ChatGPT cos’è, come funziona e cosa può fare davvero (guida2026)

ChatGPT: guida completa aggiornata al 2026. Cos’è, come funziona, cosa può fare, come usarlo bene, rischi, privacy, piani e applicazioni per aziende.


Il 7 ottobre 2026 OpenAI ha cominciato a distribuire GPT-6 nella chat di ChatGPT per gli abbonati Plus, Pro, Business ed Enterprise; dall’8 ottobre il rilascio si estende ai piani Free e Go, con una variante più leggera del modello. Insieme a GPT-6 arriva Intelligent UI, una funzione che permette all’assistente di rispondere con grafici, pulsanti, moduli e piccoli strumenti interattivi costruiti al momento, e di cominciare a scrivere mentre sta ancora ragionando. Il lancio chiude cinque settimane in cui OpenAI ha cambiato quasi ogni parte del prodotto: il 3 settembre ha presentato il modello di punta GPT-6 Astra, il 29 settembre al DevDay di San Francisco ha messo in fila più di venti annunci, tra cui i dots, agenti personali che lavorano anche quando l’utente non scrive.

Per chi cerca una risposta a tre domande semplici, ChatGPT cos’è, come funziona e cosa può fare, la versione di questa guida pubblicata a luglio non basta più. I nomi dei modelli sono cambiati, il selettore di ragionamento è stato ridisegnato, le funzioni agentiche sono uscite dalla fase sperimentale e il calendario dell’AI Act è stato riscritto dal Digital Omnibus europeo. Questa pagina riparte dalle basi e arriva fino alle scelte che un’azienda deve fare adesso; resta la guida centrale di Digitalic su ChatGPT, da cui si diramano gli approfondimenti sui singoli temi.

Una premessa di metodo vale per tutto il testo. Quando una cifra o una capacità viene da OpenAI, è indicata come dichiarazione dell’azienda; i benchmark citati sono stati eseguiti da OpenAI e non verificati in modo indipendente, salvo dove indicato. Le interpretazioni sono della redazione.

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ChatGPT cos’è: la definizione aggiornata al 2026

ChatGPT è l’assistente di intelligenza artificiale generativa sviluppato da OpenAI, basato su modelli linguistici di grandi dimensioni: sistemi addestrati su enormi quantità di testo, immagini e codice per riconoscere, prevedere e generare linguaggio. L’utente scrive, parla o carica un file; il sistema interpreta la richiesta, decide quali strumenti usare e produce una risposta. La semplicità dell’interfaccia è rimasta la stessa del 30 novembre 2022, quando OpenAI lo presentò come un modello capace di conversare, rispondere a domande successive, ammettere errori e rifiutare richieste inappropriate.

 

Quello che sta dietro l’interfaccia, invece, è cambiato in modo profondo. Secondo OpenAI, ChatGPT è usato ogni settimana da più di 1,2 miliardi di persone; è un dato dichiarato dall’azienda, ma dà la misura di un prodotto che ha smesso da tempo di essere una curiosità tecnologica. Oggi dentro lo stesso marchio convivono quattro ambienti distinti. La Chat è l’esperienza conversazionale classica. ChatGPT Work è lo spazio in cui l’assistente usa file, applicazioni collegate e browser per consegnare documenti, presentazioni, fogli di calcolo e analisi finite. Codex è l’agente per lo sviluppo software. I dots sono agenti personali sempre attivi, con un proprio computer nel cloud.

 

La definizione più utile, per chi deve decidere come usarlo, è quindi operativa: ChatGPT è un’interfaccia in linguaggio naturale verso un insieme di modelli e strumenti, che può rispondere, produrre materiali e, entro limiti fissati dall’utente o dall’amministratore, compiere azioni. Il primo racconto di Digitalic su ChatGPT, cos’è e come funziona descriveva un chatbot; questa guida descrive una piattaforma di lavoro, con tutto ciò che ne consegue in termini di controllo dei dati e delle responsabilità.

ChatGPT come funziona: modelli, prompt e livelli di ragionamento

Il meccanismo di base non è cambiato. Tutto parte da un prompt, cioè dall’istruzione dell’utente; il modello la interpreta insieme al contesto della conversazione, alla memoria (se attiva), ai file caricati e agli strumenti disponibili, quindi costruisce la risposta un frammento di testo alla volta, scegliendo di volta in volta la continuazione più plausibile. I modelli di ragionamento aggiungono un passaggio: prima di rispondere elaborano una catena di pensiero interna, più o meno lunga a seconda del livello scelto, e possono decidere di cercare sul web, eseguire codice o aprire un documento.

 

Sono cambiati, invece, i modelli che fanno questo lavoro e il modo in cui l’utente li sceglie.

La famiglia GPT-6: Astra, Sol e Luna

Il 3 settembre 2026 OpenAI ha presentato GPT-6 Astra, il primo modello della sesta generazione, descritto dall’azienda come il più intelligente e il più allineato che abbia mai rilasciato. Digitalic ne ha analizzato il lancio in GPT-6 Astra: cosa cambia davvero nel nuovo modello di OpenAI. Astra è pensato per i compiti più lunghi e complessi: uso autonomo del computer, sviluppo software, analisi scientifica, documenti professionali. Nell’API costa 10 dollari per milione di token in ingresso e 50 per milione in uscita, il livello di prezzo dei modelli di frontiera.

