie agli utenti. Se usare Google tutti i giorni vi ha un po’ stufato, Ecosia rappresenta un’alternativa a Google utile e positiva, visto l’impegno messo per il benessere della Terra.

Ecosia, motore di ricerca per l’ambiente

L’ambiente è sempre più importante, soprattutto in questo periodo di cambiamenti climatici e pericoli per la natura di cui scopriamo nuovi tragici aspetti ogni giorno. Campagne sui social media e hashtag possono fare poco però quando il danno reale è già stato fatto e i risultati negativi sono sotto gli occhi di tutti.

Ma non tutto ciò che viene da internet è negativo: Ecosia ne è la dimostrazione. Dal 2009, il sito tedesco collabora con numerose organizzazioni ambientaliste, fra cui inizialmente il Wwf, per sostenere la lotta al riscaldamento globale. La società afferma di utilizzare una parte dei suoi profitti per finanziare enti benefici, che a loro volta lavorano per piantare alberi in tutto il mondo. Ecosia guadagna come fanno la maggior parte degli altri motori di ricerca e siti Web, ovvero grazie alle entrate pubblicitarie. Non ottiene gli introiti di Google o Yahoo, ma è encomiabile il fatto di donare parte dei propri guadagni a imprese che in tutto il globo si occupano di migliorare la vita di flora e fauna.

Ecosia

Un motore di ricerca a prova di bufale

Una notizia come questa rischia di entrare facilmente nell’insieme di fake news che attanagliano il web, ma per fortuna le affermazioni di Ecosia sembrano confermate. Non solo il sito ha una pagina apposita dove racconta gli sviluppi del proprio impegno ambientalista, ma è stato l’autorevole sito anti-bufale americano Snopes a convalidare le affermazioni degli sviluppatori tedeschi. Gli ultimi rapporti finanziari dell’azienda infatti dimostrano che il 52% del reddito totale (circa l’80% del suo surplus) è stato investito in progetti di piantumazione di alberi, il 5% è stato speso in pubblicità, il 30% è stato speso in costi operativi e il 13% è andato in depositi utilizzati per finanziare investimenti ambientali di maggiori dimensioni.

Cosa fa Ecosia

Ad oggi Ecosia (che è disponibile anche come app per Android e iOS nonché come estensione di Google Chrome) ha piantato oltre 67 milioni di alberi con questo metodo innovativo. Un altro vantaggio è che i server dell’azienda sono operativi grazie all’energia solare. Immagini dei servizi portati in Africa e in Brasile, dove Ecosia ha deciso di inviare aiuti in seguito agli incendi dell’Amazzonia, sono postati periodicamente sul blog dell’azienda che per questo ha visto crescere il suo utilizzo sul web.

“Fare del bene nel mondo oggi non è sempre facile, ma Ecosia può essere il primo passo. Questo perché aiuta a piantare alberi gratuitamente con un’attività che milioni di persone fanno ogni giorno – ha detto in un’intervista il creatore Christian Kroll – stiamo inoltre lavorando per spingere gli utenti a comprendere quale sia il loro impatto individuale sulla natura, al fine di supportarli nel fare di più nella loro vita quotidiana. L’idea è di sviluppare Ecosia come uno strumento web che permetta alle persone di aiutare l’ambiente: pianta alberi quando fa una ricerca sul Web, è il nostro motto”.


Ecosia, come funziona il motore di ricerca ecologico - Ultima modifica: 2019-10-12T10:18:50+00:00 da Andrea Indiano

Giornalista con la passione per il cinema, le innovazioni, la tecnologia, ha vissuto per anni a Los Angeles da dove è stato corrispondente per diverse testate italiane. Ha studiato a Venezia e in Giappone, autore del libro "Hollywood Noir"

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