Simona Panseri: “Imparate ad essere felici e disconnessi”

Simona Panseri, Direttore Comunicazione e Public Affairs per l’Italia e il sud Europa di Google ci spiega quanto è importante riuscire a connettersi meno e connettersi meglio

Bergamasca trapiantata a Milano, dove ha conseguito la laurea in Filosofia con specializzazione in Logica e Filosofia del Linguaggio, sposata con due figli, Simona Panseri lavora nel mondo della comunicazione da oltre quindici anni.è, dal 2008, Direttore Comunicazione e Public Affairs per l’Italia e il sud Europa di Google.

Il percorso di una carriera è sempre il frutto del lavoro di tanti. Un viaggio che si intraprende attraverso la conoscenza, l’osservazione, l’apprendimento, il confronto, la curiosità intellettuale. Da tutto ciò, lavorando sempre in modo cooperativo e non competitivo, deriva il conseguimento dei risultati.

di Ilaria Galateria

Simona Panseri, l’intervista

Lei ha percorso il primo capitolo della sua brillante carriera lavorativa in un altro settore, quello dei libri, la sua grande passione insieme alla filosofia.
Sin dai tempi del liceo e poi dell’Università ero affascinata dai libri e lo sono tutt’ora, così ho iniziato a lavorare nell’editoria. All’inizio mi piaceva, ma presto ho capito che questa passione rischiava di diventare troppo astratta. Avevo bisogno di maggiore concretezza. Dopo l’università ho deciso che dovevo volgere le mie attenzioni altrove; cercavo professionalità diverse che mi consentissero di applicare la mia passione per lo studio, l’approfondimento, il contenuto e la scrittura. Così mi sono avvicinata alla comunicazione. Prima alla Philips e poi in una agenzia di comunicazione specializzata nella tecnologia.”

Simona Panseri Google

Simona Panseri, Direttore Comunicazione e Public Affairs per l’Italia 
e il sud Europa di Google

 

La tecnologia in quegli anni era un settore poco conosciuto…

“Assolutamente. Era un settore nuovo, molto tecnico e di grande fascino per me e che richiedeva parecchio studio, proprio perché diverso. L’evoluzione tecnologica è esplosa negli anni ‘90, dove si è assistito alla moltiplicazione dei canali di accesso all’informazione che hanno cambiato le modalità della comunicazione. L’avvento di Internet ha portato la tecnologia a diventare progressivamente un abilitatore trasversale di tutti i settori merceologici ed io, con grande entusiasmo, ho abbracciato questa esperienza che ho maturato in diversi settori. Dopo la seconda maternità, però, ho capito che quel lungo percorso era arrivato a conclusione. Avevo bisogno di una nuova sfida, che si è materializzata in Google.”

Gli studi in Filosofia sono stati importanti per il suo percorso?

“Indubbiamente. Non ho certo imparato le competenze tecniche, le skills, ma piuttosto ad apprendere. La costante della comunicazione è la rapidità del cambiamento, la molteplicità delle aree applicative e quindi è un continuo apprendere.”

Quali sono le differenze tra la comunicazione su Internet e quella “fuori rete”?

“In realtà ancora oggi comunico ‘fuori rete’. Comunico a proposito di Internet, ma gli strumenti che utilizzo non sono legati esclusivamente a Internet. Le differenze sono molte, la più significativa è che attraverso gli strumenti di comunicazione di Internet il meccanismo di ritorno di avvio delle conversazioni avviene anche nei confronti di persone che non si conoscono; la fascia quindi è molto più ampia ed è necessario attivare diverse capacità di ascolto.”

Nel mondo del lavoro giovanile Google è un’azienda molto ambita: certamente perché è dinamica, poi?