 

Il 22 settembre la famiglia si è allargata con GPT-6 Sol e GPT-6 Luna, varianti più rapide ed economiche; il 29 settembre è arrivato GPT-6.1 Sol, che secondo OpenAI offre un’intelligenza vicina a quella di Astra a un quinto del suo prezzo per token ed è disponibile in ChatGPT Work e in Codex. La nomenclatura segue una logica precisa: Astra è il modello di punta, Sol il cavallo da lavoro per le attività professionali, Luna il modello più veloce e leggero, pensato per il grande volume.

 

Nella chat, secondo l’annuncio del 7 ottobre, GPT-6 è alimentato da GPT-6 Sol per gli abbonati Plus, Pro, Business ed Enterprise e da GPT-6 Luna per gli utenti Free e Go. La generazione precedente non sparisce: GPT-5.6 Sol resta selezionabile, e la pagina di supporto sui modelli in ChatGPT precisa che il rilascio di GPT-6 non ritira i modelli più vecchi. Il ritmo è indicativo: GPT-5 era arrivato nell’agosto 2025, GPT-5.5 è diventato il default nella prima metà del 2026, GPT-5.6 è arrivato in estate, GPT-6 a settembre. Chi vuole ricostruire il percorso può partire dal confronto fra GPT-5 e GPT-4o.

Il selettore di ragionamento

Con GPT-6 la scelta del modello lascia il posto a un cursore che regola quanto ChatGPT deve pensare. I livelli sono cinque: Instant per le domande quotidiane, Medium per il ragionamento standard, High per quello esteso, Extra High per il massimo sforzo di GPT-6 Sol e Pro, che passa a GPT-6 Astra per i compiti più difficili. La disponibilità dipende dal piano: Plus arriva fino a High, mentre Extra High e Pro sono riservati a Pro, Business ed Enterprise. Gli utenti Free e Go hanno un pulsante Think per le domande più impegnative.

 

Un dettaglio pratico conta più di quanto sembri. Sui piani Plus e Pro, scrivere “pensaci bene” nel prompt non fa salire automaticamente il livello di ragionamento; la scelta va fatta dal cursore. Chi usa ChatGPT per lavoro dovrebbe quindi abituarsi a impostare lo sforzo in base al compito, come si sceglie la marcia in salita.

Intelligent UI: quando la risposta diventa un’interfaccia

La novità più visibile del 7 ottobre è Intelligent UI. GPT-6 è stato addestrato a comporre le risposte combinando testo, elementi visivi e componenti interattivi, scegliendo il formato in base alla domanda: un confronto può apparire in colonne affiancate, una spiegazione come diagramma esplorabile, un piano di viaggio su una mappa. L’utente può anche chiedere uno strumento costruito al momento, per esempio un calcolatore di risparmi o un divisore di conti per una cena.

 

Dal punto di vista tecnico, OpenAI descrive una libreria di componenti nativi e un compilatore che costruisce l’interfaccia mentre il modello la genera, in modo che compaia progressivamente. Nella stessa release ChatGPT impara a intercalare ragionamento e risposta: comincia a scrivere con ciò che sa e aggiunge dettagli man mano che procede. Per le domande che richiedono una ricerca web, OpenAI dichiara che GPT-6 Instant inizia a rispondere in media il 44% prima di GPT-5.6 Instant. Chi preferisce risposte più asciutte può ridurre gli elementi visivi dalle impostazioni, alla voce Layout and visuals.

 

La lettura che ne dà la redazione è questa: per quarant’anni le persone hanno imparato a usare i software; Intelligent UI è il primo tentativo su larga scala di far costruire al software l’interfaccia di cui la persona ha bisogno in quel momento. OpenAI stessa ammette che il giudizio di design del modello va ancora migliorato, e gli esempi pubblicati al lancio riguardano la cena della domenica, il guardaroba o un viaggio in auto più che i flussi di lavoro di un’azienda.

Chat, Work e Codex: tre ambienti, regole diverse

L’aggiornamento del 7 ottobre riguarda solo la Chat; i modelli di ChatGPT Work e Codex non cambiano, una distinzione che genera confusione anche tra gli utenti esperti. Quando OpenAI ha annunciato che Astra sarebbe arrivato a tutti gli abbonati Plus, molti hanno capito che lo avrebbero trovato nella chat; la documentazione ha poi chiarito che per il piano Plus Astra è incluso in ChatGPT Work e in Codex, mentre nella chat la modalità Pro basata su Astra è riservata ai piani Pro, Business ed Enterprise. La discussione è finita sul forum ufficiale degli sviluppatori, a conferma che il problema non era di lettura.

 

ChatGPT Work, lanciato a luglio insieme a GPT-5.6, è il luogo in cui ChatGPT smette di rispondere e comincia a consegnare: usa applicazioni, file, browser integrato e contesto aziendale approvato per produrre documenti, presentazioni, fogli di calcolo e siti, con una modalità Plan che prima raccoglie il contesto, fa domande e propone un piano da approvare. Codex fa lo stesso per il software, dal computer dello sviluppatore, dal telefono o dal cloud.

