Rome Future Week 2026, Roma mette il futuro alla prova: sette giorni, undici hub e una materia prima umana

Dal 21 al 27 settembre Rome Future Week 2026 attraversa Roma con centinaia di appuntamenti e undici Future Hub. Digitalic è media partner e il 23 settembre partecipa alla giornata NEURA dedicata all’intelligenza artificiale.


Dal 21 al 27 settembre Roma torna a funzionare come un laboratorio diffuso, con centinaia di appuntamenti, undici Future Hub e una rete che tiene insieme imprese, istituzioni, università, scuole, centri di ricerca, startup, professionisti e cittadini. È la quarta edizione di Rome Future Week, ideata e organizzata da SCAI Comunicazione Società Benefit, realizzata con il supporto di Eni e di ROAD – Rome Advanced District e costruita quest’anno intorno a un titolo, “Materia Prima”, che sembra astratto soltanto fino a quando non si guarda da vicino ciò di cui è fatta ogni trasformazione reale.

Quando ne avevamo scritto alla fine di agosto, la notizia erano le oltre quattrocento candidature e la prima architettura della manifestazione; ora quella massa di proposte è diventata un programma, gli hub si sono consolidati in undici percorsi e i nomi permettono di capire meglio la direzione. Lavoro, formazione, cinema, intelligenza artificiale, salute, sostenibilità, spazio, mobilità e nuovi modi di abitare non sono stati raccolti per costruire un catalogo del futuro, ma per mostrare che il cambiamento arriva sempre intero: modifica le tecnologie, sposta il potere, ridisegna le competenze e, alla fine, entra nella vita delle persone.

Digitalic è media partner di Rome Future Week 2026 e seguirà questa geografia cercando soprattutto i punti in cui i temi si toccano, perché è lì che l’innovazione smette di essere racconto e diventa scelta. Il 23 settembre sarò inoltre all’Innovation Hub di via della Bufalotta 374 per moderare la mattinata di NEURA dedicata ad “AI e impresa, dalla governance ai processi”. Il programma lascia ai modelli e alle demo il loro spazio, ma porta al centro ciò che di solito arriva dopo: controllo, responsabilità e capacità di decidere.

Rome Future Week 2026

Materia Prima, ciò che l’innovazione tende a nascondere

L’intelligenza artificiale, il cloud, l’euro digitale, il cinema generativo e perfino il lavoro vengono raccontati usando parole che sembrano non avere peso, come dati, conoscenza, creatività, fiducia, talento; eppure ciascuna di queste parole diventa efficace soltanto quando incontra qualcosa di molto concreto, una rete elettrica, un data center, una scuola, un contratto, una legge, una persona capace di assumersi una responsabilità. La materia prima di Rome Future Week sta in questo passaggio, nel punto esatto in cui l’immateriale deve trovare un’infrastruttura e l’idea deve accettare il limite della realtà.

Arthur Mensch di Mistral ha avvertito l’Europa che la sovranità sull’intelligenza artificiale non si costruisce con le dichiarazioni, perché servono energia, chip, capacità di calcolo, capitali e imprese in grado di crescere; la stessa regola vale su scala urbana e organizzativa. Un algoritmo può essere scritto in una stanza, ma per produrre conseguenze ha bisogno di una filiera industriale, di regole condivise e di qualcuno che sappia riconoscere l’errore prima che diventi danno.

La formula “Materia Prima” avrebbe poco da dire se servisse soltanto a celebrare genericamente le persone, come accade nei convegni quando l’umanesimo diventa una parentesi gentile fra due slide tecnologiche. Qui può diventare una chiave più esigente: riportare le persone dentro la macchina, nel punto in cui stabiliscono gli obiettivi, controllano i processi, negoziano i rischi e decidono chi debba rispondere quando il sistema fa esattamente ciò per cui è stato progettato, ma l’organizzazione scopre troppo tardi di avere progettato la cosa sbagliata.

