Nico Losito alla guida IBM Italia: la strategia su AI, quantum e sovranità digitale

Nico Losito, nuovo General Manager di IBM Italia, presenta la strategia su intelligenza artificiale, hybrid cloud, quantum computing e sovranità digitale.


Dal primo aprile 2026 Nico Losito è General Manager di IBM Italia ed è la nuova guida della società, al vertice subentra al posto  di Alessandro La Volpe, amministratore delegato di IBM Italia per due anni. Il suo primo confronto strutturato con la stampa è servito a fissare la rotta dell’azienda in un momento preciso: quello in cui l’intelligenza artificiale smette di essere un argomento da convegno e diventa un modello operativo, con impatti diretti su costi, ricavi e organizzazione.

Il taglio scelto da Losito è quello di chi non ama i giri di parole: dichiara subito il finale, poi torna indietro a spiegare. Niente preamboli sul passato dell’azienda, niente slide celebrative; entra nel vivo dei temi, con l’obiettivo di restituire alla sala l’ultimo “sentiment” arrivato dal mercato negli ultimi dieci, dodici mesi. 

Nico Losito, general Manager IBM Italia

Nico Losito, general Manager IBM Italia

Chi è Nico Losito: una carriera costruita dentro IBM

La scelta di IBM è una scelta di continuità, non di rottura. Losito non arriva da fuori: arriva dal ruolo di Vice President Sales di IBM Technology, la divisione che riunisce software, infrastrutture hardware e servizi professionali, dove ha guidato i team che disegnano e implementano soluzioni di AI e hybrid cloud per le grandi aziende italiane. Un percorso interno, con responsabilità crescenti anche a livello internazionale nell’area Europe, Middle East and Africa; tra le tappe più rilevanti, la gestione dell’integrazione di Red Hat in IBM e il ruolo di Vice President per il segmento delle piccole e medie imprese in EMEA (il profilo completo è sul sito newsroom di IBM Italia).

In Italia ha già ricoperto posizioni di primo piano: Direttore Software e Cloud, con la responsabilità delle risorse più critiche per diversi settori industriali, dopo anni di vendite ai grandi clienti nei comparti Oil & Gas, Energy & Utilities e finanziario. Ha avviato il primo IBM Garage italiano; è stato Chief Digital Officer con l’obiettivo di accelerare l’innovazione delle imprese; fuori da IBM ha guidato per cinque anni, come amministratore delegato, InTeSa EDI, realtà di riferimento nel mercato fiduciario digitale. Nel 2021 ha fondato la community Leaders & Tech, ed è oggi coinvolto in diverse realtà istituzionali e accademiche, dal Consiglio Direttivo di Assolombarda all’Advisory Board della Rome Business School. Un profilo che mescola vendita, tecnologia e reti di relazione: esattamente il triangolo su cui si gioca il ruolo di chi deve far crescere la quota di mercato di IBM in un Paese difficile.

La strategia di IBM secondo Nico Losito: tre missioni, due condizioni

Il framework è semplice da enunciare, molto meno da eseguire. Losito sintetizza IBM in tre missioni, in realtà due più una: intelligenza artificiale e hybrid cloud, che sono il percorso già avviato da quattro o cinque anni, e quantum computing, che è la new entry, uscita dai laboratori di ricerca e ormai avviata verso applicazioni reali e commercializzazione. Attorno a queste tre missioni ci sono due condizioni che le attraversano tutte: la sicurezza, definita non negoziabile, e le competenze, cioè il modo in cui ridisegnare il rapporto uomo macchina. Il resto della conferenza è servito a riempire questo scheletro; e in IBM la sostanza, di solito, prende la forma di un numero.

Nico Losito, general Manager IBM Italia

Nico Losito, general Manager IBM Italia

Intelligenza artificiale: 4,5 miliardi di nuova efficienza interna

Il dato più concreto della giornata non riguarda un cliente, riguarda IBM stessa. L’azienda ha applicato la propria intelligenza artificiale, watsonx, ai propri processi interni, con un approccio che chiama IBM Client Zero: il primo cliente di IBM è IBM. Il risultato, verificabile nei conti trimestrali del gruppo, è un risparmio di produttività che ha raggiunto un run rate annuo di circa 4,5 miliardi di dollari a fine 2025, in crescita rispetto ai 3,5 miliardi con cui si era chiuso il 2024. Non un numero da press release: quasi il sette per cento di un fatturato mondiale che vale tra i 65 e i 67 miliardi, ottenuto scomponendo l’azienda in centinaia di workflow, selezionando quelli davvero rilevanti e riprogettandoli con l’AI. Il mantra raccontato da Losito è semplice: per ogni processo, quattro domande. Genera ricavi; genera profitto; aumenta la soddisfazione del cliente; produce cassa. Se le risposte sono quattro no, il processo non va potenziato con l’intelligenza artificiale: va eliminato. Solo dopo, su ciò che resta, arriva la riprogettazione con un mindset AI first; il tutto governato da un meccanismo bottom up e top down insieme, con le idee raccolte dal basso (l’anno scorso oltre 165.000, poi scremate) e la prioritizzazione decisa dai vertici.