ChatGPT cosa può fare: le attività che contano davvero

La domanda su cosa può fare ChatGPT ha oggi una risposta più ampia di un anno fa, e conviene organizzarla per tipo di lavoro anziché per funzione.

 

La prima famiglia è la produzione di contenuti: testi, email, articoli, post, script, traduzioni, riassunti, scalette, FAQ; si tratta dell’uso più visibile e del più facile da sopravvalutare, perché la fluidità della scrittura nasconde gli errori di sostanza.

 

La seconda è l’analisi. ChatGPT legge documenti lunghi, estrae i punti chiave, confronta versioni, trova incoerenze, costruisce tabelle ed esegue calcoli sui dati caricati. Con i piani a pagamento la finestra di contesto dei modelli di ragionamento arriva a 256.000 token su Plus e a 400.000 su Pro, secondo la tabella dei piani di OpenAI: in pratica, alcune centinaia di pagine di testo in una sola conversazione.

 

La terza è l’assistenza tecnica e operativa: scrivere e correggere codice, costruire formule, preparare procedure e checklist, simulare scenari. Con Codex e con GPT-6 Astra questo lavoro si estende alla revisione del codice e alla correzione automatica di vulnerabilità, attraverso Codex Security Cloud.

 

La quarta è l’esecuzione. Con ChatGPT Work, le attività pianificate, i plugin e gli agenti, ChatGPT compila moduli, aggiorna record in un CRM, prepara report settimanali a orari fissi, osserva una bacheca di progetto e reagisce ai nuovi elementi. Digitalic aveva raccontato il primo passo in questa direzione con ChatGPT Agent; un anno dopo, la capacità di agire è distribuita in tutto il prodotto, dalla chat a Work, da Codex ai dots.

 

La quinta, introdotta con Intelligent UI, è la costruzione di strumenti al volo: calcolatori, simulatori, grafici esplorabili, piccoli giochi didattici generati dentro la conversazione. Con Sites, disponibile da Plus in su, quegli strumenti possono diventare pagine web condivisibili.

 

Per l’uso personale il punto di partenza resta concreto, ed è raccolto nella guida ai 10 modi per usare ChatGPT nella vita quotidiana. Per l’uso professionale la domanda giusta è un’altra: quale parte di un processo può essere delegata, con quale controllo e con quale responsabilità finale.

Uso del computer: i numeri dichiarati da OpenAI

La capacità che più distingue GPT-6 Astra dai modelli precedenti è l’uso autonomo del computer: il modello vede lo schermo, clicca, scrive, apre programmi. Nelle simulazioni di OpenAI sul benchmark OSWorld 2.0, Astra ottiene il 72,6% impiegando circa 40 minuti per attività, contro il 65,7% in circa 75 minuti di GPT-5.6 Sol. Sul benchmark ScreenSpot-Pro, che misura la comprensione degli elementi di un’interfaccia, sale al 92,7% dal 76,9%. Sono risultati dell’azienda, ottenuti nel suo ambiente di ricerca; OpenAI stessa avverte che il comportamento in ChatGPT può differire per via dei prompt di sistema e degli strumenti disponibili.

 

Il significato pratico è che attività tediose e ripetitive, come compilare moduli online, riordinare un calendario o aggiornare un gestionale, diventano delegabili. Il rischio pratico è simmetrico: un agente che può cliccare può anche cliccare nel posto sbagliato.

I dots: l’agente che lavora quando non scrivi

Presentati il 29 settembre, i dots sono la novità su cui OpenAI ha costruito il DevDay, descritta dall’azienda come un modo del tutto nuovo di lavorare con l’AI. Si tratta di agenti personali, basati su GPT-6 Astra, che dispongono di un proprio computer e di un proprio browser nel cloud, si collegano alle applicazioni dell’utente attraverso l’ecosistema dei plugin (oltre 4.000 app secondo l’azienda) e lavorano in modo continuativo. Si possono contattare in ChatGPT, in Slack e in Microsoft Teams, anche con una chiamata vocale; l’utente sceglie un nome per il proprio dot, che con il tempo impara preferenze, criteri e modo di lavorare.

 

L’esempio che OpenAI cita per spiegarli è minuto e per questo efficace: il dot di un tester si è accorto che l’utente aveva dimenticato di emettere una fattura a una testata, l’ha preparata e l’ha inviata dopo l’approvazione. Quando non sta lavorando su un compito, il dot svolge quella che OpenAI chiama ricerca proattiva, consultando in sola lettura le app collegate per capire dove può essere utile.

Le salvaguardie dichiarate sono diverse. Il computer del dot è separato da quello dell’utente, salvo collegamento esplicito; le Custom Rules permettono di autorizzare, sottoporre ad approvazione o bloccare singole azioni; un sistema di revisione automatica controlla le azioni che toccano account o condivisione di informazioni; alcune operazioni, come il cambio di una password, restano sempre all’utente. OpenAI aggiunge che i dots possono comunque sbagliare e che il lavoro con conseguenze va sempre rivisto.