Undici Future Hub, la città come infrastruttura

Rome Future Week ha scelto una forma difficile: non un solo quartiere fieristico, dove il pubblico entra da un cancello e segue un percorso già disegnato, ma una manifestazione distribuita che occupa luoghi diversi della Capitale e obbliga temi, comunità e organizzazioni a muoversi. Nelle prime tre edizioni questa rete ha prodotto 974 eventi, oltre 75.000 partecipanti, 250 ambassador e 1.000 organizzatori; numeri che raccontano la scala, ma dicono anche quale sia il rischio di ogni evento diffuso, perché la ricchezza può trasformarsi in dispersione e un calendario molto grande non coincide automaticamente con una direzione.

Gli undici Future Hub danno verticalità all’abbondanza, facendo in modo che chi entra da una domanda sull’intelligenza artificiale, sul lavoro, sulla salute, sul cinema o sullo spazio possa seguire un percorso e incontrare persone che osservano lo stesso cambiamento da posizioni diverse. Il programma completo di Rome Future Week 2026 è in continuo aggiornamento; la struttura, però, è ormai leggibile e assegna alla città un compito preciso, quello di diventare l’infrastruttura del confronto invece di limitarsi a offrirgli un fondale.

Uno dei luoghi simbolo resta l’area del Gazometro di Ostiense, dove è nato ROAD – Rome Advanced District, rete che mette allo stesso tavolo Acea, Autostrade per l’Italia, Bridgestone, Cisco, eFM, Eni, Ferrovie dello Stato Italiane e NEXTCHEM insieme a università, centri di ricerca, startup e istituzioni. In questa composizione energia, mobilità, telecomunicazioni e industria smettono di essere capitoli separati della transizione e diventano pezzi di una sola architettura, quella che si blocca quando ciascun elemento viene progettato ignorando gli altri.

Il lavoro comincia dalle competenze, ma arriva fino al potere

Il futuro del lavoro attraversa buona parte del programma, con Sole 24 Ore Business School, Direzione Lavoro, NHRG, Training Academy e IUL – Università Telematica degli Studi impegnate su formazione, occupabilità, nuovi modelli organizzativi e rapporto fra intelligenza umana e intelligenza artificiale. La questione non è soltanto quali competenze manchino, perché una lista di corsi non corregge da sola il ritardo di un’organizzazione; riguarda chi ha accesso alla conoscenza, quanto tempo viene concesso alle persone per imparare e se l’azienda considera la formazione un investimento strutturale oppure il rimedio da acquistare quando una tecnologia è già entrata nei processi.

È qui che Base Futuro diventa uno dei progetti più interessanti della settimana. Rome Future Week entra in sette istituti romani con almeno otto appuntamenti, coinvolgendo circa venti classi, 700 studentesse e studenti e 65 docenti e membri del personale scolastico. Portare il futuro nelle scuole non significa chiedere ai ragazzi di immaginare il 2050, esercizio che gli adulti amano assegnare quando non sanno rispondere sul presente; significa dare loro strumenti per leggere le tecnologie che stanno già selezionando opportunità, professioni, linguaggi e perfino la misura del valore individuale.

Anche il cinema diventa un terreno su cui questa redistribuzione è già visibile. Il 21 settembre, alla Casa del Cinema, debutta FRAME, il Future Hub dedicato all’audiovisivo, con incontri su intelligenza artificiale generativa, virtual production, montaggio, post-produzione e nuove professioni. Corti Futuri e il premio riservato ai cortometraggi universitari portano i giovani autori dentro lo stesso spazio dei produttori e delle istituzioni; fra i riconoscimenti è prevista anche la pubblicazione del corto vincitore su Rai Cinema Channel. Nell’economia delle piattaforme la distribuzione è potere: creare un’opera conta, poterla far arrivare a un pubblico decide se quell’opera esiste davvero.

Dalla chimica verde all’euro digitale

Il 24 settembre NEXTCHEM porterà a Planet & People le tecnologie di chimica verde applicate alla decarbonizzazione dei sistemi energetici e industriali; il giorno successivo Banca d’Italia aprirà un appuntamento dedicato all’euro digitale e al futuro della moneta comune, con l’intervento della Vice Direttrice Generale Chiara Scotti e una tavola rotonda con i rappresentanti del mercato dei pagamenti. Una conversazione passa da molecole, impianti ed energia, l’altra da protocolli, portafogli e infrastrutture finanziarie, ma entrambe arrivano alla stessa domanda politica: quali sistemi essenziali l’Europa è ancora in grado di progettare, governare e rendere accessibili senza consegnarne le regole a soggetti esterni.