“Il dinamismo è un termine che ci caratterizza, il cambiamento è una costante e così anche il contesto lavorativo, estremamente vivace. E’ un’azienda realmente meritocratica che offre opportunità indipendentemente dall’età – sfatiamo il mito che in Google ci sono solo ‘ragazzini’! – e dal background. Il parametro su cui viene misurata una persona è il progetto e il raggiungimento degli obiettivi. All’interno, inoltre, ci sono molte occasioni di scambio e di collaborare anche con funzioni diverse con un continuo apprendimento.”

Qual è l’età media in azienda, c’è una prevalenza maschile o femminile?

“Il mio staff in Italia è composto metà da uomini e metà da donne mentre in Spagna, per una casualità, sono tutte donne. L’età varia dagli ultimi anni dei 20 agli ultimi anni dei 40. Esiste una cultura aziendale per cui chiunque è incoraggiato ad esprimere la propria opinione, anche di fronte a persone che hanno una seniority più elevata, perché le buone idee e le osservazioni rilevanti possono arrivare da chiunque.”

Simona Panseri e i progetti Google

Lei è una delle ambasciatrici del Google news Initiative, che ha l’obiettivo di rafforzare il giornalismo di qualità.

“È un progetto che fa da cappello a una serie di molteplici attività che Google svolge per collaborare con editori e giornalisti, allo scopo di contribuire allo sviluppo di modelli di business sostenibili per l’informazione sul digitale e all’equilibrio di strumenti, di servizi che possano essere utili ai giornalisti per il proprio lavoro. Lo scopo è offrire semplicemente degli strumenti non sostituirsi al lavoro dei giornalisti.”

La privacy, un tema delicato e importante per Google.

“Certamente, infatti cerchiamo di prestargli la massima attenzione, perché è un tema legato alla fiducia che le persone devono poter avere nei confronti di Google nell’utilizzo di quest’ultimo dei loro dati. Le persone devono avere un accesso e un controllo sicuro alla loro privacy. Google account, ad esempio, è uno strumento fondamentale di controllo e di gestione dei propri dati dove ognuno può gestire tutte le impostazioni della privacy, effettuare scelte dettagliate, controllare la sicurezza dell’account.”

Simona Panseri: la disconnessione felice

La scorsa estate avete lanciato Jomo, acronimo di Joy of missing out, la gioia di perdersi qualcosa, la disconnessione felice, staccare col web durante le vacanze. Un invito a un uso più equilibrato di Internet e dei social network. È importante ogni tanto isolare la mente?

“Sì. Connettersi di meno e connettersi meglio. Le persone tendono a non voler perdere nemmeno una notifica, a restare sempre al passo nell’utilizzo della tecnologia. In realtà con il digital wellbeing, il benessere del digitale, si possono avere una serie di strumenti per monitorare come e quanto si usano i dispositivi, così da avere un quadro completo delle proprie abitudini. Ci sono applicazioni che monitorano quanto usiamo lo smartphone, ci aiutano a disconnetterci quando è necessario. Il benessere digitale è usare in modo più responsabile i mezzi tecnologici. La tecnologia dovrebbe migliorare la vita delle persone, non distrarle dalla vita stessa.”

Mi scusi, ma lei riesce a “staccare”?

“Faccio del mio meglio. Da molto tempo ho alcune applicazioni che disattivano le notifiche dal telefono e altro. Inoltre, in casa, la presenza dei miei figli richiede un’attenzione e una partecipazione che rendono più facile “staccare.”

Quali qualità servono per emergere?

“Determinazione, riflessione costante su ciò che si sta facendo e sugli obiettivi prefissati, attenzione e confronto continuo con gli altri, anche fuori del proprio contesto professionale perché ovunque possono arrivare spunti interessanti. Il team è fondamentale: dal gruppo di lavoro ognuno ne esce rafforzato. Ogni lavoro, infine, è un’occasione per imparare qualcosa e per crescere. Basta saperlo osservare con gli occhi giusti.”

Simona Panseri, Direttore Comunicazione e Public Affairs per l’Italia 
e il sud Europa di Google


Simona Panseri: “Imparate ad essere felici e disconnessi” - Ultima modifica: 2019-03-31T09:05:12+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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