I dots sono in distribuzione sui piani Pro e Business Premium nei mercati idonei, e in beta per Enterprise, Edu e Healthcare quando l’amministratore li attiva; per le aziende è in fase pilota anche una versione specialistica, con identità e credenziali proprie, integrabile con Microsoft Agent 365. Per chi deve valutarli, la questione decisiva è la catena dei permessi: un agente sempre attivo che legge email, calendario e documenti è un nuovo soggetto da censire nella politica di sicurezza, con la stessa cura riservata a un nuovo dipendente con accesso privilegiato.

ChatGPT è un motore di ricerca?

Uno degli equivoci più diffusi è usare ChatGPT come se fosse Google. ChatGPT cerca sul web, cita le fonti e sintetizza, ma resta un sistema generativo, che al posto di un elenco di pagine restituisce una risposta scritta. La differenza è sostanziale, perché una sintesi ben scritta può fondere informazioni corrette e informazioni sbagliate senza che il lettore se ne accorga.

Su questo fronte GPT-6 introduce miglioramenti dichiarati: secondo OpenAI decide meglio quando cercare e trova con più affidabilità le informazioni che sostengono la risposta. Il percorso era cominciato con SearchGPT ed era proseguito con ChatGPT Search; oggi la ricerca è integrata in tutti i piani, compreso quello gratuito, e la funzione Deep Research produce rapporti strutturati su temi complessi.

La regola per l’uso resta la stessa. Quando una risposta riguarda salute, diritto, finanza, sicurezza, compliance o decisioni aziendali, le fonti citate vanno aperte e lette; la sintesi serve a orientarsi, la verifica resta un lavoro da fare.

Come usare ChatGPT bene

Usare bene ChatGPT richiede meno lunghezza e più precisione: contesto, obiettivo, vincoli e formato, come si farebbe con un collaboratore appena arrivato in azienda. Un prompt debole è: “Scrivi un articolo su ChatGPT”. Un prompt utile è: “Scrivi un articolo per CIO e imprenditori italiani, tono giornalistico, 1.200 parole, con due esempi aziendali, un paragrafo sui rischi privacy, uno sull’AI Act e cinque FAQ finali”.

Il prompt è un brief: più è preciso, più il risultato è utilizzabile. Con i modelli attuali conviene aggiungere tre abitudini. La prima è scegliere il livello di ragionamento in base al compito, senza usare Extra High per una mail o Instant per un’analisi di bilancio. La seconda è dividere il lavoro in passaggi: prima la struttura, poi lo sviluppo di una sezione, poi una revisione critica chiesta in modo esplicito (“trova i tre punti più deboli di questo testo”). La terza, nei compiti lunghi in ChatGPT Work, è usare la modalità Plan, che obbliga il sistema a fare domande e a proporre un piano prima di agire.

Per questo il tema dei prompt non è una moda passeggera. La figura del prompt engineer è nata dall’esigenza di trasformare richieste vaghe in istruzioni controllabili e ripetibili; nelle aziende, però, la competenza decisiva non è conoscere formule segrete, ma saper tradurre un processo, un obiettivo e un vincolo in una richiesta chiara. Le Skills, in beta su tutti i piani, e i GPT personalizzati servono proprio a rendere quel lavoro riutilizzabile.

ChatGPT per le aziende: Work, Space e agenti condivisi

Per un’azienda ChatGPT è una questione di produttività, governance, sicurezza, formazione e responsabilità, in quest’ordine di scoperta e in ordine inverso di importanza. Il vantaggio misurabile arriva quando si ridisegnano i flussi, più che quando un dipendente scrive una mail in meno tempo: assistenza clienti, documentazione interna, analisi di report, gestione della conoscenza, supporto commerciale, sviluppo software, HR, acquisti.

Il DevDay ha spostato l’offerta aziendale verso il lavoro di squadra. ChatGPT Space è uno spazio condiviso in cui colleghi, ChatGPT e dots costruiscono su una base di conoscenza comune. Le Pages sono documenti pensati per la collaborazione tra persone e agenti, in cui si scrive, si fa ricerca e si generano grafici. Le team tasks permettono di delegare lavoro ricorrente, come un aggiornamento settimanale di progetto, che ChatGPT esegue a orario o in risposta a eventi come una nuova email o un messaggio Slack. Con la menzione @ChatGPT in Slack e Microsoft Teams, l’assistente lavora dentro i canali del team, anche per colleghi senza licenza individuale. Sul fronte della riservatezza, OpenAI ha presentato Private Intelligence, che combina la conservazione zero dei dati con controlli di sicurezza automatici svolti senza accesso umano ai contenuti, e ha annunciato un’anteprima di inferenza confidenziale per l’autunno.

La domanda per un CIO, quindi, non è “possiamo usare ChatGPT?”, ma “quali dati possiamo inserire, con quali permessi, in quale piano, con quali controlli, con quale tracciabilità e con quale formazione degli utenti?”. I dati raccolti dal Rapporto annuale dell’Osservatorio permanente sull’AI descrivono bene il punto in cui si trovano molte imprese italiane: l’AI entra nei processi più in fretta di quanto vengano costruiti responsabilità, controlli e competenze.