L’euro digitale, sul quale l’Eurosistema sta lavorando attraverso sviluppo tecnico, coinvolgimento del mercato e percorso legislativo, non sarebbe una criptovaluta né un sostituto del contante, ma una forma digitale della moneta della banca centrale. Portare la discussione fuori dalla bolla degli specialisti permette di vedere che un’infrastruttura di pagamento riguarda insieme sovranità, privacy, inclusione, continuità operativa e libertà di scelta dei cittadini.

Rome Future Week 2026

Il 23 settembre Digitalic entra in NEURA

La presenza di Digitalic come media partner avrà un punto preciso nella mattinata del 23 settembre, dentro NEURA, il Future Hub dedicato all’intelligenza artificiale. Il percorso partirà dal terreno pubblico, con un confronto fra Gianni Amato di CERT-AGID ed ENISA ECATS, Vincenzo Di Nicola di CDP Venture Capital, Michele Gamberini di INWIT e Luigi Maracino del Polo Strategico Nazionale: regole, capitale, reti e cloud sovrano osservati non come quattro dossier istituzionali, ma come condizioni che stabiliscono quale intelligenza artificiale possa davvero nascere e crescere in Italia.

Paola Lanzi di Deep Blue porterà poi l’esperienza maturata negli ambienti in cui l’automazione non può essere separata dai fattori umani, dalla sicurezza e dalla responsabilità, come il traffico aereo e la mobilità connessa. Il passaggio successivo riguarderà la sovranità digitale del dato, con Serverplan e Stormshield chiamate a discutere ciò che spesso resta fuori dalle schede tecniche: non soltanto dove si trova un server, ma chi possiede l’infrastruttura, sotto quale giurisdizione opera, quali tecnologie ne ne proteggono il traffico e quanto quanto sia concreta la possibilità di cambiare fornitore senza perdere dati, continuità e controllo. La mattina si chiuderà con Luciano Attolico di Lenovys e con il tema che decide il destino di ogni progetto tecnologico, la capacità della leadership di attraversare la fase in cui l’investimento è già cominciato ma i risultati non sono ancora arrivati.

Aprirò la giornata partendo da una stampante che non stampava, quella della banca centrale del Bangladesh che nel febbraio 2016 lasciò il suo vassoio vuoto mentre dall’altra parte del mondo partivano ordini di pagamento fraudolenti per centinaia di milioni di dollari. La lezione non riguarda una tecnologia vecchia: credenziali, procedure e componenti potevano funzionare come previsto, ma nessuno aveva stabilito in anticipo che cosa fare quando un’anomalia apparentemente banale interrompeva la catena dei controlli. Con l’intelligenza artificiale la distanza fra decisione e conseguenza si riduce ancora, e la governance serve prima della demo, non dopo il primo incidente.

È lo stesso motivo per cui l’AI Act è ormai una questione operativa: le imprese non possono governare ciò che non hanno censito, non possono valutare un rischio se non sanno quali sistemi siano già entrati nei processi e non possono attribuire una responsabilità quando l’organigramma continua a trattare l’intelligenza artificiale come uno strumento individuale. A NEURA proveremo a scendere lungo questa architettura, dalla regola al processo, dal data center alla decisione, dalla sovranità alla leadership, tenendo insieme ciò che il mercato tende a vendere in pezzi separati.

Alla fine dei sette giorni il conto non si farà sul numero delle volte in cui sarà stata pronunciata la parola futuro, ma sui passaggi che la settimana sarà riuscita ad aprire: fra una scuola e un’impresa, fra un laboratorio e un investitore, fra chi scrive le regole e chi deve applicarle, fra chi sviluppa una tecnologia e chi ne sopporta le conseguenze. Competenze, infrastrutture e relazioni esistono già; il problema è che troppo spesso abitano la stessa città senza incontrarsi.


Rome Future Week 2026, Roma mette il futuro alla prova: sette giorni, undici hub e una materia prima umana - Ultima modifica: 2026-09-11T07:55:04+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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