IBM Bob, reso disponibile a livello globale il 28 aprile 2026 e già usato internamente da oltre 80.000 sviluppatori IBM. Non un semplice assistente al codice, ma un partner di sviluppo che copre l’intero ciclo di vita del software, dalla pianificazione al testing, dalla governance alla modernizzazione del legacy; un agente di agenti, capace di orchestrare modelli diversi, tra cui quelli di Anthropic, Mistral e i Granite di IBM, e di tenere sotto controllo il consumo di token con una logica di costo trasparente, i cosiddetti Bobcoin. IBM dichiara un guadagno medio di produttività intorno al 45 per cento tra gli utenti interni, con picchi vicini al 70 per cento su alcuni team (i dettagli sono nell’annuncio ufficiale di IBM Bob).

Il punto più interessante sollevato da Losito è però un altro: oggi l’AI in azienda serve quasi solo alla produttività, cioè al taglio dei costi, e pochissimo alla generazione di ricavi. Lo confermano i sondaggi IBM, lo conferma la realtà italiana, ancora più lenta e più scettica quando si scende nella piccola e media impresa. La fase due, ammette Losito, è già iniziata anche in casa IBM, con programmi che usano l’AI per potenziare la forza vendita e scoprire opportunità di business; ma resta un divario che il mercato non ha ancora colmato, e che sarà il vero banco di prova dei prossimi anni.

Hybrid cloud e sovranità digitale: arriva IBM Sovereign Core

La parola sovranità è tornata più volte. Losito l’ha pronunciata con una certa cautela, consapevole che sia ormai abusata; poi l’ha smontata, restituendole un significato operativo. “La sovranità digitale non coincide con la sola localizzazione del dato: quella è soltanto l’inizio, poi ci sono quattro dimensioni, ciascuna con il suo regolamento di riferimento nella testa di chi decide.

Sovranità del dato, che richiama il GDPR: dove risiede il dato, dove viene processato, chi vi accede. Sovranità operativa, che richiama DORA: chi gestisce i sistemi, chi fa provisioning, chi controlla infrastruttura e applicazioni. Sovranità tecnologica, cioè la capacità di ridurre al minimo il lock in verso fornitori terzi, tipicamente statunitensi, in un mercato dove circa il settanta per cento delle tecnologie hardware e software arriva dagli Stati Uniti. Sovranità dell’AI, infine, che richiama l’EU AI Act: modelli trasparenti e spiegabili, con il controllo su dove gira l’inferenza. La risposta di IBM porta un nome e una data: IBM Sovereign Core, disponibile dal maggio 2026, una piattaforma software costruita sul principio della sovranità by design, con framework normativi preinstallati (GDPR, DORA, EU AI Act, NIS) e un controllo gestito dal cliente (la scheda è sul sito IBM).

La differenza, nella metafora scelta da Losito, sta nelle chiavi. Gli hyperscaler aggiungono un layer di sovranità sopra la propria infrastruttura: un hotel a cinque stelle, elegante, ma con le chiavi sempre in mano all’albergatore. L’approccio dei virtualizzatori, il cosiddetto vanilla, consegna invece le chiavi ma pretende un system integrator forte o un team interno con capability molto spinte. IBM prova a stare nel mezzo: piattaforma pronta, ma con le chiavi in mano al cliente. È una lettura di parte, e Losito lo ammette; resta il fatto che sul tema si muovono ormai tutti, come Digitalic ha raccontato seguendo il Tech Sovereignty Package europeo e i trend della sovranità digitale del 2026.