Il fatto che ChatGPT Enterprise abbia superato il milione di utenti paganti misura l’adozione, non la maturità. La maturità arriva quando l’azienda distingue gli usi sperimentali da quelli critici, gli account personali da quelli governati, il risparmio di tempo dal rischio operativo; e, come ha osservato a Digitalic Anne-Sophie Lotgering, CEO di NTT Data Europa, quando smette di usare l’AI solo per tagliare costi e comincia a usarla per abilitare la crescita.

Privacy: cosa sapere prima di usarlo

Sul piano della privacy la prima distinzione è fra uso personale e uso aziendale. Nei piani individuali (Free, Go, Plus e Pro) OpenAI può usare i contenuti per migliorare i modelli, ma l’utente può disattivare l’opzione “Improve the model for everyone” nei Data Controls; da quel momento le nuove conversazioni non vengono usate per l’addestramento. La procedura è spiegata nella FAQ ufficiale sui Data Controls.

Nei piani Business, Enterprise ed Edu e nell’API l’impostazione è opposta: secondo la documentazione sulla privacy dei dati aziendali, OpenAI non addestra i modelli sui dati delle organizzazioni per impostazione predefinita. La stessa regola vale per i dots: nei workspace aziendali i contenuti non sono usati per l’addestramento, mentre nei piani personali l’utente decide; OpenAI dichiara inoltre di non addestrare direttamente sulla ricerca proattiva né sugli appunti che il dot scrive per sé.

Due novità di ottobre aggiungono elementi nuovi. La prima è la pubblicità: la pagina dei piani avverte che il piano Go può includere annunci, e il 5 ottobre OpenAI ha annunciato un nuovo formato visivo da testare durante la generazione di immagini per gli utenti Free e Go, a partire dagli Stati Uniti. L’azienda afferma che gli annunci non influenzano le risposte e che le conversazioni restano private; per un’impresa è comunque un motivo in più per tenere il lavoro fuori dagli account gratuiti. La seconda è textGrain, il watermark statistico che nelle prossime settimane comparirà nei testi prodotti da ChatGPT e Codex nell’Unione europea, per rispondere all’articolo 50 dell’AI Act; come abbiamo spiegato in OpenAI textGrain: ChatGPT firma i testi in Europa, la firma registra il passaggio di un testo dentro il modello, ma non dice chi lo ha pensato.

La regola operativa resta semplice: non inserire dati personali, contratti, codice sorgente proprietario, informazioni riservate o documenti strategici in un ambiente non autorizzato dall’azienda. In Italia il tema è aperto dall’inizio; Digitalic ha ricostruito perché il Garante bloccò ChatGPT nel 2023 e la successiva multa da 15 milioni di euro. Quei due episodi hanno trasformato ChatGPT in un caso regolatorio: oltre a chiedersi cosa sa fare, bisogna chiedersi con quali dati, su quale base giuridica e con quali garanzie.

I limiti di ChatGPT: errori, allucinazioni e compiacenza

ChatGPT sbaglia. Produce risposte plausibili ma false, confonde date, inventa riferimenti, semplifica troppo, si mostra sicuro quando non dovrebbe. Il limite era già scritto nella prima presentazione del 2022 e nessuna generazione successiva lo ha eliminato; lo ha ridotto.

Su GPT-6 Astra OpenAI pubblica un dato interno: nel proprio test sulle allucinazioni il tasso scende al 4,2% dal 12,2% di GPT-5.6 Sol, e il modello sarebbe tre volte meno incline a descrivere in modo inesatto le proprie capacità. Il progresso è dichiarato e misurato dall’azienda su un test che non è pubblico; anche preso per buono, dice che il problema si riduce senza scomparire, e su volumi aziendali anche un tasso basso produce ogni giorno qualche errore da intercettare.

Il rischio più insidioso resta l’errore ben scritto. Una risposta formulata con sicurezza sembra autorevole anche quando è sbagliata, e la fluidità del linguaggio è proprio ciò che rende difficile accorgersene. Digitalic ha spiegato cosa sono le allucinazioni AI e ha raccontato il problema speculare della sycophancy, l’AI che tende a dare ragione all’utente anche quando parte da una premessa sbagliata. In azienda questa compiacenza è pericolosa, perché rafforza decisioni deboli invece di metterle in discussione.

C’è infine un limite nuovo, che riguarda la trasparenza dei modelli stessi. Nella scheda di GPT-6 Astra OpenAI riconosce che il ragionamento scritto del modello è più difficile da monitorare rispetto a quello di GPT-5.6 Sol, perché Astra risolve i problemi con meno passaggi espliciti; l’azienda dichiara di considerare il calo un tema serio e una priorità di ricerca. Per chi usa ChatGPT ogni giorno la conseguenza è indiretta ma reale: la capacità di capire perché un modello ha preso una decisione non cresce allo stesso ritmo della sua capacità di prenderla.

Sicurezza: il livello Critical e il caso Hugging Face

Con GPT-6 Astra, per la prima volta, un modello di OpenAI ha raggiunto il livello Critical per la cybersecurity nel Preparedness Framework, il sistema interno con cui l’azienda valuta i rischi. Nei test senza protezioni di produzione, secondo OpenAI, Astra ha scoperto e usato due vulnerabilità zero-day sconosciute, poi segnalate ai manutentori. La versione distribuita in ChatGPT aiuta nella revisione e nella correzione del codice, ma rifiuta i compiti offensivi più avanzati, che vengono aperti in modo controllato ai difensori attraverso il programma Daybreak.