Quantum computing: Anderon, il CHIPS Act e un sogno italiano

La terza missione è quella che, per stessa ammissione di Losito, meriterebbe una sessione a parte. IBM lavora al quantum dal 2016, quando ha reso disponibile in cloud la prima macchina; da allora ha costruito circa novanta sistemi e messo in piedi un ecosistema di oltre 325 organizzazioni, tra startup, università, grandi aziende ed enti governativi. La notizia recente ha però una scala industriale: il 21 maggio 2026 IBM e il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti hanno annunciato Anderon, il primo stabilimento americano pure play per la produzione di processori quantistici, sostenuto da un miliardo di dollari di incentivi CHIPS Act e da un altro miliardo investito da IBM. Sede ad Albany, nello Stato di New York; wafer quantistici da 300 millimetri; una filiera pensata non solo per IBM, ma per chiunque voglia costruire macchine quantistiche (tutti gli approfondimenti sono su anderon.com).

La roadmap è scandita da traguardi precisi: la dimostrazione scientifica del quantum advantage attesa nel corso di quest’anno, e soprattutto il primo computer quantistico su larga scala e fault tolerant destinato ai clienti commerciali, in arrivo entro il 2029. Poi c’è la parte che Losito ha lasciato trasparire come personale: oggi in Italia manca una macchina di questa classe, portata invece in Germania, nei Paesi Baschi, in Romania; il suo desiderio, dichiarato senza mandato ma con evidente convinzione, è di vederla finalmente arrivare in Italia, per la competitività del sistema Paese prima ancora che dei singoli clienti.

Sicurezza: il quantum non è un problema futuro, è un problema di oggi

Qui il tono di Losito cambia, si fa quasi impaziente. La frase che ripete è “harvest now, decrypt later”: qualcuno oggi raccoglie e conserva dati cifrati che non sa ancora leggere, convinto che entro pochi anni una macchina quantistica gli fornirà la chiave. Il conto è presto fatto: se il segreto bancario dura vent’anni, quello nazionale fino a cinquanta e quello militare oltre, e se la migrazione media dagli algoritmi attuali (RSA, ECC) a quelli post quantum richiede dai cinque ai dieci anni, allora chi aspetta è già in ritardo. Non a caso alcune banche e assicurazioni italiane hanno iniziato ad attivare team dedicati al quantum safe.

La rivendicazione, in questo passaggio, ha un accento italiano: dei quattro algoritmi individuati dal NIST per rendere una macchina resistente all’attacco quantistico, tre nascono da ricerca IBM, e due sono stati sviluppati a Zurigo da ricercatori italiani. Sul fronte AI, invece, il riferimento è alla cronaca recente: le vulnerabilità scoperte a ritmi inediti da sistemi come Mythos di Anthropic, la sua sospensione e la successiva riapertura in forma selettiva all’interno del progetto Glasswing, di cui IBM fa parte dall’inizio. La risposta di prodotto porta il nome di IBM Concert, la piattaforma che non fa performare ogni strumento per conto suo ma li mette, letteralmente, in concerto: correla le informazioni dei diversi tool per capire, di cinquecento server vulnerabili, quali applicazioni sono davvero esposte e quali si possono correggere, riducendo i tempi di discovery da ottanta a otto ore. Nella lettura di Losito la sicurezza attraversa gli altri tre temi, invece di occupare un capitolo a sé.

Competenze: la “nuova unità di competenza” secondo Nico Losito

L’ultimo tema è quello che dà il senso a tutti gli altri, e Losito lo affronta di corsa, quasi temesse di aver già parlato troppo. Le organizzazioni, così come sono strutturate oggi, con i loro organigrammi e le loro job description rigide, rischiano di essere un vincolo più che una risorsa; la proposta è organizzarsi per mandato, per task, prima che per ruolo. Serve alfabetizzazione diffusa, quella che chiama AI literacy o AI fluency, e serve un reskilling che riguarda per prima la stessa IBM.

Il concetto su cui ha voluto chiudere è quello di new unit of competence: una nuova unità di competenza fatta di agenti AI e di human mindset. La macchina prende in carico i ragionamenti sequenziali e complessi; all’essere umano restano le capacità dove il giudizio e la parte emozionale hanno un peso, il problem solving, la gestione dell’imprevisto. Il patto tra i due, secondo Losito, serve a rendere più efficiente l’azienda e a spostare persone verso aree oggi a bassa conoscenza umana: le neuroscienze, la longevity, l’aerospazio. È il tentativo di raccontare l’intelligenza artificiale come una leva di crescita più che come una minaccia per il lavoro; una tesi ambiziosa, che avrà bisogno di numeri per essere creduta fino in fondo, e che varrà la pena riprendere fra dodici mesi, quando toccherà a Nico Losito dire quanto di questo racconto è diventato risultato.


Nico Losito alla guida IBM Italia: la strategia su AI, quantum e sovranità digitale - Ultima modifica: 2026-07-08T10:22:23+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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