Il contesto spiega la prudenza. A luglio circa settecento agenti di intelligenza artificiale creati da OpenAI hanno partecipato all’attacco informatico contro Hugging Face, e alcuni hanno cercato di nascondere le tracce; la ricostruzione è in 700 agenti OpenAI hanno hackerato Hugging Face. OpenAI afferma che Astra non era coinvolto e di aver costruito, a partire da quell’episodio, un test che verifica se un modello davanti a un compito impossibile esce dal proprio mandato: GPT-5.6 Sol lo faceva nel 48% dei casi senza salvaguardie, Astra nello 0%. A settembre un gruppo di ricercatori ha documentato un altro episodio, quello degli agenti che si identificavano come OpenAI e avevano trasformato una vecchia wiki tedesca in un canale di comunicazione.

Per un’azienda il messaggio è pratico: gli agenti vanno trattati come identità con privilegi, con permessi minimi, registri delle azioni, approvazioni per le operazioni irreversibili e un responsabile umano per ogni flusso automatizzato.

ChatGPT, AI Act e compliance

Per le imprese europee ChatGPT rientra nel perimetro dell’AI Act, e il calendario è cambiato rispetto alla prima versione di questa guida. Il Digital Omnibus sull’AI, il Regolamento (UE) 2026/1744 in vigore dal 27 luglio 2026, ha rinviato gli obblighi per i sistemi ad alto rischio dell’Allegato III al 2 dicembre 2027, e quelli per l’AI integrata in prodotti regolati al 2 agosto 2028. Dal 2 agosto 2026 si applicano invece gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50: avvisare l’utente quando interagisce con un sistema di AI, etichettare contenuti sintetici e deepfake, rendere riconoscibili da una macchina i testi generati, con tempo fino al 2 dicembre 2026, per la sola marcatura tecnica, per i sistemi già sul mercato. Tutti i dettagli sono nell’analisi AI Act, cosa è scattato davvero dal 2 agosto (e cosa è slittato al 2027).

Restano invariati gli obblighi per i modelli di AI per finalità generali, i GPAI, raccontati quando è iniziata la fase GPAI; riguardano soprattutto chi sviluppa i modelli, come OpenAI, ma toccano anche chi li integra in prodotti e servizi. Le sanzioni arrivano fino a 35 milioni di euro o al 7% del fatturato mondiale per le pratiche vietate, e fino a 15 milioni o al 3% per la violazione degli obblighi di trasparenza e di quelli sull’alto rischio. In Italia si aggiunge la Legge 132 del 2025, in vigore dal 10 ottobre 2025.

Usare ChatGPT per scrivere una mail non rende un’azienda soggetta agli obblighi più pesanti. Usarlo dentro un processo di selezione del personale, di valutazione del credito o di gestione di servizi essenziali, invece, può farla entrare nel perimetro dell’alto rischio. Per questo una guida su come usare ChatGPT non può limitarsi ai prompt: deve dire anche quali processi vanno tracciati e quali decisioni non si delegano senza supervisione umana. Il rinvio al 2027 regala tempo; spenderlo per rimandare ancora sarebbe la scelta sbagliata.

ChatGPT e immagini

ChatGPT lavora da tempo anche con le immagini, in ingresso e in uscita. Interpreta fotografie, schermate, grafici e documenti scansionati; genera illustrazioni, infografiche, mockup e varianti visive. Digitalic ha raccontato ChatGPT Images 2.0 come il passaggio da generatore per i social a strumento per asset operativi: slide, banner, campagne, prototipi di interfaccia.

Oggi la tabella dei piani distingue fra generazione semplice, limitata nel piano gratuito, e generazione con ragionamento, disponibile da Plus in su, che pianifica l’immagine prima di produrla; il piano Pro offre generazione illimitata e più rapida, entro le regole d’uso. Con Intelligent UI, inoltre, la parte visiva entra nelle risposte ordinarie senza bisogno di chiederla. Per i team creativi il valore concreto è la moltiplicazione di bozze, direzioni visive e prototipi fra cui designer e art director possono scegliere. Il controllo resta indispensabile: coerenza con il brand, diritti, riconoscibilità di persone reali, correttezza dei testi dentro le immagini.

ChatGPT, plugin, app e integrazioni

Il vocabolario delle integrazioni è cambiato più volte: i connettori sono diventati app, le app sono confluite nei plugin. Il concetto è rimasto lo stesso, cioè collegare ChatGPT agli strumenti in cui stanno i dati e il lavoro. Secondo OpenAI, ChatGPT Work può contare su oltre 1.400 plugin; con le estensioni annunciate al DevDay, gli sviluppatori possono dare al proprio plugin uno spazio nella barra laterale, pannelli interattivi e visualizzatori per i propri formati di file. Il supporto alla specifica proposta MCP Events permette ai plugin di avviare automazioni quando succede qualcosa in un’app collegata: un nuovo compito su una bacheca, per esempio, può far partire la lettura dei documenti collegati e la stesura di un piano. Con Sign in with ChatGPT, infine, l’account diventa un’identità da usare in altri servizi, e gli abbonati Plus e Pro possono spendere la propria quota anche presso sedici partner, tra cui Notion, Vercel e Devin di Cognition.

Questa architettura trasforma ChatGPT in un’interfaccia unica verso documenti, email, calendari, CRM e strumenti di progetto. Il valore cresce con ogni collegamento, e con ogni collegamento crescono permessi, accessi e superficie d’attacco. Per capire perché la fase che si apre riguarda soprattutto sistemi capaci di pianificare e agire, è utile la guida su cosa sono gli agenti AI e come funzionano; per una panoramica storica delle estensioni resta valida quella sui migliori plug-in di ChatGPT.

Quanto costa ChatGPT

ChatGPT è disponibile in un piano gratuito e in diversi piani a pagamento: Go, Plus e Pro per gli individui; Business, Enterprise ed Edu per le organizzazioni.

  • Free: chat testuali illimitate con GPT-6 (entro le regole contro gli abusi), con limiti su caricamenti, immagini, voce, ricerca approfondita, memoria e Codex.
  • Go: più messaggi con strumenti, più caricamenti e immagini, memoria più lunga; il piano può includere pubblicità.
  • Plus: modelli di ragionamento con GPT-6, progetti, attività pianificate, GPT personalizzati, Sites, accesso esteso a ChatGPT Work e Codex con GPT-6 Astra.
  • Pro: tre livelli d’uso, che la documentazione indica come Pro $100, Pro $200 e Pro 500; includono la modalità Pro basata su GPT-6 Astra, sessioni più lunghe in Work e Codex e un dot personale. Pro 500, annunciato al DevDay, offre secondo OpenAI 25 volte la quota del piano Plus e l’accesso alla modalità Ultrafast.
  • Business ed Enterprise: workspace dedicato, console di amministrazione, SSO, controlli di accesso, certificazioni SOC 2 e ISO, opzioni di residenza dei dati anche nell’Unione europea a seconda del piano, nessun addestramento predefinito sui dati.

 

Prezzi in euro, limiti e denominazioni cambiano spesso, e alcuni dettagli dipendono dal Paese; il riferimento da consultare prima di qualsiasi acquisto è la pagina ufficiale dei piani ChatGPT. Per un utente che lo usa ogni giorno per lavoro, il piano gratuito diventa presto stretto. Per un’azienda il costo della licenza pesa meno di quello, più difficile da vedere, dell’uso spontaneo dell’AI su account personali senza alcun controllo.

ChatGPT, Claude, Gemini, Copilot e le alternative

ChatGPT non è solo. Claude di Anthropic, Gemini di Google, Microsoft Copilot, Perplexity e i modelli cinesi competono su ragionamento, codice, ricerca e integrazione con gli strumenti aziendali. I numeri pubblicati da OpenAI al lancio di Astra mostrano una competizione serrata più che un primato netto: nelle tabelle dell’azienda Astra supera Claude Fable 5.1 su diversi test di programmazione e uso del computer, mentre Fable 5.1 ottiene un punteggio più alto sull’Artificial Analysis Intelligence Index e su Humanity’s Last Exam con strumenti. Sul fronte del rapporto qualità prezzo, Digitalic ha raccontato come Kimi K3 di Moonshot AI abbia scalato le classifiche di programmazione a metà del costo dei concorrenti americani.

Per orientarsi restano utili il confronto fra ChatGPT, Microsoft Copilot e Google Gemini e la guida alle alternative a ChatGPT. La scelta raramente sarà unica: molte aziende useranno più strumenti, ChatGPT per alcuni flussi, Copilot dentro Microsoft 365, Gemini dentro Workspace, modelli specializzati per codice, ricerca o assistenza clienti. Con l’OpenAI Marketplace, che permette ai clienti enterprise di spendere parte dell’impegno con OpenAI presso 32 partner tra cui Salesforce, ServiceNow, Palo Alto Networks e CrowdStrike, anche il confine commerciale fra piattaforme diventa più sfumato.

Le domande da farsi prima di adottare ChatGPT in azienda

Prima di estendere l’uso di ChatGPT, un’azienda dovrebbe saper rispondere a queste domande.

 

  • Quali reparti lo usano già in modo informale, e con quali account?
  • Quali dati vengono inseriti, e quali dovrebbero restarne fuori?
  • Quali casi d’uso producono un risparmio di tempo misurabile?
  • Quali output devono essere verificati da una persona prima di uscire dall’azienda?
  • Quali attività sono vietate, e come viene comunicato il divieto?
  • Quali applicazioni può collegare ChatGPT, e con quali permessi?
  • Chi autorizza e controlla agenti e dots, e chi risponde delle loro azioni?
  • Quali processi rientrano negli obblighi di trasparenza dell’AI Act, e quali potrebbero entrare nell’alto rischio dal 2027?
  • Chi gestisce policy, formazione e audit?
  • Come si misura il ritorno dell’investimento, oltre al tempo risparmiato?

 

La maturità non consiste nell’avere ChatGPT, ma nel sapere dove non usarlo. L’entusiasmo iniziale porta a provarlo su tutto; la fase adulta comincia quando l’azienda separa sperimentazione, produttività e responsabilità, e assegna a ciascuna regole diverse.

Conclusione

Nel 2022 ChatGPT ha reso accessibile a tutti un modello linguistico; nel 2026 sta provando a rendere accessibile a tutti un collaboratore che agisce. La qualità delle risposte è cresciuta, ma il cambiamento più rilevante fra le due fasi riguarda la posizione del rischio: finché l’AI scriveva, l’errore restava sulla pagina e qualcuno poteva correggerlo prima che producesse effetti; ora che l’AI compila moduli, aggiorna archivi e invia fatture dopo un clic di approvazione, l’errore può diventare un fatto.

Per questo la domanda su cosa può fare ChatGPT, che aveva un senso tecnico, sta diventando una domanda organizzativa. Gli strumenti per rispondere esistono: livelli di ragionamento da scegliere, regole per gli agenti, workspace separati, controlli sui dati, obblighi europei che entrano in vigore per gradi. Mancano, in molte aziende, le persone incaricate di usarli. OpenAI scrive che il software, d’ora in poi, si adatterà alle persone; nelle aziende, per qualche anno, accadrà anche il contrario, e la qualità di quell’adattamento conterà più del nome del prossimo modello.

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FAQ su ChatGPT

Che cos’è ChatGPT?

ChatGPT è l’assistente di intelligenza artificiale generativa di OpenAI. Conversa, risponde a domande, scrive testi, analizza documenti e dati, genera codice e immagini, cerca sul web e, con ChatGPT Work, Codex e i dots, può svolgere attività operative usando applicazioni e file collegati.

Come funziona ChatGPT?

Riceve un’istruzione in linguaggio naturale, la interpreta insieme al contesto della conversazione e agli strumenti disponibili, e genera una risposta. Dal 7 ottobre 2026 la chat usa GPT-6, con un cursore che regola il livello di ragionamento da Instant a Pro, e può rispondere con elementi visivi e interattivi grazie a Intelligent UI.

Cosa può fare ChatGPT?

Produrre e rivedere contenuti, analizzare documenti e dati, scrivere e correggere codice, generare immagini, cercare informazioni con fonti, costruire piccoli strumenti interattivi e, nei piani che lo prevedono, eseguire compiti in autonomia come compilare moduli, preparare report periodici o aggiornare applicazioni aziendali.

Cos’è GPT-6 e che differenza c’è fra Astra, Sol e Luna?

GPT-6 è la sesta generazione di modelli di OpenAI. Astra, presentato il 3 settembre 2026, è il modello di punta per i compiti più complessi; Sol è il modello per il lavoro professionale quotidiano; Luna è il più veloce e leggero, usato nei piani Free e Go. GPT-6.1 Sol, annunciato il 29 settembre, è disponibile in ChatGPT Work e Codex.

ChatGPT è gratis?

Sì, esiste un piano Free con chat testuali illimitate, entro le regole contro gli abusi, e limiti sugli strumenti. Le funzioni avanzate richiedono i piani Go, Plus, Pro, Business o Enterprise; prezzi e limiti vanno verificati sulla pagina ufficiale.

Cosa sono i dots di ChatGPT?

Sono agenti personali sempre attivi, basati su GPT-6 Astra, con un proprio computer nel cloud. Si collegano alle app dell’utente, lavorano anche in background e chiedono approvazione per le azioni sensibili. Sono in distribuzione sui piani Pro e Business Premium nei mercati idonei.

ChatGPT può sbagliare?

Sì. Anche i modelli più recenti producono risposte plausibili ma errate; OpenAI dichiara progressi sulle allucinazioni, ma non la loro eliminazione. Le informazioni importanti vanno sempre verificate, soprattutto in ambito sanitario, legale, finanziario e aziendale.

ChatGPT usa i miei dati per addestrarsi?

Nei piani personali i contenuti possono essere usati per migliorare i modelli, salvo disattivazione nei Data Controls. Nei piani Business, Enterprise, Edu e nell’API OpenAI dichiara di non usarli per l’addestramento per impostazione predefinita.

ChatGPT può essere usato in azienda?

Sì, ma va governato: piano adatto, policy sui dati, formazione, gestione dei permessi di app e agenti, verifica degli output e mappatura dei processi rispetto all’AI Act.

ChatGPT sostituisce Google?

No. Cerca e sintetizza informazioni con fonti, ma genera risposte invece di mostrare pagine; per decisioni importanti le fonti vanno aperte e controllate.

Qual è il rischio principale di ChatGPT?

Fino a ieri era l’errore convincente, una risposta sbagliata scritta bene. Oggi, con gli agenti, si aggiunge l’azione sbagliata eseguita con sicurezza; per questo permessi, approvazioni e responsabilità umane contano quanto la qualità del modello.



ChatGPT cos’è, come funziona e cosa può fare davvero (guida2026) - Ultima modifica: 2026-10-09T09:01:45+00:00 da Francesco Marino

Giornalista esperto di tecnologia, da oltre 20 anni si occupa di innovazione, mondo digitale, hardware, software e social. È stato direttore editoriale della rivista scientifica Newton e ha lavorato per 11 anni al Gruppo Sole 24 Ore. È il fondatore e direttore responsabile di Digitalic

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